Esempio 1
Charles Bukowski è nato ad Andernach, in Germania, nel 1920 ma è vissuto in America dall'età di tre anni fino alla morte, avvenuta nel marzo del 1994 a San Pedro, in California. Ha pubblicato giovanissimo il suo primo racconto, ma è rimasto a lungo nell’ombra, ai margini della cultura ufficiale, anche per il suo stile di vita disordinato e ribelle. Negli anni settanta diventa un autore di culto, soprattutto in Europa, apprezzato come l’esponente più autentico e originale di quella vena letteraria corrosiva e anticonformista inaugurata da Henry Miller e dalla cultura beat.

 Charles Bukowski,  Musica per organi caldi - Feltrinelli, Milano 2003

Appena completato l’ultimo rigo di questo libro, una volta alzati gli occhi dalla pagina non si può tornare a guardare “la gente” con gli stessi occhi di prima. Perché Bukowski ci introduce in un universo underground parallelo al nostro, che si innerva nella nostra quotidianità con le sue leggi e i suoi protagonisti, in cui si agitano misogini, pittori, assassini, poeti, stupratori, disoccupati senza ideali, asociali con velleità artistiche, inetti beoni che si lasciano scorrere addosso la vita, e in cui ognuno galleggia nella propria isola senza mai riuscire a gettare un ponte fra sé e gli altri.
Questo mondo (di cui lo stesso autore fa parte) può generare diverse reazioni: disgusto, riprovazione morale, amore fraterno, sensi di colpa, semplice interesse antropologico, ma in ogni caso Bukowski ha il grande merito di gettare un raggio di luce su una porzione di umanità che vive un’esistenza buia, dura, fatta di piccoli gesti quotidiani e di meschina accettazione. E in questi 35 racconti sviscera tutta una gamma di umanità che con le sue mille sfumature può darci contemporaneamente tutte queste sensazioni, a seconda del nostro background emotivo e culturale, e della nostra disponibilità ad accettare le debolezze di questi “eroi” come umane, e quindi per nulla anormali. Se da un lato, infatti, colpisce e quasi irrita la perfetta immobilità di tutti i personaggi, la cui unica preoccupazione sembra quella di procurarsi in qualche modo i soldi per l’affitto e per il bere (unico rimedio alla durezza della vita), dall’altro non si può non provare tenerezza per dei fratelli che non hanno la forza di rialzarsi dal baratro in cui si sono cacciati (con le proprie mani o per casualità), e rimestano le proprie vite cercando di tacitare la loro anima che urla, richiedendo una vita che valga la pena di essere vissuta. Per zittirla, quindi, si rinchiudono in una corazza fatta di estrema solitudine, a volte spezzata dal piacere che può dare la compagnia d’un altro compagno di disavventure e da fugaci incontri in cui il sesso si mostra solo come merce di scambio, o al più una momentanea sospensione del dolore. Anche l’amicizia non esiste, poiché non esiste comprensione reciproca. Tutto questo non fa che aumentare la percezione del distacco tra i due mondi, quello “normale”, fatto di lavoro, di progressione, di speranza e di amore, e questo “anomalo”, asfissiante nella sua immutabilità, sciatto, cinico, dove il pensare al domani è un lusso per i sognatori, o per i folli.
Una lettura piacevolmente scandalosa (come sempre in Bukowski), che senza manifestarlo esplicitamente getta in noi il seme del dubbio sul valore dato allo scorrere della vita, sulla nostra capacità di essere solidali, sulla cosiddetta “normalità”.

Ilario D’Amato








scheda pubblicata per l'edizione del 1984)
scheda di Carboni, G., L'Indice 1985, n. 2

"Erezioni, eiaculazioni, esibizioni e racconti vari di ordinaria follia", diligentemente annotati nel "Taccuino di un vecchio sporcaccione". I titoli delle opere che hanno reso Bukowski quasi noto fuori dai confini del mondo letterario underground californiano e, anche grazie al film di Ferreri, un caso letterario in Italia dicono già tutto. Questa "Musica per organi caldi", ma il titolo originale "Hot Water Music" ammicca in modo più evidente al jazz, alla musica classica e al sesso, è poi la solita musica. Un narratore che si vuole ostentatamente autobiografico, e in cui con un po' di generosità si potrebbe leggere il distacco dell'ironia, ci porta a spasso tra i bar e le strade di una Los Angeles povera, tra mille incontri umani sempre diversi e sempre uguali. Una vita di bohème senza sentimentalità n‚ fascino romantico in cui l'artista non è poi diverso dagli altri barboni se non per una sorta di cinica autocoscienza. Una vita ritmata su un ciclo regolare di birra, sesso, vomito, mal di testa mattutino, birra e così via, illuminata da qualche unghiata al mondo letterario e alle sue pretese e da alcuni racconti in cui il falso realismo dello stile colloquiale si apre in pieno al grottesco e al surreale. Un libro che non deluderà gli ammiratori di Bukowski e forse raccoglierà qualche nuovo adepto. 

Charles Bukowski
Bukowski il ribelle, lo sboccato, il vagabondo, incapace di controllo e misura, che passa il suo tempo alle corse dei cavalli con la bottiglia in mano; Bukowski l'aggressivo, l'ingrato, che offende e schernisce il pubblico durante gli incontri di lettura, che perde i posti di lavoro, che tradisce chi lo ama e chi lui stesso ha amato; ma anche il Bukowski più intimo e timido, il ragazzo infelice e l'adulto geloso e insicuro, capace d'instancabile affetto nei confronti della figlia Marina. Il libro di Sounes, oltre a tracciare un profilo autentico di un grande outsider della letteratura contemporanea, s'impone come testo per la comprensione della sua opera, in cui la vicenda personale diventa racconto. 

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