Camilo José Cela- La famiglia di Pascual Duarte-  Einaudi 2010

Fedelissima al filone picaresco, l’opera letteraria spagnola più tradotta al mondo dopo il Chisciotte è “La famiglia di Pascual Duarte” (1942), di Camilo José Cela. 
Il romanzo è edito in Italia da Einaudi, versione che gode del pregio linguistico e della sensibilissima interpretazione di Salvatore Battaglia


Non si concede esposizione chiaramente politica, questo saggio giovanile destinato a svettare nella rosa dei classici castigliani; ma è la Spagna franchista, nella quale Cela inaugura la corrente tremendista, dipingendo con stile cruento l’intimismo di un derelitto della sua società. 
Pascual è l’io narrante della storia. È condannato alla pena capitale per aver commesso crimini efferati e mossi da un istinto animalesco, che senza mezzi termini è ascritto fin dalle prime battute alla violenza e allo slancio sadico che abitano il suo nido domestico: una figura paterna animosa quanto evanescente, una madre che incarna in tutto il sudiciume della realtà umana, rappresentata  perciò nelle sue storture fisiche e  più ancora in quelle della sua indole, incolta e diabolica. La frangia sociale della famiglia Duarte si definisce in questa Spagna “campesina”, e versa in condizioni di stento ai margini della città.
Nel villaggio, com’è naturale, c’erano case belle e case brutte, le quali sono sempre, come accade dappertutto, le più numerose. Ce n’era una, a due piani, quella di Don Jesús, che dava letizia al solo vederla.” 
Pascual è una creatura che la vita, in una serie di tragici eventi che pur non escludono un vivace contrappunto sarcastico, ha depauperato e asciugato di ogni cosa, fuorché dei sentimenti. Sono però sentimenti selvaggi che si scagliano contro la femminilità, persino quando in sostanza sono dettati dall’amore; e la femminilità stessa, in una prospettiva più consapevole, appare il simbolo di un vertice sociale che genera ingiustizia ed abbandono. E le righe dedicate ai paraggi della provincia illustrano come pure le cariche ecclesiastiche godano di “letizie” del tutto ignote ai figli negletti di questo contesto storico senza voce. 
Le memorie di Duarte sono accompagnate dalle precisazioni di un “trascrittore”, che censura il materiale a firma di Pascual, al fine di renderlo meno offensivo nei confronti della sensibilità del lettore. Ma non potrebbe essere più evocativa e compassionevole la prosa di un autore-protagonista magicamente illuminato tra le pareti della prigione: conscio di sé e capace di esercizi vicini allo stile di Albert Camus (premio Nobel trent’anni prima di Cela), ai quali la critica risponde come simili indagini possano mancare di credibilità, visto il retroterra culturale del personaggio cui sono riferite, e che pure disarmano, avvincono, travolgono. Pascual ha un gusto perverso per la vista del sangue delle sue vittime, quasi ne fosse dissetato e scaldato fino all’anima; di quel calore che forse non ha mai conosciuto. Realtà oltre il realismo, poesia di intramontabile attualità. 

Ci sono occasioni in cui sarebbe meglio sopprimersi come un morto, sparire di colpo come inghiottito dalla terra, svanire nell’aria come un gomitolo di fumo… E ci sono occasioni che non si realizzano; però, a realizzarle, ci muterebbero in angeli. […] I pensieri che ci inebetiscono con la peggiore delle pazzie, quella della tristezza, sempre arrivano poco a poco, quasi insensibilmente, come insensibilmente la nebbia invade la campagna, o la tisi i petti… Col passare dei giorni ci andiamo facendo scontrosi, solitari. […] Ma un giorno il male cresce, come gli alberi, e ingrossa, e noi finiamo col non salutare più la gente; e gli altri ci credono stravaganti o innamorati.”

Simonetta Caminiti.






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Pubblicato per la prima volta nel 1942, è la storia di un contadino figlio di un alcolizzato. Una vita perduta, offuscata da un delitto, consumata in carcere nell'attesa della condanna a morte. Vittima di un destino inesorabile, Pascual Duarte è la migliore delle sue vittime e i suoi delitti sono una specie di astratta e barbara, ma innegabile, giustizia, l'unica risposta che conosce al tradimento e alla menzogna. Un solitario mortificato dalla violenza che porta in sé i germi di affetti che la vita continuamente gli mortifica. Una rivisitazione - come rilevava Calvino - in forma più amara e moderna, del filone picaresco della letteratura spagnola e un'opera che risolve nella sua desolata poesia alcune delle più segrete ragioni dell'umana sofferenza. 
Camilo Josè Cela
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