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Esempio 1
Esempio 1
Alfred Brendel
Il velo dell’ordine 
"Conversazioni con Martin Meyer",
Adelphi 2002, pp. 390, 24 euro
 recensione di Francesco Giannici

Forse  non tutti sapranno che uno dei massimi pianisti viventi è, caso credo unico tra i colleghi, anche poeta, saggista, polemista, pittore.

Le conversazioni di questo libro sono raccolte nelle sezioni "Percorsi biografici", "Sulla musica", "Sull'interpretazione", "Sulla scrittura", e chiuse da un breve epilogo.
 La parte iniziale e' la piu' sorprendente: la formazione di Brendel è quanto mai frammentaria, svolta praticamente da autodidatta, fra Busoni, il Dada, e due brevi corsi con Edwin Fischer. Ne viene stranamente fuori un musicista attento quant'altri mai al "testo" (ma critico verso i "filologi") moderato in tutto, mai attratto dal "nuovo", dall'estroso, dall'insolito, dall'inaudito ad ogni costo.

I temi delle due corpose parti centrali sono quelli che sarebbe lecito prevedere: Haydn, Mozart, Beethoven, Schubert, Liszt, tra i compositori; Cortot, Fischer e Kempff, tra i pianisti. Comparse reiterate, trattate piu' o meno benevolmente: Furtwängler, Busoni, Schnabel, Rosen. La musica del Novecento ha per forza uno spazio limitato, con Schoenberg,
Ligeti e poco altro.

Temi un po' meno prevedibili: le tentazioni del virtuosismo
(Stravinskij, Liszt, Strauss), gli odi profondi (Rachmaninov, Reger, i due colleghi omofoni Gould e Gulda), l'influsso costante del dadaismo, l'essere mitteleuropeo e suonare mitteleuropeo (e le difficolta' che questo comporta), l'amicizia con Isaiah Berlin, la formazione estetica non-musicale, il kitsch. Molto utile l'indice analitico delle opere citate.

Risultato: ho riesumato la sua integrale delle Sonate beethoveniane in cassetta, e nella lista della spesa metto Haydn.

[Calasso e i suoi fantasiosi compari briganti devono avere un gusto particolare per le citazioni poetiche. Prima "l'ala del turbine intelligente", adesso "il velo dell'ordine" da Novalis: il titolo originale era "Proprio io"].

dal 5 gen. 2003
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Su temi musicali vedi anche la recensione al libro di Alessandro Baricco, L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin
Alfred Brendel è uno dei massimi pianisti viventi, ammirato e seguito ovunque da un pubblico vasto e compatto. Ed è un pianista che cambia il modo di ascoltare certe opere: il suo Schubert, il suo Beethoven, il suo Haydn, il suo Liszt hanno trasformato la nostra visione di questi sommi compositori. Ma Brendel è anche un acuto saggista, che ha analizzato in numerosi scritti questioni musicologiche ardue e sottili. Entrambi questi aspetti confluiscono ora nel Velo dell’ordine: vivace ricostruzione di come si è formata la sua fisionomia e sensibilità di pianista e al tempo stesso indagine trasversale, minuziosa – ma anche preoccupata di trasmettersi al lettore non tecnico – sulle opere maggiori del suo repertorio.
Formula difficile, insieme idiosincratica e onniavvolgente, che tuttavia questo libro applica in maniera felice e quanto mai utile, giacché gli appassionati troveranno qui argomentate ed esplicitate le ragioni delle scelte di Brendel e un nuovo tracciato attraverso il paesaggio folto e fascinoso della letteratura pianistica.
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