Forse non tutti sapranno che uno dei massimi pianisti viventi è, caso credo unico tra i colleghi, anche poeta, saggista, polemista, pittore.
Le conversazioni di questo libro sono raccolte nelle sezioni "Percorsi biografici", "Sulla musica", "Sull'interpretazione", "Sulla scrittura", e chiuse da un breve epilogo.
La parte iniziale e' la piu' sorprendente: la formazione di Brendel è quanto mai frammentaria, svolta praticamente da autodidatta, fra Busoni, il Dada, e due brevi corsi con Edwin Fischer. Ne viene stranamente fuori un musicista attento quant'altri mai al "testo" (ma critico verso i "filologi") moderato in tutto, mai attratto dal "nuovo", dall'estroso, dall'insolito, dall'inaudito ad ogni costo.
I temi delle due corpose parti centrali sono quelli che sarebbe lecito prevedere: Haydn, Mozart, Beethoven, Schubert, Liszt, tra i compositori; Cortot, Fischer e Kempff, tra i pianisti. Comparse reiterate, trattate piu' o meno benevolmente: Furtwängler, Busoni, Schnabel, Rosen. La musica del Novecento ha per forza uno spazio limitato, con Schoenberg,
Ligeti e poco altro.
Temi un po' meno prevedibili: le tentazioni del virtuosismo
(Stravinskij, Liszt, Strauss), gli odi profondi (Rachmaninov, Reger, i due colleghi omofoni Gould e Gulda), l'influsso costante del dadaismo, l'essere mitteleuropeo e suonare mitteleuropeo (e le difficolta' che questo comporta), l'amicizia con Isaiah Berlin, la formazione estetica non-musicale, il kitsch. Molto utile l'indice analitico delle opere citate.
Risultato: ho riesumato la sua integrale delle Sonate beethoveniane in cassetta, e nella lista della spesa metto Haydn.
[Calasso e i suoi fantasiosi compari briganti devono avere un gusto particolare per le citazioni poetiche. Prima "l'ala del turbine intelligente", adesso "il velo dell'ordine" da Novalis: il titolo originale era "Proprio io"].
Alfred Brendel è uno dei massimi pianisti viventi, ammirato e seguito ovunque da un pubblico vasto e compatto. Ed è un pianista che cambia il modo di ascoltare certe opere: il suo Schubert, il suo Beethoven, il suo Haydn, il suo Liszt hanno trasformato la nostra visione di questi sommi compositori. Ma Brendel è anche un acuto saggista, che ha analizzato in numerosi scritti questioni musicologiche ardue e sottili. Entrambi questi aspetti confluiscono ora nel Velo dell’ordine: vivace ricostruzione di come si è formata la sua fisionomia e sensibilità di pianista e al tempo stesso indagine trasversale, minuziosa – ma anche preoccupata di trasmettersi al lettore non tecnico – sulle opere maggiori del suo repertorio.