Aldo Carotenuto  - La chiamata del daimon  - Bompiani, Milano 2002
 Aldo Carotenuto - Miti e riti della seduzione - Bompiani, Milano 2000


Dal Newgroup Italia Cultura Libri
 
  
Klarheit scripsit: 
>Non sono un'appassionata lettrice di narrativa, preferisco la saggistica
> (non quella di divulgazione, dio ci scampi!) [...] 
> Adesso sto leggendo "Eros e pathos" di Aldo Carotenuto ed ho capito che
> devo cambiarlo di fascia oraria: mi accende troppo il cervello per
> essere un libro di fascia notturna. [...]

Amabile Saya, che vai per la foresta in minigonna e tacchi a spillo, non
sottovalutare i nefasti influssi di un bieco divulgatore qual è, appunto, il
Carotenuto.
Io ne ho letto due libri, prima di tagliargli i viveri (me ne sarebbe
bastato uno, ma l'altro parlava di Kafka, e io a Kafka non so resistere).
Il primo era dunque  Riti e miti della seduzione. Conclusione: un'operetta
di psicologia spicciola, che potrebbe scrivere qualunque individuo appena
appena sveglio. Il nostro uomo si mostra sostanzialmente incomprensivo, e
perfino vagamente astioso, nei confronti di una figura come quella del
seduttore, dalla cui indagine, a saper maneggiare i materiali della
letteratura e del mito, si caverebbe ben altro frutto.

E arriviamo alla seconda nota dolente: Carotenuto, nonostante l'ambizione di
sublimare il proprio discorso attraverso una fitta teoria di rimandi
letterari, di letteratura non sa un fico. Ne  La chiamata del daimon  (il
libro kafkiano) si produce infatti in un lavoro di centonatura di opere
letterarie, per lo più banalizzandole in formule funzionali e facilmente
digeribili, quando non addirittura sballandole in pieno.
Il primo esempio che mi sovviene in questo momento è la citazione de *Il
bell'Antonio* brancatiano: famoso dongiovanni, Antonio diventa impotente con
l'amatissima moglie, e proprio perché la ama troppo (temo che questo sia
tolto di pacca dalla garzantina). 1:  Il bell'Antonio  non lo conosce a
fondo, e in ogni caso 2: psicologia spicciola. Aggiungerei 3: diffidare
degli junghiani.  

Di Kafka (l'oggetto di lettura principale) fornisce un'interpretazione
analitica che definirei, nella migliore delle ipotesi, scolastica.

Insomma, al tuo posto il Carotenuto l'avrei tenuto, oh caro, in fascia
notturna, possibilmente a luce spenta. Questo in senso metonimico. In senso
letterale, lo sostituirei senz'altro con un modello di Versace.
Erostratos

 In altro post erostratos aggiungeva:

Sì, anche lui ha i suoi titoli accademici. E l'ho visto pure bazzicare i
simposi notturni di Gabriele La Porta, sai, dove cianciano di anima offrendo
copiose libagioni alla sacra trimurti Hillman-Campbell-Zolla.

Ogni volta che mi imbatto in uno di quei programmi, tutta la ciurma delle
mie negre ombre junghiane prende il sopravvento, ed io, come Benito Cereno,
so con certezza che a salvarsi sarà solo la parte più idiota di me stesso,
perché a lei soltanto è destinata quella stucchevole, cerulea speranza
laportiana. A lui, al doppio: al positivo e rubizzo Amasa Delano che mi
segue per strada fin dentro i vicoli oscuri, e sembrerebbe un angelo
custode, ma più ancora un grassatore metodico, scrupoloso, paziente.

Affogo dunque nel rosolio della farmacopea laportiana e di destini che
luminosamente si compiono.
Sì, l'anima... Ma nel mirabile dialoghetto di Marvell, è il corpo ad avere
l'obiezione decisiva: nessuna Medicina può sanare le malattie che tu stessa
m'insegni, fra le quali per prima mi tormenta il crampo della Speranza.
E inoltre: talvolta io sento la mia anima piena di occhi chiusi.
Federigo Tozzi, mica Hillman!
Erostratos



Esempio 1
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La chiamata del daimon

Dal mondo del "Processo" a quello del "Castello", Carotenuto percorre l'itinerario kafkiano, accompagnato dal procuratore Josef K., dall'agrimensore K., dal cane-indagatore o dall'insetto-Gregor. Introverso, solitario, affascinato e spaventato dal mondo della realazione, smarrito in una realtà labirintica, privo di un'identità definita, teso verso un inaccessibile e misterioso Altro, Kafka racchiude tra le pieghe della sua esistenza e della sua opera la chiave per comprendere molto dell'umano dolore. 


Risvolti di copertina
Riti e miti della seduzione
"La seduzione opera ovunque, ha molteplici sembianze e nomi, non possiamo ridurla al fenomeno dell'attrazione erotica tra due esseri, ma dobbiamo conferirle un significato molto ampio, che racchiude ogni ricerca mossa da Eros: da quella dello scienziato nel suo laboratorio, alle esplorazioni dei viaggiatori verso nuove mete, al pellegrinaggio perpetuo dei monaci, agli amorosi lamenti degli antichi trovatori. Ovunque c'è Eros, c'è seduzione. Ma, come ci ricordano gli antichi, la seduzione non è un'attrazione armoniosa del simile per il simile, un movimento di avvicinamento che corona il sogno di un'unione perfetta, che acquieta i cuori e li sospinge l'uno verso l'altro beatamente. Essa è insidiosa, subdola, pericolosa, apre ferite, scardina gli equilibri, getta l'anima nelle tenebre. Meglio non essere toccati da lei, affermavano i tragici greci, perché non lascia indenni, al contrario, rovina, porta distruzione e perdita. "Di qui, l'esigenza di meglio comprendere i più segreti meccanismi che regolano questa "forza sottile e imperscrutabile che attrae gli esseri l'uno verso l'altro". Di qui prende le mosse Aldo Carotenuto per guidarci attraverso i molteplici misteri della seduzione, in un saggio che ne affronta con grande lucidità e chiarezza tutti gli aspetti - dalla seduzione amorosa a quella analitica - esplorando i riti, i miti, i luoghi in cui ogni atto di seduzione si compie, facendoci inevitabilmente deviare dei consuenti percorsi.

Da sempre la letteratura è un trovarobato di passioni, pulsioni, ossessioni.

Dai tempi di Freud gli psicologi hanno fatto appello ai  personaggi  della letteratura mondiale, nel tentativo di trovare appoggi alle loro teorie,  oppure  per analizzare quelli che sembrano degli incredibili "casi clinici" a portata di mano.
Anche Aldo Carotenuto, psicoanalista junghiano, si agginge alla schiera, non convincendo il nostro  Erostratos.

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