Andrea Camilleri - La concessione del telefono -  Sellerio, Palermo, 1998, pp.252.

Inoltrare una semplice domanda per la concessione del telefono e trovarsi pigliato a mezzo tra lo Stato e la mafia. Questa è l'intricata avventura (che fuor di metafora può capitare ai due terzi dei siciliani) occorsa all'impolitico e debosciato Filippo Genuardi, nel 1891, nella Vigàta di Montalbano (ma cento anni prima di lui), in una Sicilia  delirante, esilarante, fantasiosamente reale e diremmo eterna. In questo romanzetto Camilleri dà il meglio di sé anche sul piano tecnico: eliminando la voce narrante onnisciente e costruendo la narrazione in "soggettiva" attraverso la semplice repertazione di lettere, rapporti burocratici, brani di giornale e puri dialoghi teatrali. I "punti di vista" della narrazione vengono così moltiplicati e i personaggi si autonarrano. Su tutto si stende la consueta macaronea siciliana intrecciata ad un manierato e godibilissimo italiano burocratico. Camilleri si conferma scrittore vigoroso, sapiente regista di eventi, maestro di stile.
Alfio Squillaci

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Andrea  Camilleri - Un mese con Montalbano - Mondadori, Milano, 1998, pp.415.


L'ultima (1998) fatica del "fenomeno" Camilleri è questa raccolta di trenta racconti, uno al giorno per un mese tutto in compagnia del pantagruelico e cogitativo commissario siciliano. Si discute, tra lettori, su quale forma - se il romanzo o il racconto - sia più congeniale allo scrittore di Porto Empedocle. In genere il racconto breve, per via degli spazi stretti, o dipinge un'atmosfera o sbozza rapidamente un personaggio (il cammeo), ma si risolve sempre, sul piano redazionale, in una "trovata". Qui la trovata è data per statuto: l'inchiesta commissariale, il giallo. L'enigma non fa in tempo ad articolarsi che già si scioglie. Una sciarada narrativa, un piccolo pezzo di bravura che rende la misura breve davvero varia e gradevole di contro alle lungaggini strutturali del romanzo.
Due elementi risaltano con evidenza alla lettura di quest'opera come di tutte quelle di Camilleri: il personaggio di Montalbano e l'uso del dialetto siciliano. Montalbano è davvero memorabile: raziocinante come un filosofo greco, colto e raffinato come un sibarita, carne e spirito, "panza" e cervello si agitano in lui con la stessa cogenza. 
Il dialetto siciliano messogli in bocca è esornativo, un puro, e però funzionalissimo ornamento estetico, ossia non obbediente a necessità mimetiche e strettamente narrative (com'è in Verga, per intenderci), e che avrebbe richiesto anche la deformazione della sintassi. Un orpello di cui a cose fatte difficilmente  si potrebbe fare a meno, perché è un elemento primario d'impaesamento  - direbbe Ortega Y Gasset studioso del romanzo - nelle storie e nel mondo di Vigata, il fantasioso toponimo di una realissima contrada siciliana.
Quando storie, stile, lingua, atmosfere, ma anche sano intrattenimento, s'intrecciano magistralmente come in questi racconti, non possiamo che dire «Chapeau bas!», siamo davanti ad un vero autore. A molti lettori ciò non è sfuggito, una volta tanto.

Alfio Squillaci

dal 21 sett.2001
Un giudizio di Vittorio Spinazzola
Camilleri ha compiuto un'operazione insolita e coraggiosa: di fronte alla pervasività dell'anglo-italiano ha scelto il dialetto siciliano, riuscendo a farlo digerire grazie alla vena comica. Inventando il commissario Montalbano, ha creato un personaggio memorabile, capace di imprimersi nella memoria dei lettori e di catalizzare l'interesse del pubblico, facendogli accogliere un linguaggio tutt'altro che accessibile. Camilleri significa anche la riscoperta dell'Italia, in quel suo aspetto tipico che è il mito della 
sicilianità, assolutamente costitutivo dell'unità nazionale.
"Corriere della Sera" del 22.12.2001
Esempio 1
"Nell'estate del 1995 trovai, tra vecchie carte di casa, un decreto ministeriale (che riproduco nel romanzo) per la concessione di una linea telefonica privata. Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocratico-amministrativi da farmi venir subito voglia di scriverci sopra una storia di fantasia (l'ho terminata nel marzo del 1997). La concessione risale al 1892... Nei limiti del possibile, essendo questa storia esattamente datata, ho fedelmente citato ministri, alti funzionari dello stato e rivoluzionari col loro vero nome (e anche gli avvenimenti di cui furono protagonisti sono autentici). Tutti gli altri nomi e gli altri fatti sono invece inventati di sana pianta." A. C. 
 
 

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«In Sicilia più che altrove è arduo discriminare moti di umanità autentica e motivi di disumanità mascherata. Nello stato di crisi perenne in cui versano tutti i rapporti dell'io con gli altri e   con se stesso, unica legge di comportamento universale è la doppiezza: mai confidare, neanche alla propria cosceinza, ciò che si pensa, si fa e si vuole davvero. Così, le apparenze più grandiose celano le  realtà più meschine; le proclamazioni di idealità più pure hanno un rovescio di filisteismo spregevole. La finzione è non solo necessità ma istinto e assieme arte di vita».

Vittorio Spinazzola, Il romanzo antistorico,  Editori Riuniti, Roma 1990, pag. 18
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line
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