Carlo Maria Cipolla - Allegro ma non troppo - Il Mulino, Bologna 1988


Annotazione preliminare dell'ipocrita lettore 
Quando lessi questo libro di Carlo M. Cipolla ero immerso in letture flaubertiane. Il libro cadde perciò in piena consonanza con quelle letture. Gustave Flaubert è infatti uno dei più grandi studiosi della stupidità umana (che egli chiama  nella propria lingua  bêtise (ma anche in siciliano l'epiteto di "bestia" designa lo stupido,vedi l'esclamazione-tipo: "Ma quantu si bbestia!"). Bouvard et Pécuchet è il libro di Flaubert che, più di ogni suo altro, ha per oggetto di indagine quella forma suprema di stupidità che è l'idiozia intellettuale, ossia l'idiozia al quadrato, perché si nutre proprio di quello che dovrebbe essere il suo naturale contravveleno: il sapere e i libri, ovvero il sapere contenuto nei libri.
Ora, già Cervantes aveva tratteggiato in modo artisticamente superbo l'insufflarsi dell'idiozia nella mente del lettore privo di vigilanza e illustrato mirabilmente i disturbi comportamentali che essa reca, proprio a partire dalla cattiva rappresentazione mentale del mondo in sè e di proiezione di sè nel mondo. Flaubert lo segue su questa strada, rimarcando con sottile perfidia intellettuale che l'oggetto reale della polemica è invero  l'impossibile liberazione dell'uomo da questa tabe spirituale, che cresce come un'ombra, tanto più quanto più cresce la sua potenza tecnologica (la stampa, la fotografia ieri, la televisione, internet oggi); anzi, il "braccio" tecnologico  è destinato a  potenziare la sua bêtise, a fargli assumere misure planetarie.
Ma se quella di Cervantes-Flaubert è una idiozia delle zone alte dello spirito, ossia quella che si produce e riproduce per mezzo dei libri, occorre subito aggiungere che quella indagata da Cipolla (ma anche da Musil) è invece la stupidità terra-terra, quella comune, della vita di tutti i giorni, priva di grandezze intellettuali e  ricca di tante miserie morali - quella che  circonda e  assedia e affligge le nostre esistenze dalla levata fino al sonno notturno. Nel caso di Cipolla occorre dire che il suo punto di vista si limita ad una sorta di economia della stupidità: infatti nell'enucleare rispetto all'agire e all'analisi costi-benefici quattro categorie di individui: l'intelligente , lo sprovveduto, il bandito   e lo stupido, Cipolla trascura tutti i riflessi estetici, intellettuali, talora anche lirici che la stupidità comporta in ambiti esterni all'azione.

In genere i cultori della stupidità, nel trattare la guasta materia di studio, entrano in un meccanismo di attrazione e ripulsa circa il proprio oggetto di indagine. Temibile e perniciosa com'è, la stupidità impone cautele e strategie di trattamento. Alcuni la rivestono perciò dell'estetismo più outré, fatto che li induce a considerare l'idiozia come una sorta di sublime seppure un sublime visto dal basso (i cultori del trash sanno di cosa sto parlando), con tutte le ambigue fascinazioni che può indurre nelle menti di questi raffinati l'aver visto dritto negli occhi la Medusa, ma anche,vorrei dire, con i pericoli connessi a questo genere di approccio, che possiamo riassumere nella sindrome psichiatrica detta di Getzler (brevemente e volgarmente: chi va con lo zoppo...). Mentre non è difficile vedere  che altri  se ne difendono  esorcizzandola e indicandola  come cosa altra da noi,  una deiezione dello spirito che riguarda gli altri più che noi stessi.

 Cipolla appartiene a quest'ultima categoria di studiosi, verso cui  in parte io dissento. Da segretario generale aggiunto degli stupidi, vorrei perciò recare il mio contributo dall'interno della categoria, vorrei cioè esprimere il punto di vista della categoria degli studiati. Anche nell'antropologia culturale accade che il Tupinambà venga studiato e interpretato senza diritto di parola, e indagato attraverso il  regard éloigné dell'antropologo. Protesto contro questa metodologia di indagine. Solo un Tupinambà vi può dire che cos'è nell'intimo un Tupinambà (anche se la questione a questo punto si complica maledettamente perché nel momento in cui il Tupinambà parla di se stesso non è più un inconsapevole Tupinambà ma...  un antropologo di cui assume fatalmente lo stesso regard éloigné). Sia come sia, vorrei  esprimere il punto di vista dei Tupinambà, da Tuninambà, dunque da antropologo di me stesso.

Ebbene, signori,  l'intelligenza e la stupidità vivono purtoppo in simbiosi entro tutti noi: e non solo perché l'una ha bisogno dell'altra per connotarsi. Esse sono il dritto e il rovescio della nostra sostanza spirituale umana. Sono entrambe in noi, dentro di noi, inestricabilmente avvinte, come due lottatori eterni, per usare un'espressione di Baudelaire.   È difficile prevedere a chi arriderà la vittoria finale, sia nella nostra vicenda individuale come, più in generale, in quella dell'intera umanità alla fine di questo eterno combat.  Tutti siamo più o meno occasionalmente stupidi, tutti  siamo gli untori più o meno consapevoli di questa peste spirituale che è la stupidità umana. Anche presso l'uomo più intelligente, ahimè, resta abbastanza stoffa per farne un imbecille!  Ma forse, e dico forse con tutto il timore del caso, allo stupido integrale, quello mirabilmente indagato da Cipolla, manca la consapevolezza  della propria stupidità, perché se egli l'avesse cesserebbe di essere tale o sarebbe quanto meno uno stupido intelligente.

Rileggiamoci pertanto le cinque leggi della stupidità umana che ho tratto in forma sintetica (con lo stupido copia e incolla) dall'aureo libretto di Carlo Maria Cipolla, pregando l'ipocrita lettore di acquistarlo  per leggerlo di tanto in tanto e meditarlo, nella convinzione che se ci si trova nella schiera degli stupidi, la sua  lettura ci possa emendare catarticamente contribuendo così alla riduzione del carico di stupidità che grava sul mondo, mentre se si è intelligenti  possa far meditare sulla potenza della stupidità, che  stupidamente non avevamo visto.






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 La Prima Legge Fondamentale della stupidità umana asserisce senza ambiguità di sorta che:


Infatti
a) persone che uno ha giudicato in passato razionali ed intelligenti si rivelano poi all'improvviso inequivocabilmente e irrimediabilmente stupide;
b) giorno dopo giorno, con un'incessante monotonia, si è intralciati e ostacolati nella propria attività da individui pervicacemente stupidi, che
compaiono improvvisamente ed inaspettatamente nei luoghi e nei momenti meno opportuni.
La Prima Legge Fondamentale impedisce di attribuire un valore numerico alla frazione di persone stupide rispetto al totale della popolazione: qualsiasi stima numerica risulterebbe una sottostima.

La Seconda Legge Fondamentale dice che:

 qualsiasi altra caratteristica della stessa persona.

(La percentuale degli stupidi è identica sia tra i bidelli, gli impiegati, gli studenti e i docenti  anche se premi Nobel)

La Terza Legge Fondamentale chiarisce esplicitamente che:

 persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun
 vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita.

La Quarta Legge fondamentale afferma che:


La Quinta Legge fondamentale (e il suo corollario)recita che:


Il corollario della legge è che:


pagina a cura di Alfio Squillaci

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recensione di Albani, P., L'Indice 1989, n. 2

Il libro di Cipolla, eminente storico dell'economia, studioso di fama internazionale del funzionamento dei sistemi economici prima della rivoluzione industriale, è un pamphlet pieno di umorismo, formato da due brevi saggi apparsi originariamente in inglese (a testimonianza del proverbiale senso dell' humour che contraddistingue il mondo anglosassone) nel 1973 e nel 1976 in edizioni riservate agli amici. 
Il primo, intitolato "II ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo", è una divertente parodia del modo di fare storia sociale antica.In esso si narra, fra l'altro, di come Pietro l'Eremita, amante dei cibi pepati, sia stato mosso da uno scrupolo ben più "pungente" di quelllo religioso nel promuovere la sua infelice crociata per liberare la Terra Santa dall'oppressione musulmana: in realtà, con quella spedizione, egli intendeva riaprire le vie di comunicazione con l'Oriente e rifornire l'Europa di pepe, forte afrodisiaco divenuto un bene ormai scarso in Occidente. O di come la Guerra dei Cento Anni sia scoppiata a causa del controllo delle zone viticole francesi, essendo il vino inglese notoriamente pessimo. 
Nel secondo saggio, "Le leggi fondamentali della stupidità umana", Cipolla affronta un tema di grande interesse ed attualità, in tempi come i nostri segnati da rinnovate "debolezze" dell'intelligenza. 
Considerato lo stupido "una persona che causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita", l'autore, avvalendosi di un nutrito corredo di grafici e della consueta propensione alla scoperta di uniformità che muove la ricerca degli economisti, definisce alcune Leggi Fondamentali riguardanti la stupidità umana, da cui emerge la nostra sottovalutazione, da una parte, del numero di individui stupidi in giro per il mondo e, dall'altra, della loro pericolosità, e di come, inoltre, la probabilità d'essere stupidi risulti indipendente da qualsiasi altra caratteristica umana. 
Il limite (serio) delle teorizzazioni di Cipolla sull'argomento riguarda a nostro avviso l'aver considerato solo un aspetto - quello negativo, e perciò stesso più banale - della stupidità. "Artista silenziosa " come la chiamò Musil, essa presenta, al contrario, potenzialità creative, dissacranti, innovative; è, per dirla con Oscar Wilde, "la Bestia Trionfans che immancabilmente fa uscire la saggezza dalla sua tana". Insomma non si può dimenticare che esiste una stupidità "intelligente", non malvagia, arma critica usata da personaggi antieroici, come Don Chisciotte, Bouvard e Pécuchet, il buon soldato Svejk, ecc., o da movimenti d'avanguardia come Dada. 


dal 12 marzo 2006
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L'arguta conferenza sul tema della stupidità, tenuta da Musil nel 1937. "Se la stupidità non assomigliasse tanto al progresso, al talento, alla speranza e al miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido".
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line