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 Pier Luigi Celli Un anno nella vita. Racconti e memorie di un lungo addio all'impresa, Sellerio, Palermo 2006 
Estratto



 I RICORDI DI UN MANAGER ERETICO: BREVI RACCONTI DI MISERIE PRIVATE E PUBBLICHE VIRTÙ: “L'ONOREVOLE TELEFONA DI SERA, TRA LE VENTI E LE VENTUNO. LUI LO SA CHE A QUELL'ORA SEI STANCO…”



Le ministorie di un manager. Ricordi e riflessioni buttati giù “in una pausa dell’esistenza”. È “Un anno nella vita”, il nuovo libro di Pier Luigi Celli, un lavoro di scavo che va da grottesche esperienze personali (come quella che abbiamo scelto come estratto), a ricordi d’infanzia, fino a ragionamenti sulla professione e sul mondo dell’impresa, con un occhio ai paradossi “di una logica dell’organizzazione dimentica di avere comunque a che fare con esseri umani…”

  
Tratto da “Un anno nella vita”, di Pier Luigi Celli, Sellerio Editore Palermo

BALLERINE
L'onorevole telefona di sera, tra le venti e le ventuno. L'onorevole è un sistematico; ha la sua strategia. Lui lo sa che a quell'ora sei stanco. Pratiche, persone, casini. Giornate infernali.
A quell'ora vuoi respirare, hai diritto.
Così pensi a riordinare le carte per chiudere l'ufficio. Finalmente si esce. È già buio da un pezzo e ti resta poco tempo prima di infilarti in un letto.

Ma l'onorevole non è stanco. Lui non si arrende mai. Mai.
Lo chiamano mitraglia, e ci sarà una ragione.
A quell'ora, anzi, inizia una nuova vita. Notturna, protetta. Dicono piacevole.
L'onorevole non è bello, ma incanta, ha un nome musicale, un passato tenebroso, forse; qualche diritto da esigere.
Per uno come lui avere dei diritti è un dovere morale: lui è un onorevole, mica balle.
Così ti prende per stanchezza, tra le venti e le ventuno. Come un torero ritardatario ma implacabile.

  
A te l'onorevole sta sui coglioni, e non credere che lui non lo sappia.
Ma in attesa di fartela pagare ti telefona: Oh, se telefona.
Con quell'aria poi. Melliflua? Peggio. C'è già del ricatto nell'inizio.
«Non mi vorrà dire di no anche questa volta». Proprio così.
Aggiunge anche «amico», e ci cogli una nota beffarda. Ma tu non sei dell'umore giusto e replichi a muso duro che quei tempi sono passati.

Ingenuo. Quei tempi non passano mai. E lui lo sa. Fin troppo bene.
Per questo ti chiama. Anche se ti vorrebbe vedere morto. Uno che lo tratta in quel modo, da padrone delle ferriere, a lui che è un onorevole e te la potrebbe far pagare.
Te la farà pagare. Prima o poi.
Ma stasera ha bisogno di un favore. Non una raccomandazione, cosa ha capito? Non me lo permetterei mai. Con lei poi.
E allora cos'è. Un favore, gliel'ho detto. Non le costa nulla. Solo un po' di attenzione. Mi dicono che lei ha delle attenzioni.
In che senso ? Ti chiedi dove vuol arrivare, cosa intende insinuare.
Ma lui si ripiglia. Si è accorto di essere scivolato un po' troppo, parla persino della tua sollecitudine. Un capo del personale di altri tempi. Ce ne fossero. Di provata rettitudine.
Per questo si permette di segnalare il caso.

E qui ci siamo. Devi solo scommettere sulla tipologia.
Lui ti legge nel pensiero e ti dice, ma no, cosa pensa mai. È solo una povera ragazza, figlia di un caro amico, che si è messa in testa...
A te viene da ridere, se c'è un posto in cui queste ragazze non hanno nulla è proprio la testa. A che servirebbe? Il resto basta e avanza.
E così la favola della poveretta che ha delle aspirazioni è scodellata.

Dovresti mandarlo al diavolo, ma sono ormai le ventuno, cominci a sentire freddo e hai anche fame. Ti ricordi di aver mangiato solo un panino a pranzo.
Lui proprio su questo conta, sulla tua stanchezza. L'aveva previsto, era uno del mestiere.
Va bene, gli dici, me la mandi venerdì, e lui ringrazia, vedrà, è una persona serissima.
Non dubiti. Come tante altre.

Ti viene in mente un'altra storia. Erano le otto di mattina, la segretaria non era ancora arrivata, e tu senti bussare alla porta dell'ufficio.
Dici, avanti.
Entra una signora vistosa accompagnata da una ragazza seminuda.
E lei chi è ?
Solo una mamma, direttore. Una mamma che vuole presentare la figlia. Non le sembra che meriti? Resti ammutolito.

  
Quando arriva la segretaria a liberarti dall'imbarazzo, la mamma ha ancora il tempo di dire, due cose, che siano ben chiare.
La prima, che una bellezza così deve avere diritto di lavorare, non aveva nulla da invidiare a ballerine e soubrette in servizio.
Secondo, e questo era il pezzo forte, che lei per economia aveva portato solo una figlia, ma ne aveva due, gemelle, e tutte e due di pari bellezza.
Ovviamente suggeriva l'affare.

Adesso le ventuno sono passate e tu vuoi proprio andartene. Anche se l'umore ti si è guastato anche questa sera.
Addio sogni tranquilli.
Passano giorni che non ci pensi. E questo è già un bene.
Il venerdì pomeriggio la buona figlia arriva, con tanto di autista accompagnatore. Ti sembra la solita fauna, né peggio né meglio.
Forse solo un po' rozza.
Parla un po' di sé, e fin qui tutto bene, l'accento è fastidioso ma non è venuta per fare la presentatrice. Ha un'aria un po' così, dimessa si direbbe, e anche questo fa parte della lezione. Devono averla istruita.
Ma è quando si muove che tu pensi di avere le traveggole, e poi ti viene da ridere e, non resistendo, esci con una scusa. Incredibile.

Alla sera, puntuale, chiama l'onorevole. Con una punta di ansia nella voce. Anche questo ti farà pagare.
E allora?
Allora? Ma lei la conosce bene?
E come no, gliel'ho detto, è figlia...
…sì, di un caro amico, lo ricordo. Ma il resto? Il resto cosa?
E zoppa, onorevole. Zoppa. Capisce? E che sarà mai, un piccolo difetto.
Ma lei la propone come ballerina, non come annunciatrice.
Caro amico, deve solo ballare, e ballando non si nota. Dia retta a me.




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Esempio 1
Un manager, in una pausa dell'esistenza, riflette sulla lunga esperienza che lo ha portato, nonostante le eresie e le scomodità del personaggio, a capo di importanti imprese. Lo scavo inizia con la raffigurazione della vita ordinaria: ministorie di quando l'equilibrio, che è forse la dote primaria del manager, esplode. Seguono i ricordi dell'infanzia, in un paesino dell'entroterra di Rimini, un aura nostalgicamente felliniana. Il viaggio nell'esperienza si chiude sul piano proprio di ciò che potrebbe definirsi spunti per una teoria critica dell'impresa; interventi e proposte centrati su quelle situazioni topiche in cui risaltano i paradossi di una logica dell'organizzazione che dimentica di avere a che fare con esseri umani. 

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Sulla raccomandazione
Secondo una radicata tradizione di studi antropologi il clientelismo è uno dei caratteri costitutivi della realtà del nostro Mezzogiorno. Ad esso viene strettamente connessa l'idea della raccomandazione, cioè di una qualche forma di relazione sociale tesa a forzare le regole, dalle più piccole e innocue richieste di favore, alle gravi forme di sopraffazione. Ma la raccomandazione è un fatto meridionale? Tutta la vicenda di Tangentopoli in Italia, come le crisi economiche dell'Asia e della Russia indicano che i tempi sono maturi per una riconsiderazione del clientelismo. Questa indagine, basata su una ricerca etnografica condotta nel Materano, conferma come la raccomandazione rappresenti ancora un'istituzione decisiva, ma sia profondamente mutata.

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