Emily Brontë - Cime tempestose 
   Sinossi e commenti   



 Romanzo di Emily Brontë pubblicato nel 1847


La storia è raccontata da due narratori: Lockwood e la signora Nelly Dean, serva prolissa. I dialoghi si aprono nel 1801. Un lungo flashback della signora Dean ci riporta indietro di quarant’anni all'arrivo di Heathcliff a “Wuthering Heights” (Cime tempestose). L’epilogo ha luogo nel 1802.  

“Cime Tempestose” sono le terre situate alla sommità di un colle spazzato dal vento del nord (e l’elemento atmosferico - come la pioggia perenne nella Los Angeles di “Blade Runner”- gioca qui un ruolo fondamentale suggerendo come non mai lo “stato d’animo” non solo dei personaggi ma la “temperatura” dell’intera vicenda). La famiglia Earnshaw vi viveva felice a “Wuthering Heights”, fino a che nel 1771, il sig. Earnshaw adotta un trovatello di 6 anni, Heathcliff. Quest'ultimo attirerà la disgrazia su questa famiglia. Fin dall'inizio, Hindley, il figlio di Earnshaw prova un odio profondo per quest'intruso. Alla morte del suo vecchio benefattore, Heathcliff deve subire il rancore di Hindley, diventato padrone della proprietà.

Umiliato per la sua condizione subalterna, Heathcliff, che tuttavia ama Catherine, la sorella di Hindley, giura di vendicarsi. La sua furia è decuplicata quando Cathy, dal temperamento focoso come il suo e di cui egli è innamorato pazzo, sposa il ricco Edgar Linton. 
Heathcliff giura di distruggere le due famiglie che lo hanno fatto così tanto soffrire. 


Esempio 1
Emily Brontë
Vedi anche sulle sorelle Brontë questa monografia disponibile su Amazon.

May Sinclair  
Le tre Brontë 
Liquori, Napoli 2000
dal 25 febbraio 2004
Heathcliff, figlio di ignoti, è stato allevato da Earnshaw. Alla sua morte, il figlio Hindley tormenta Heathcliff che trova conforto in Catherine, sorella di Hindley, di cui si innamora. Rifiutato dalla ragazza, fugge. Tornato dopo tre anni, trova Catherine sposata a Edgar Linton di cui sposa la sorella che, per vendicarsi, maltratta. Catherine intanto muore, tormentata dal rinato amore per Heathcliff, dopo aver avuto una bambina. La rabbia di Heathcliff si scatena anche contro Hareton, il figlio di Hindley, ormai ridotto in suo potere. Heathcliff muore distrutto dal suo stesso odio. Infine la figlia di Catherine, Cathy, e Hareton potranno vivere felicemente insieme. .
Esempio di un modo nuovo di fare biografie, questa monografia delle Brontë che l'autrice scrive nel 1912 insegue e tesse un effetto: "un effetto di unità, di consonanza, di profonda e tragica armonia", che è dettato innanzitutto dal luogo biografico, un angolo dello Yorkshire, che agisce sulle Bronte con la fatalità di un destino poetico. May Sinclair coglie tutta la novità delle Bronte: la nascita di una mistica della passione femminile; la forte coscienza della diseguaglianza dei sessi presente con tutto il suo carico di dolore nei romanzi di Charlotte, ma che non manca neppure in quelli di Anne; la prosa superba di Emily rispetto alle insufficienze della vita. 

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La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line
"What do they know of heaven or hell, Cathy, who know nothing of life ?"

da Wuthering Heights (1939) regia di William Wyler con Merle Oberon (Cathy Linton), Laurence Olivier (Heathcliff), David Niven (Edgar Linton)
Intanto Cathy muore dando alla luce una bimba chiamata, anche lei, Catherine. 

Heathcliff mette allora in atto una vendetta demoniaca. Sposa Isabelle, la sorella di Edgar, che non ama, al solo scopo di impadronirsi della fortuna dei Linton. Eserciterà in seguito la sua vendetta su Hindley, fratello di Catherine, su Linton suo figlio e su Catherine, la figlia della sempre amata Cathy.

Così vendicato, Heathcliff, prima di morire, acconsente che sua nuora Catherine ed Hareton, il figlio di Hindley, possano amarsi. L'unione degli eredi sopravvissuti degli Earnshaw e dei Linton riporterà la pace a “CimeTempestose”?  

Romanzo che come Jane Eyre della sorella Charlotte coniuga analisi psicologica e critica sociale (le classi sociali e i loro oneri e divieti sono all’origine della tragedia non meno della tirannia dei sentimenti) si distingue per l’inusitata rappresentazione dell’ urto degli odi e degli amori, e per quel senso di cupo destino che incombe sui protagonisti, mai come in questo libro così agìti da una fatale predestinazione cui essi non sembra possano sfuggire. Tutta l’atmosfera del libro si giova dello spirito raggelante e cupo, senza scampo, di una tragedia greca, ma in una ambientazione da saga nordica. Imbarazza e al contempo cattura morbosamente il suo fosco lirismo sentimentale.
Questo libro è una tappa memorabile della narrativa femminile di tutti i tempi.





«Forse la più bella e la più folle, violenta, storia d'amore... Poiché il destino volle che Emily Brontë, ancorché bella, ignorasse del tutto l'amore, volle anche che ella avesse della passione amorosa una concezione angosciosa, una concezione che non raccorda l’amore alla luminosità, ma ad una buia e sorda violenza, alla morte. Forse uno dei libri di letteratura più belli di tutti i tempi».
Georges Bataille



«Wuthering Heights è un grande libro, non soltanto perché le passioni vi sono intense, ma anche perché queste passioni recano la grave impronta della memoria, torva e tragica, di tutti coloro che, durante le generazioni, hanno abitato gli stessi luoghi ed hanno portato il pesante fardello delle sofferenze delle morti. È un grande libro perché il romanticismo vi emerge in spazi di una immensità serena e si manifesta in vaste forme primitive e grandiose, sdegnose di ogni ornamento frivolo ».
John Cowper Powys 

«La filosofia, se così vuol chiamarsi, che s’incarna in Wuthering Heights che tutto il creato, animato o inanimato, fisico e psichico, è espressione di certi vivi principi spirituali: da un lato quel che può definirsi il principio della tempesta - l’aspro, lo spietato, il selvaggio, il dinamico - dall’altro il principio della calma - il dolce, il demente, il passivo, il mansueto. I due principi sono in contrasto, e insieme compongono un’armonia. Così osserva David Cecil (Early Victorian Novelists, Londra 1934), e può aggiungersi che a questo modo la concezione della vita di Emily Brontë appare straordinariamente vicina a quella di William Blake, l’unico artista inglese, anch’egli un isolato, a cui la Brontë, che forse non ne seppe neanche il nome, rassomiglia. La tigre-l’agnello: quel contrasto che è il motivo centrale del Blake lo è della Brontë. Ancora: la vita degli uomini e quella della natura sono per lei sullo stesso piano; un uomo irato e un cielo irato non sono simili metaforicamente, ma essenzialmente, manifestaazioni d’un’unica realtà spirituale. Ai personaggi della Brontë è applicabile l’ordinaria antitesi tra bene e male. Essi non cercano di por freno alle loro passioni devastatrici, non si pentono dei loro atti di distruzione; ma siccome quegli atti e quelle passioni non sgorgano da impulsi di natura distruttiva, bensì da impulsi che son distruttivi solo perché stornati dal loro corso naturale, essi non sono " cattivi ". Inoltre la loro ferocia e la loro spietatezza hanno, nel loro àmbito naturale, una parte da rappresentare nel disegno del cosmo, e come tali devono accettarsi. Il punto di vista di Emily Brontë non è immorale, ma premorale. Sicché il conflitto a cui assistiamo nel suo libro non è quello consueto dei romanzi vittoriani, tra bene e male; è piuttosto un contrasto tra simile e dissimile. Se non si tien presente questo sostrato filosofico della Brontë, se invece di pensare all’ " enantiotropia" di un Eraclito, pensiamo all’imperativo categorico di Kant, l’amore di Catherine, tra l’altro, diventa incomprensibile, ché, a giudicarlo coi canoni ordinari, il lettore non intende che cosa la nonna trovi d’attraente in Heathcliff, né perché il marito di lei non dovrebbe prendere offesa della sua passione per costui. In verità il sesso ha poco a che fare coi personaggi della Brontë: l’amore di Catherine è esente da sensualità come la forza che attrae la marea alla luna, il ferro alla calamita, e non ha più tenerezza che fosse odio A quell’amore par si addica il nome di « ira » che i nostri antichi davano all’ardore dell’appetito: " destandos’ira la qual manda foro " (Guido Cavalcanti, canzone " Donna mi prega "). 
Ira e umiltà, tigre e agnello: ecco i termini del cosmo della Brontë. Da un lato Wuthering Heights, la terra della tempesta, su nell’arida brughiera, nuda all’assalto degli elementi, naturale dimora della famiglia Earnshaw, indomiti figli della tempesta. Dall’altro, protetta dalla frondosa valle sottostante, Thrushcross Grange, l’appropriata dimora dei figli della calma, i gentili, passivi, timidi Linton (il paesaggio, piuttosto che direttamente descritto, è costantemente presente nelle parole, nelle allusioni dei personaggi; cosi la Brontë ha compiuto il miracolo del massimo effetto di scenario col minimo dei mezzi). Ciascuno di quei due gruppi, seguendo la sua natura nella sua sfera, cospira a comporre un armonia cosmica. È la distruzione (a opera di Heathcliff) e la restaurazione di quest’armonia che, secondo l’analisi del Cecil che abbiamo seguita, forma il tema del racconto. Che è molto complesso: c’è infatti una seconda generazione in cui la netta distinzione tra i figli della tempesta e i figli della calma s’è smussata; essi partecipano d’entrambe le nature; ma con questa differenza, che Hareton (figlio di Hindley Earnshaw) e Catherine (cioè la seconda Catherine, o Cathy, la figlia di Catherine Earnshaw e di Edgar Linton) sono figli dell’amore, e così combinano le qualità positive dei loro genitori, la gentilezza e la costanza della calma, la forza e il coraggio della tempesta; Linton invece (il figlio di Isabella e di Heathcliff) è figlio dell’odio, e combina le qualità negative dei propri genitori: la viltà e la debolezza della calma, la crudeltà e la spietatezza della tempesta. Tale lo schema del romanzo, logico come il profilo d’una fuga musicale, per adoperare la felice similitudine del Cecil: schema da poema epico e da tragedia più che da romanzo.

Forse Chesterton ha toccato la nota giusta quando ha detto (in The Victorian Age in Literature): « Wuthering Heights avrebbe potuto essere scritto da un’aquila ». Sta sospeso così tra cielo e terra, più vicino al cielo che alla terra: romanzo meteorico. Solido e reale, a patto che s’interpretino le passioni degli uomini alla stessa stregua dei fenomeni della natura. Romanzo che fa razza a sé, quasi unico monumento sopravvissuto d’una specie d’uomini-grifoni affatto scomparsa. A voler a tutti i costi riconnettere Emily Brontë con qualcuno, si può pensare allo Shakespeare di Re Lear, e, come ho detto, al Blake. In certi americani (Faulkner, il Faulkner di The Sound and the Fury, O’ Neill, Robert Penn Warren di World enough and Time) si può scorgere un tentativo di creare una tradizione bronteana, ma su un livello compromesso da troppi elementi torbidi e morbosi. Invece, nel romanzo della Brontë, con tutto che sia cupo, nulla v’è di morboso. La sua atmosfera, come ha notato Cecil, spira una salute selvaggia, esilarante: " Una pura, chiara luce di mattino l’irradia, un vento pungente imbevuto di neve vergine soffia nelle sue pagine; e benché le passioni che descrive sian violente, non v’è in esse nulla di febbricoso, di afoso; il loro calore è il calor bianco d’una fiamma vestale purificatrice" ».
Mario Praz





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pagina a cura di Alfio Squillaci
CIME TEMPESTOSE [Wuthering Heights]. Romanzo della scrittrice inglese Emily Brontë (1818-1848), pubblicato nel 1847 con lo pseudonimo di Ellis Bell. L'aggettivo "wuthering" del titolo è variante regionale della parola d'origine dialettale scozzese "wither", sostantivo e verbo. Esso denota il tumulto atmosferico al quale la casa 
del protagonista si trova esposta durante il maltempo. Il romanzo è narrato in prima persona da un viaggiatore, Lockwood, a cui la vicenda è stata riferita dalla governante Nelly Dean.  
Heathcliff uno zingaro trovatello, è raccolto dal signor Earnshaw che, nella sua casa, in campagna, lo alleva come uno dei propri figli. Dopo la morte del vecchio Earnshaw, suo figlio Hindley, carattere gretto e inconcludente, opprime il giovane Heathcliff, che ha sempre odiato. Questi trova invece comprensione nella figlia di Earnshaw, Catherine della quale s’innamora con tutto lo slancio della sua natura passionale e violenta. Ma un giorno Heathcliff ode Catherine affermare che non si sarebbe  mai abbassata a sposarlo, e, profondamente colpito nel suo selvaggio orgoglio, lascia la casa. Torna dopo tre anni, arricchito; Catherine nel frattempo ha sposato un uomo insignificante,  Edgar Linton; anche il fratello di lei, Hindley, si è ammogliato, e ora accoglie volentieri 
Heathcliff che ha del denaro. Questi viene adesso per la vendetta; un violento e cupo amore lo lega a Catherine, la quale ne è travolta come da una malìa che finirà con l'ucciderla. 
Quando le nascerà una figlia, Cathy. Frattanto Heathcliff ha sposato Isabella, sorella di Edgar Linton, senza amarla, e la maltratta crudelmente; tiene sotto il proprio dominio Hindley e suo figlio Hareton, lasciando quest'ultimo incolto e selvatico per vendicarsi dei maltrattamenti che Hindley aveva inflitto a lui stesso quando era bambino; poi, morto Edgar, attrae in casa propria
 Cathy e la costringe a sposare suo figlio, malaticcio e ripugnante, col segreto progetto diarrivare infine a impossessarsi dei beni dei Linton. Dopo la morte del figlio di Heathcliff, la giovane vedova Cathy si affeziona a Hareton e ne cura l'educazione. Ormai il temperamento di Heathcliff è esausto: egli desidera solo la morte che lo riunirà a Catherine. Fallito il tentativo di distruggere le casate degli Earnshaw e 
dei Linton, alla sua morte Hareton e Cathy potranno sposarsi unificando le due casate.
È questa una delle opere più strane e affascinanti della letteratura inglese. Vissuta con due sorelle anch'esse scrittrici, in una regione desolata e selvaggia di brughiere battute dal vento, dove il padre doveva risiedere per il suo ministero ecclesiastico e da dove l'unico fratello si allontanò per vivere un'esistenza di spostato, Emily conobbe ben poco della vita, e quel poco fu quasi soltanto il lato doloroso. La profonda comunione con la natura, rappresentata per lei dalla brughiera deserta, le insegnò una morale eroica che le permise di accettare e amare la sua vita, senza essere incoraggiata da altre gioie se non quelle che seppe cavare dal proprio spirito. Il romanzo è, dunque, l'opera di una giovane donna che trasse unicamente da sé medesima l'ispirazione: sta sopra un piano poetico dove si alternano ingenuità e straordinarie intuizioni, e che va giudicato più come poesia che come romanzo. Così l'analisi dell'animo di Heathcliff, uomo fatale, è ingenua, specie in taluni aspetti di eccessiva malvagità; ma nello stesso tempo il personaggio ha potente rilievo e verità poetica, perché la scrittrice lo conosce e lo vive così intimamente come si conoscono e si vivono soltanto le creature dei nostri sogni. Da questa mescolanza d'ingenuità e di acutezza intuitiva deriva il duplice aspetto di mondo immaginario, stregato, e di sorprendente verità, che fa del libro opera fantastica e umana a un tempo. Concepito nel più acceso spirito romantico, il libro ha una così profonda interiorità, anche nel contatto con la selvaggia natura in cui l'azione si svolge, che precorre alcune delle più compiute manifestazioni del romanzo inglese post-vittoriano. Varie tradd., fra cui quella di A. Meo (Torino, 1962). S.R. 
Dal "Dizionario delle Opere e dei personaggi della Bompiani". 
«Si pensi alle parole di Cathy in un passo giustamente celebre di Cime tempestose: " I miei più grandi dolori in questo mondo sono stati i dolori di Heathcliff; io li ho scrutati, e sentiti tutti uno per uno, sin dal principio: nella mia vita il più gran pensiero è lui. Se tutti gli altri perissero e lui restasse, anch’io continuerei ad esistere: e se tutti gli altri restassero e lui fosse annichilito, l’universo mi rimarrebbe totalmente estraneo. Il mio amore per Linton è come il fogliame nei boschi: il tempo lo muterà, lo sento bene, come l’inverno cambia le chiome degli alberi: il mio amore per Heathcliff rassomiglia alle rocce eterne sotto terra: una sorgente che dà poca gioia visibile ma necessaria. Nelly, io sono Heathcliff ! Egli è sempre, come nella mia mente: non come gioia, come io sono una gioia per me stessa, ma come il mio stesso essere". La passione erotica è, precisamente, questa perdita non della vita, dell’onore, o della virtù, ma del principio stesso d’identità. La passione è fusione. Dopo queste parole, non è più importante se Cathy sceglie di sposarsi con un altro; quell’atto istituzionale e pubblico è completamente secondario rispetto al rapporto passionale che la unisce a Heathcliff. Cime tempestose non contempla la prospettiva sociale del matrimonio, che esiste in quasi tutti i romanzi sentimentali. Al contrario, la passione è radicalmente anti-istituzionale. Paragonabile solo all’amore che si deve approvare per la Divinità, amore che si esprime come assoluto perché è in rapporto con un assoluto, la passione di Cathy per Heathcliff è “blasfema”. L’intensità del romanzo della Brontë si fonda su questo assoluto passionale che evoca quello religioso. La passione assoluta è tragica, giacché non c’è possibilità di ricomposizione istituzionale, domestica o sociale dell’amore. Sulla passione non si costruisce un futuro, come lo si costruisce sull’amore quando vince gli ostacoli. La passione non vuole né il matrimonio, né il possesso fisico del proprio oggetto: questo desiderio, che pure esiste, è secondario rispetto all’assoluto. Nella passione non c’è felicità ma fusione o, come nel Werther, morte».

Beatriz Sarlo 
Il romanzo sentimentale, 1700 – 2000
Ne Il Romanzo, vol II, Le forme
Einaudi , Torino 2002

***

« Il “segreto” di Cathy è blasfemo, e il segreto di Emily Brontë, nel romanzo, è la terrificante eresia ormai comune nel mondo moderno: la redenzione, se pure è possibile, risiede nel desiderio personale, nel potere dell’immaginazione, nell’amore. Nessun altro paradiso è più sufficiente. Facendo eco alle parole di Cathy , Heathcliff dice, più oltre nel romanzo: “ho quasi raggiunto il mio paradiso, e quello degli altri non ha per me il minimo valore e interesse!”».

Robert M. Polhemus, Erotic Faith: Being in Love from Jane Austen to D. H. Lawrence. xii, 364, Chicago UP, 1990
<<< Vedi di questo libro la Table of Contents.

​***

«Cime tempestose passa a ragione per uno dei più bei romanzi d'amore; ma frusta le commozioni sollecitate in genere dalle narrazioni sentimentali, tanto ambigui appaiono i sentimenti e tormentate le relazioni: opera di passioni scomode e violente, è leggibile come romanzo d'amore ma anche, se non di più, come romanzo di odio». 

Clotilde Bertoni e Masimo Fusillo
Tematica romanzesca o topoi letterari di lunga durata?
Ne Il Romanzo, vol IV, Temi, Luoghi, Eroi. Einaudi , Torino 2002



Si segnala anche lo studio di Georges Bataille, La letteratura e il male, SE, Milano 1990.
In questa raccolta di saggi dedicati a otto grandi scrittori (Emily Brontë, Baudelaire, Michelet, Blake, Sade, Proust, Kafka e Genet), il celebre autore de "L'erotismo" offre una nuova, originale meditazione sulla letteratura.  

«Ci rimane adesso di parlare di Emily, l’ardente, la geniale, l’indimenticabile, l’immortale Emily. Essa non scrisse che pochi versi, brevi liriche aspre, ferite, alla cui malia non si sfugge. E un romanzo. Wuthering Heights, un romanzo come non se non sono mai scritti prima, come non saranno mai scritti dopo. Lo si è voluto paragonare al King Lear. Ma veramente, non a Shakespeare fa pensare Emily, ma a Freud; un Freud che alla propria spregiudicatezza e al proprio tragico disinganno unisse le più alte, le più pure doti artistiche. Si tratta di una fosca vicenda di odi, di sadismo e di represse passioni, narrate con un stile teso e corrusco spirante, fra i tragici fatti, una selvaggia purezza. Il romanzo romantico se mi consente il bisticcio, ha qui raggiunto il proprio zenith».

Giuseppe Tomasi di Lampedusa


<<< Vedi anche Jane Eyre di Charlotte Brontë. In questo sito.

<<< Vedi un profilo delle sorelle Brontë. In questo sito.

<<< Leggi il saggio di Simonetta Caminiti: “Cime tempestose” e il cinema: In questo sito.