Luciano Canfora, La natura del potere,  Laterza,  Bari 2009  


Antico e nuovo sembrano le facce d'una sola medaglia per l'autore barese, docente di Filologia classica, che ritorna da qualche tempo a definire il senso della politica e a scandagliare il fondo della democrazia, concepita idealmente come condizione preferenziale tra tutte le forme di governo, ma in realtà mai sostanzialmente praticata con il pieno consenso e l'appoggio popolare.
Il discorso su tale argomento si dipana lentamente, muove dal presupposto di indagini suffragate dai classici e giunge al tempo corrente in cui tutti i nodi sembrano venire al pettine: consenso, rappresentanza, suffragio universale appaiono svuotati del loro intrinseco significato e adoperati solo come mascherature di intendimenti opposti alla vera democrazia. È   come se si fosse invertito il senso delle usuali definizioni  e se ora la partita al potere si combattesse non più a viso aperto, con il concorso di schieramenti partitici e sfide trasparenti, ma dietro “quinte di teatro” mobili e suscettibili di qualunque sorpresa. Quello che un tempo era il contrasto di alternanza tra conservazione e cambiamento, ora appare sfocato e demotivato,   senza convincenti chances.     Ad esso si è sostituita una frenetica corsa alla delegittimazione come se ai novelli politici importasse di più apparire efficienti, dinamici, autorevoli, onnipresenti che essere responsabili, preparati, prudenti e determinati nelle giuste scelte.
Si assiste ad una sorta di trasformismo nel quale viene a mancare proprio il convincimento di ciò che è bene per la comunità e di ciò che non lo è. Si procede alla cieca, scegliendo primieramente ciò che è utile al momento dai gruppuscoli  privati che sono quelli più attivi verso un qualunquismo di maniera nella politica del presente. Ma è stato sempre così? Nonostante le profonde differenze dei tempi storici, sulla scorta delle testimonianze delle fonti classiche, il disegno che il potere politico ha tracciato non è stato mai uniforme, ma altalenante, a seconda che protagonisti, circostanze, opportunismi vari abbiano di volta in volta influenzato l'opinione pubblica. La mediazione tentata dalla classe degli intellettuali ha spesso fallito il suo compito, si pensi a Seneca al tempo di Nerone, o a Gramsci, nel periodo del fascismo.  E poi si sa che le masse popolari sono sempre in balia di umori temporanei ed occasionali. A fare la differenza dovrebbe esserci una vera e propria scuola d'educazione alla politica, pura utopia, ancora più grande di qualunque altra che i filosofi potessero concepire. Alla scuola del realismo politico  d'un Tucidide per i Greci, d'un Polibio per i Romani, attinsero molti autorevoli esponenti del mondo passato, ma il loro pensiero,  lungi dal realizzare pratici effetti nel modo di condurre la cosa pubblica, fu più che altro lucido specchio di tentativi non sempre di facile soluzione. Nessuna età è esente da pecche nell'esercizio del potere, neppure quella dominata da personalità di spicco, a partire da Pericle fino a Cesare, Ottaviano, Napoleone, Lenin, comprendendo in questa rosa di nomi sia i potenti “armati” che “disarmati”. Ben a ragione Machiavelli poteva dire, nel suo celebre trattato, utilizzando la metafora plutarchea,   della  necessità per il politico  di essere “volpe e Lione”. Bisogna riconoscere, come ribadiva Max Weber,  nel 1919, in una sua celebre conferenza, La scienza come professione, la politica come professione che “ogni stato è fondato sulla forza”, nel senso che se accontenta una parte dei suoi sostenitori, scontenta altre parti,  più o meno numerose, perché altrimenti sarebbe anarchia.

Circola in tutto il saggio il profondo scetticismo di Canfora che spesso sottolinea, facendo riferimento ora ad Epicuro, ora a Lucrezio, la delusione dell'imperium, dal momento che il valore più alto per una comunità civile è la libertà di parola, di azione e di pensiero. Oggi più che mai tale libertà risulta impraticabile, minata com'è innanzi tutto da una difettosa consapevolezza e dalla mancata, necessaria, sua difesa e poi dall'abuso di messaggi contraddittori dei mass media che spesso confondono la verità più che illustrarla e diffonderla. Non che la verità,  nella sua astrazione, possa essere assunta come fattore inderogabile in politica, ma almeno che sia la competenza ad assolvere questo ruolo di fondamentale consenso. Questo in ultima analisi il messaggio dell'ultimo lavoro di Canfora che mette in guardia dal facile pressappochismo diffuso nell'opinione pubblica e dall'inerte funzione cui è ridotto il Parlamento che in democrazia dovrebbe essere la sede preferenziale della discussione sulle norme e sulle intese.

Gaetanina Sicari Ruffo










"Qualcosa non ha funzionato. Il suffragio universale, alla fine conquistato (dove prima, dove poi, in Italia dopo quasi tutti) ha più e più volte deluso chi lo aveva propugnato, ha mancato i previsti effetti. Le urne sono divenute lo strumento di legittimazione di equilibri, di ceti, di personale politico quasi immutabile, non importa quanto diversificato e come diviso al proprio interno. E se il vero potere fosse altrove? Di questo, caro lettore, vorremmo discorrere nelle pagine che seguono." Canfora instilla più di un dubbio sui travestimenti del potere: un dominio di pochi - anche quando sembra essere di uno solo - che però non sussiste se non sa creare consenso, restando, beninteso, a tutti gli effetti dominio.



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Luciano Canfora
Luciano Canfora, nato a Bari, è ordinario di Filologia greca e latina presso l'Università di Bari. Laureatosi in Storia romana, ha svolto il perfezionamento in Filologia classica alla Scuola Normale di Pisa. Assistente di Storia Antica, poi di Letteratura Greca, ha insegnato anche Papirologia, Letteratura latina, Storia greca e romana. Fa parte del Comitato scientifico della "Society of Classical Tradition" di Boston e della Fondazione Istituto Gramsci di Roma. Dirige la rivista Quaderni di Storia e la collana di testi "La città antica". Fa parte del comitato direttivo di Historia y critica (Santiago, Spagna), Journal of Classical Tradition (Boston), Limes (Roma). Ha studiato problemi di storia antica, letteratura greca e romana, storia della tradizione, storia degli studi classici, politica e cultura del XX secolo. Molti dei suoi libri sono stati tradotti in USA, Francia, Inghilterra, Germania, Grecia, Olanda, Brasile, Spagna, Repubblica Ceca.

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Luciano Canfora
La natura del potere, Laterza,  2009

dal 7 giu. 2009