Jonathan Coe - La famiglia Winshaw-  Feltrinelli, Milano, 2000.

"La famiglia Winshaw" è l'opera che ha consacrato al grande pubblico Jonathan Coe, scrittore inglese di Birmingham. Il romanzo è avvincente e innovativo.  Tendendo a fondere diversi generi letterari, infatti, può essere  letto ora come un libro-documentario, ora come un thriller con intrecci  da romazo giallo, oppure, semplicemente come un'autobiografia. Il protagonista della narrazione è un giovane scrittore, Michael Owen,
completamente in rotta con la società, tanto da isolarsi del tutto da amici e parenti (anche se alcune importanti figure femminili lo risolleveranno da questo stato di tremenda solitudine) che  cerca di portare a termine un libro-reportage sulla più famosa famiglia inglese: i Winshaw - famiglia spregiudicata, dedita al potere e ad anteporre  e a contrapporre i propri acuminati interessi contro quelli della nazione e annidata perciò in tutti gli apparati economici e politici dell'Inghilterra della signora  Thatcher. Il destino dello scrittore-protagonista s'intreccerà con quello di questa perfida famiglia Winshaw, e il resto non posso dirvelo. In questo libro Coe offre, a volte con vera e propria "cattiveria realistica", descrizioni di una società, quella inglese, completamente deturpata dal governo conservatore di quegli anni, dove servizi pubblici come ad esempio quello della sanità (il prestigioso National Health Service britannico) sono ridotti ai minimi termini. Dobbiamo quindi leggere l'opera di Coe come un vero pamphlet contro la "Rivoluzione Conservatrice" che sconvolse la Gran Bretagna degli anni '80, e al cui vertice c'era una donna, che come ebbe a dire Mitterand aveva "la bocca di Marilyn Monroe e gli occhi di Caligola". Nel libro non può certamente mancare, anche se contrasta con la drammaticità di alcune descrizioni, quel senso dello humour tipico della tradizione inglese.
 "La famiglia Winshaw" è oggi considerato un classico moderno e Coe con questo libro s'è ritagliato un ruolo di tutto prestigio  nel panorama letterario di questi anni.
 Gianluca Colella




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