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Daniil Charms - Disastri - a cura di P. Nori, Einaudi, Stile Libero, 2003
Daniil Charms - Casi  - Adelphi, Milano 1990

Daniil Charms odiava i bambini, non li sopportava. E i bambini invece lo adoravano, quando lui improvvisava stralunati monologhi o insensate poesie,
i bambini letteralmente impazzivano, era il caos. Non era uno scrittore per
bambini, ma si ritrovò ad esserlo, e quel poco che guadagnava scrivendo, lo
doveva alle pubblicazioni per bambini.
Non piaceva a nessuno, non piaceva ai futuristi perché davvero spiazzante,
lontano da qualunque manifesto poetico, imprevedibile, folle. Non piaceva, ovviamente, al mondo letterario sovietico ufficiale, non c'era nessuna visione di una neppur lontana strada per l'edificazione del socialismo, nelle sue opere.
I suoi racconti brevi, grotteschi, assurdi, disintegrano ogni categoria logica.

Una vecchina che cade dalla finestra. Altre vecchine che la guardano e
precipitano anche loro, e così via. Il falegname che esce scivola e batte la testa. Va a farsi medicare, esce scivola e si fa male al braccio, torna a farsi medicare, esce scivola e si rompe una gamba, e così via. Un uomo che non aveva orecchie, non aveva capelli, non aveva naso e bocca, non aveva braccia e gambe, non aveva nulla: allora meglio non parlarne, conclude.

E così, piccole miniature di insensatezze e banalità, prose stralunate e surreali, come cocci di un mondo esploso e rimesso insieme a caso, in tutta la sua incoerenza/inconsistenza, in tutta la sua assurda insistenza ad
esistere.

Una dolente figura di folle, questo poeta poverissimo, di un'innocenza candida e nevrotica, dall'estrema fragilità emotiva. Non mangiava per giorni, perché non aveva i soldi per comprare da mangiare. Dormiva tutto il giorno per non sentire la fame. «Mi impegno fino a sabato 30 ottobre a non sognare soldi, un appartamento, la fama» scriveva il 9 ottobre 1937. Arrestato, confinato a Kursk, morì in un ospedale psichiatrico, nel '42. La valigia con tutte le sue carte fu messa in salvo da un amico, che letteralmente la tirò su dalle macerie della sua casa bombardata, durante l'assedio di Leningrado.

Ora Einaudi pubblica una nuova edizione dei 'Casi', già impeccabilmente
pubblicati da Adelphi nel 1990. Questa nuova edizione si trova nella collana "Stile Libero" ed è curata da Paolo Nori, che ha anche tradotto il testo.

Le arbitrarietà che Nori compie in questo testo sono molteplici, ed hanno
l'aggravante di non essere esplicitate. Prima di tutto la traduzione del titolo: 'Disastri'. L'originale russo 'Slucaj', voluto dallo stesso Charms per la sua raccolta di prose, mantiene la neutralità semantica della casualità: caso, evento, accidente. Non contempla le accezioni negative di “disastro, incidente”, se non accompagnato ad altri termini che lo caratterizzino in tal senso. La traduzione di Nori è quindi un'evidente forzatura. Non da poco considerato quanto l'insensata casualità sia il tema dominante della prosa di Charms.
(Adelphi traduce correttamente  Casi ')

E' un po' stramba questa pubblicazione. Nori alterna i brevi racconti di Charms alle sue lettere, a brani del suo diario. Il tutto ben mescolato. Gli scritti autobiografici si distinguono graficamente dagli altri testi perché sono scritti in corsivo. Si tratta di una scelta editoriale che non condivido, ma che sarebbe rispettabile se da qualche parte Nori avesse chiarito i suoi criteri di scelta. Charms aveva raccolto le sue prose separandole dagli scritti autobiografici; così ha fatto Adelphi nella curatissima edizione di Rosanna Giaquinta, ricca di note editoriali, appendici, confronti, bibliografie, fonti.

Ma l'aspetto più fastidioso di questo libro è la postfazione. Una deve sforzarsi di mantenere la calma, leggendola. Vi trascrivo un pezzo di questa delirante pseudo-nota biografica:
- "Daniil Charms poi per vent'anni non ne ha parlato più quasi nessuno, solo
ogni tanto qualche memoria, per esempio Panteleev Io ho sempre saputo che
Charms era intelligente, ha scritto, che la sua stramberia era una maschera
e che un buffone, come alcuni lo consideravano, non lo è mai stato. Daniil
Charms anche la sua seconda moglie, quando un critico russo a metà degli
anni venti l'ha ritrovata nel Venezuela gli ha chiesto di scrivergli di
mandargli le sue memorie Son passati troppi anni, non mi ricordo niente, mi
ricordo solo che gli piacevano molto le donne, gli ha scritto al critico
russo la seconda moglie di Charms".

Ecco, Paolo Nori è liberissimo di scrivere come gli pare nei suoi romanzi, che io non leggo ma che trovo rispettabili. Però in questo caso trovo fastidiosissimo questo compiacimento di scrivere “alla Nori” anche una nota biografica di un grande poeta. Non c'è una nota esplicativa, un riferimento bibliografico a morire. Persino quando cita Rossana Giaquinta usa la citazione ma non si prende la briga di dire che Rossana Giaquinta è la curatrice dell'edizione Adelphi di  Casi.
Arbitrarietà che sconfinano nella scorrettezza, dunque.

Charms è un autore grandissimo, geniale. Ma leggetelo nell'edizione Adelphi.

Eusebia Parrotto

-°-



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Daniil Charms (autoritratto)

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dal 21 feb. 2003
Fra i grandi russi del Novecento, Daniil Charms è forse sinora il meno conosciuto. Un po’ per il carattere frammentario di questi testi, un po’ per le infelicissime sorti editoriali che essi hanno subìto, solo in questi ultimi anni ci si è potuti rendere pienamente conto della loro rilevanza e unicità. Dotato di un debordante talento comico, unito a un perverso rigore metafisico, Charms è maestro nel vanificare qualsiasi realtà gli accada di nominare. Racconti di pochi istanti, trame incongrue e persecutorie, irrisioni sistematiche: questo è il terreno della sua prosa. Verrebbe da pensare al dada, come alla «poetica dell’estremismo» più affine a Charms. Ma la sua singolarità è tale da non tollerare inquadramenti. Charms rimane soprattutto come uno stupefacente narratore di «casi», tanto gratuiti quanto ineluttabili. Rispetto alla gelida purezza dei suoi esperimenti di parodia sistematica di tutto, le versioni occidentali dell’assurdo – da Camus a Ionesco – appaiono timide. Charms stesso accennò una volta alla peculiarità del suo modo di essere con parole quanto mai semplici, dirette e precise: «A me interessano solo le “sciocchezze”, solo ciò che non ha alcun significato pratico. La vita mi interessa solo nel suo manifestarsi assurdo. Eroismo, pathos, ardimento, moralità, commozione e azzardo sono parole e sentimenti che mi sono odiosi. Ma comprendo perfettamente e ammiro: entusiasmo ed esaltazione, ispirazione e disperazione, passione e riservatezza, dissolutezza e castità, tristezza e dolore, gioia e riso».
Questa raccolta di testi di Charms è la prima che esce in Italia e la più completa sinora in un paese occidentale.

Fra i grandi russi del Novecento, Daniil Charms è forse sinora il meno conosciuto. Un pò per il carattere frammentario di questi testi, un pò per le infelicissime sorti editoriali che essi hanno subito, solo in questi ultimi anni ci si è potuti rendere pienamente conto della loro rilevanza unicità. Dotato di un debordante talento comico, unito a un perverso rigore metafisico, Charms è maestro nel vanificare qualsiasi realtà gli accada di nominare. Racconti di pochi istanti, trame incongrue e persecutorie, irrisioni sistematiche: questo è il terreno della sua prosa. Verrebbe da pensare al 'dada', come alla "poetica dell'estremismo" più affine a Charms. Ma la sua singolarità è tale da non tollerare inquadramenti. Charms rimane soprattutto come uno stupefacente narratore di "casi", tanto gratuiti quanto ineluttabili. Rispetto alla gelida purezza dei suoi esperimenti di parodia sistematica di tutto, le versioni occidentali dell'assurdo - da Camus a Ionesco - appaiono timide. Charms stesso accennò una volta alla peculiarità del suo modo di essere con parole quanto mai semplici, dirette e precise: "A me interessano solo le 'sciocchezze', solo ciò che non ha significato pratico. La vita mi interessa solo nel suo manifestarsi assurdo. Erotismo, pathos, ardimento, moralità, commozione e azzardo sono parole e sentimenti che mi sono odiosi. Ma comprendo perfettamente e ammiro: entusiasmo ed esaltazione, ispirazione e disperazione, passione e riservatezza, dissolutezza e castità, tristezza e dolore, gioia e riso".