L'Italia de Noantri
 di Aldo Cazzullo (anticipazione)
di Alberto Moravia
 


Di Aldo Cazzullo dal libro "L'Italia de Noantri - Come siamo diventati tutti meridionali" (ed. Mondadori)

I «Noantri» non è soltanto il nome della festa di Trastevere, quando i romani scendono per strada con formaggi, fiaschi e salumi e si invitano l'un l'altro a tavola. Noantri non è solo il modo provinciale e compiaciuto di ricondurre il mondo a noi stessi, alla nostra dimensione, al nostro cortile. Noantri è una logica di vita.



Applicata anche dalle élite. Il mondo dello spettacolo, in mano a prolifiche dinastie: i De Laurentiis, i Vanzina, i Risi, i Comencini, i Costanzo, i Dapporto, i Sollima, i Tognazzi, i Manfredi (Sordi purtroppo non ha avuto figli e il ramo si è estinto). La politica: la prima volta che entrai in Transatlantico, mi colpi la complicità da circolo della scherma tra comunisti e fascisti, berlusconiani e dipietristi che la sera prima avevo visto litigare in tv e ora si congratulavano per le stoccate inferte e subite.

Gli affari: il sistema romano delle concessioni e dei cantieri, degli appalti e della burocrazia resta «una ricotta», come diceva Giovanni Agnelli parafrasando Pasolini. La mondanità, dove gente di spettacolo, di politica e di affari si incrocia, si accoppia, si associa e non si separa mai definitivamente.

«Perché escludere se puoi includere?» è il motto della Roma de noantri, messo a fuoco da Roberto D'Agostino che della mondanità romana è arbitro e censore attraverso il sito Dagospia. I luoghi della contaminazione sono molti.



Il salotto di Maria Angiolillo a Trinità dei Monti. Il salotto di Bruno Vespa a «Porta a porta». Il circolo Aniene di Giovanni Malagò, dove matura la nomina di Paolo Garimberti, vicino di armadietto di Gianni Letta, a presidente della Rai. Le presentazioni dei libri, cui non mancano mai Lella Bertinotti e donna Assunta Almirante, la rossa e la nera che ormai sono diventate amiche e talvolta se ne vanno via insieme.

Il ristorante Bolognese di piazza del Popolo, così diverso dal suo omonimo di Milano: stessi arredi, stesso menu, ma a Milano un'unica classe sociale, spesso di estrazione Fininvest, e a Roma un' allegra contaminazione di cinema e letteratura, business e ministeri, ai tavoli fuori Sarkozy in visita con la moglie Carla e la suocera, all'interno Gianni De Michelis a una rimpatriata di socialisti decaduti, al primo piano Bertinotti per una serata mondana, in terrazza il senatore Ciarrapico detto Er Ciarra proprietario dell' adiacente caffè Rosati.



Ma il vero sancta sanctorum della Roma de no antri è la tribuna dell'Olimpico. Il cui nume tutelare, quello che conosce tutti e per tutti ha sempre la parola giusta, è Enrico Vanzina, il figlio di Steno, l'autore di sceneggiature geniali e altre dimenticabili, il simbolo di quella commistione di nobiltà e bassezze, di umanità e cialtronerie che fa del popolo romano un unicum cui - esaurita ogni critica - vanno riconosciute qualità rare, a cominciare da quella che salta agli occhi: il meno spiritoso è in grado di spiazzare chiunque con una battuta.

Noantri non è un concetto soltanto romano. Se non altro perché l'Italia diventa sempre più romanocentrica, e quindi un po' più romana.

Dovendo trovare un candidato da opporre a Berlusconi, il centrosinistra ha messo in campo per due volte il sindaco della capitale: nel 2001 Rutelli, nel 2008 Veltroni. E nel '94 lo stesso Berlusconi, ancora molto milanese - prima della metamorfosi di cui parleremo -, si candidò nel collegio Roma 1, contro Luigi Spaventa, insigne economista figlio d'arte, spazzato via con lo slogan: «Cosa vuole questo Spaventa? Prima vinca due Coppe dei Campioni, poi si confronti con me».

 




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13 ott 2009
"Noantri" è la parola chiave dell'Italia di oggi. L'Italia dei clan, delle famiglie, delle fazioni. Del dominio dei rapporti personali. Della politica divenuta prosecuzione degli affari con altri mezzi. Un paese mai così frammentato, eppure mai così uguale dal Piemonte alla Sicilia: unificato dall'egemonia di Roma e del Mezzogiorno. "Forse al Nord si evade il fisco meno che al Sud? Forse il traffico è meno congestionato e non si suona il clacson per strada? Forse al Nord non si paga il pizzo, non si pratica l'usura, non si sfrutta la prostituzione, non si cede al racket, non si accolgono gli investimenti della camorra?" Aldo Cazzullo parte dalla sua città, Alba, dove ancora trent'anni fa "i miei nonni non avrebbero mai mangiato una pizza", e dove ora si vive di turismo quasi come a Taormina. E dalla sua terra, le Langhe, cuore dello scandalo del Grinzane Cavour e di un Piemonte che ha rinunciato all'idea di diversità dal resto del paese. Il viaggio prosegue nella Roma del Palazzo e dei Vanzina, del Vaticano e dei Cesaroni, capitale de noantri - "perché escludere se puoi includere?" - di un'Italia sempre più romanocentrica. Conduce al Sud, che nel costume e nel linguaggio, dalla mafia a Padre Pio, ha ormai imposto il suo primato culturale al Nord. Racconta come i nuovi italiani, i figli degli immigrati, stiano scalzando gli italiani "veri", che hanno sempre meno voglia di lavorare. Analizza la meridionalizzazione di Pdl e Pd. 
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