Il falso risponde anche ad un bisogno intellettuale e pratico: mira a colmare un vuoto, a completare quanto la tradizione avara o l'ingiuria del tempo ci hanno sottratto. Il falso è perciò anche il sogno, e talvolta l'obiettivo, di più di un filologo di genio. Il falso lo si crea per innumerevoli ragioni: il guadagno è solo una di esse, e forse la meno importante. In realtà, il falso è innanzi tutto opera d'arte: Jakob Burckhardt lo spiegò in una memorabile lezione, or sono moltissimi anni. E additò in Costantino Simonidis (1820-1890) un esempio memorabile di falsario grande e non necessariamente venale. Simonidis, l'autore ormai acclarato del cosiddetto 'papiro di Artemidoro', fu, per i suoi contemporanei, un "enigma", un pericolo, un mito. "Enigma" lo definì Alexander von Humboldt, il maestro della geografia ottocentesca. Ma un pericolo egli fu per tutti: dall'Accademia delle Scienze di Berlino, da lui beffata, alla British Library, cui vendette pezzi buoni e pezzi falsi che ancora oggi ci inquietano. Questo libro, che tra l'altro svela l'incompleta analisi degli inchiostri, mostra, conclusivamente, perché il cosiddetto Artemidoro, inverosimile papiro geografico misteriosamente affiorato in Europa trent'anni or sono e pregevole prodotto di una mente moderna, non può che essere opera sua.
Luciano Canfora - La meravigliosa storia del falso Artemidoro, Sellerio, 2011.
- Il viaggio di Artemidoro, Rizzoli, 2009
Sono anni che si discute dell' autenticità del papiro cosiddetto di Artemidoro, esposto in mostra, nel 2006, a Torino, nel Palazzo Bricherasio, acquistato della Fondazione S. Paolo, su sollecitazione del Ministero dei beni culturali. Lo stesso sarebbe dovuto poi andare ad arricchire la collezione del prestigioso Museo egizio della stessa città, ma è rimasto oggetto di analisi a Milano. Se ne è occupata la stampa nazionale ed estera. Sembrava un ritrovamento stupendo e meraviglioso : un reperto di vaste proporzioni con un testo inedito del II libro dell'opera Geographoumena del geografo greco Artemidoro del I- II sec. a.C., andata persa e conservata solo in qualche frammento dall'epitomatore Marciano del V sec. d. C.
Il papiro contiene sul recto oltre a frammenti scritti di lingua greca una mappa geografica e sul verso il disegno di volti e di arti umani e di figure di animali fantastici. Insomma una rarità. Fin da subito però il prof. Luciano Canfora, esperto filologo dell'Università di Bari, espresse la sua perplessità non solo per le insolite proporzioni del reperto, lungo circa tre metri, ma soprattutto per l'analisi del linguaggio che non gli sembrava autentico. Dopo attento studio, dimostrò infatti che il papiro è un collage di vari altri autori sul tema della Geografia, inteso a restituire l' opera perduta del vero Artemidoro. La reazione degli editori del papiro Claudio Gallazzi, Barbel Kramer, Salvatore Settis fu straordinariamente risentita. Non poteva un solo studioso schierarsi contro una schiera di esperti che avevano dato conferma all'operazione di acquisto e di divulgazione. Forse era uno scherzo goliardico? Seguirono accanite controversie, dibattiti, difese e controdifese, dimostrazioni, analisi accurate, chimiche e tecniche, del papiro in questione che diveniva un interessante reperto da esplorare. Furono tenuti diversi convegni: ad Oxford, il 13 giugno del 2008, all'Accademia Roveretana degli Agiati il 29-30 aprile del 2009,a S. Marino,presso la Scuola Superiore di Studi storici dell'Università, il 5-6 novembre del 2010. L'accusatore numero uno, il Prof. Canfora, a difesa della sua tesi ha edito, anche con altri eminenti studiosi, il poderoso saggio laterziano del 2007: Il papiro di Artemidoro di ben 518 pagine, accompagnandolo con lungimiranti interventi sulla rivista “Quaderni di Storia” (n.64-72). Ha comunicato una tale messe di prove circonstanziate da far dubitare della sua autenticità anche i sostenitori più convinti. Da subito, dall'analisi della lingua greca che compariva disposta in colonne, fu chiara la commistione di parole, costrutti e concetti non proprio dell'epoca classica, ma di un periodo molto più tardo, addirittura bizantino, non ultima l'espressione “mare nostrum”, adoperata dai Romani, all'epoca di Cesare, che mai si sarebbe potuta trovare sulla bocca di un greco antico. L'impressione immediata fu poi avvalorata da successivi, molteplici riscontri e non solo sul piano filologico, ma anche su quello dispositivo del contenuto: un crescendo di incongruenze. La mappa inclusa nel papiro senza didascalie, è confusa. Potrebbe addirittura essere il X elemento capovolto della Tavola Peutingeriana di secoli dopo. Per non parlare delle colonne, I e III, che per significato sarebbero dovute essere alla fine. La II poi fa da proemio. Ma quando mai s'è visto un proemio che viene ad interrompere la descrizione già iniziata dell'Hiberia nel I ? Tutto insomma fa pensare ad una manipolazione. Il testo invece per essere in qualche modo definito avrebbe dovuto comprendere, nel I libro il proemio, poi la ricostruzione dell'ecumene e successivamente della Gallia non ancora conquistata dai Romani e successivamente della Spagna e della Lusitania nel III libro, seguita dall'Italia e dal resto dell'ecumene.
Un altro mistero è costituito dal supporto papiraceo che risulta antico, del I sec.a. C. o dopo C., ma a maggior ragione è evidente che non possa contenere un linguaggio dell'Ottocento. È come, a detta dello stesso Prof. Canfora, se una poesia del Manzoni si trovasse in un quaderno appartenuto al Petrarca. Evidente il plagio! Successive ricerche hanno ulteriormente evidenziato la falsità dei disegni del verso: un manuale di pittura settecentesco illustrato per autodidatti presenta la tav. n. 13 identica alla parte centrale del papiro per la disposizione dei disegni. È stata poi rinvenuta, a firma dello stesso Simonidis, una lista, redatta il 1 gennaio 1850, di 81 titoli di scrittori greco-latini, i cui testi erano per lo più ricostruiti sulla base di citazioni ed indicati come possibili testi autentici . Li aveva segnati per opportuni rifacimenti. Tra questi ci sono riassunti di opere geografiche che devono essergli serviti per confezionare il testo del papiro. Come se non bastasse si aggiungono prove scientifiche: la foto del Konvolut (involucro da cui sarebbe stato ricavato il rotolo, contenente anche altri frammenti), esibita nel 2008, ad un'analisi scientifica molto particolareggiata, risulta manipolata, inautentica. Non mancano le testimonianze di specialisti, tecnici ed egittologi. Ma chi poteva aver eseguito questo falso? Canfora s'è convinto che sia opera di Costantino Simonidis, un greco falsario, vissuto tra la metà e la fine dell'ottocento, non nuovo a queste prodezze non sempre sventate dai dotti dell'epoca (diede scacco pure all'Accademia delle Scienze di Berlino). Inesperto della lingua classica, si racconta che egli abbia preso persino lezioni di sintassi greca per meglio compiere i suoi falsi. Ospite spesso del monte Athos, nello storico monastero, consultava e studiava le antiche pergamene da cui traeva poi i suoi estratti. Come ha potuto usare un papiro vero? Siccome esistevano a Liverpool tre manufatti papiracei di cui s'è persa traccia da tempo, niente di più facile che uno di essi sia servito all'opera. Sulla sua figura e la sua attività il Prof. Canfora ha edito ultimamente altri due saggi: Il viaggio di Artemidoro, Rizzoli 2009 e La meravigliosa storia del falso Artemidoro, Sellerio, 2011.
L'interessante approfondita ricerca, condotta alla fine a buon termine, dimostra che con l'attenta analisi ed i necessari confronti, gli studi del nostro tempo, anche dell'antichità, non sono affatto inutili, come da qualche parte si sostiene, anzi premiano la ricerca della verità come lezione primaria valida nel nostro mondo contemporaneo.
Gaetanina Sicari Ruffo.
Artemidoro di Efeso, il più grande geografo di età ellenistica, resta un personaggio enigmatico. La sua vastissima opera in ben undici libri è andata perduta, ma le sue tracce sopravvivono, e vanno interrogate. Dalla difficile missione diplomatica a Roma al lungo viaggio a Occidente, oltre le Colonne d'Ercole, al ritorno a Oriente: fino alla costa etiopica, ai margini di un mondo nel quale verità e leggenda si mescolano e abbagliano. La dolorosa perdita della prima descrizione del mondo dovuta a questo antico, infaticabile viaggiatore può essere risarcita dallo sconcertante papiro emerso dalle nebbie una quindicina d'anni fa e attribuito in tutta fretta ad Artemidoro? Questo studio risponde al quesito attraverso una grande inchiesta. Ricompone i pezzi del puzzle e approda in ambienti politico-intellettuali europei dell'Ottocento, al centro dei quali si muove, con inquietante disinvoltura, il greco Simonidis, uno dei più grandi falsari del suo tempo. Ed è seguendo le sue tracce che Canfora giunge a svelare la "prova" che pone la parola fine all'affascinante enigma sulla paternità del misterioso papiro.
Vedi anche le recensioni di
Gaetanina Sicari Ruffo:
<<< Luciano Canfora, La meravigliosa storia del falso Artemidoro, Sellerio, 2011.
- Il viaggio di Artemidoro, Rizzoli, 2009
<<< Luciano Canfora, Il mondo di Atene, Laterza 2012