La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line
J.M.Coetzee - Vergogna -  Einaudi,  Torino 2002 - trad. it. Gaspare Bona

Madame Bovary, dopo un pomeriggio di "scopate
selvagge", ritorna a casa e guardandosi allo specchio esclama: 
«questa è dunque la felicità. Questa è la felicità di cui parlano i poeti? » David Lurie,  prof. di Scienze della comunicazione a Città del Capo, dopo essere stato  a letto con una prostituta,  paragona  la propria felicità  a quella di Emma : la giudica "moderata, molto moderata". Di nuovo, il sottotesto flaubertiano 'agirà', nella declinazione del verbo, quando  Lurie, il primo giorno in cui viene ospitato da sua figlia, dedica una attenzione maniacale alla liturgia del proprio mangiare:  «niente disgusta un figlio più del corpo di un genitore quando esplica le sue funzioni ». Emma si accorge dell'odio e del livore insaziabile  che prova  verso il pauvre Charles vedendolo mangiare, osservando la sua masticazione insopportabilmente lenta . 

David Lurie: sposato e separato due volte, una figlia, posthippie e lesbica, che ha rifiutato l'orizzonte agiato, civilizzato  della metropoli sudafricana per addentrarsi nella  wilderness di una
fattoria sperduta nell'heart of darkness del Sudafrica più tradizionale e primordiale, archetipico, a contatto con una natura ostile, selvaggia, feroce.
Vive in una terra  e fra uomini che sembrano l'infanzia del mondo. Una fattoria inospitale, che è anche ospizio per cani, un luogo dove la sua disadattabilità ed inquietudine trova, però, requie e forma, una qualche, sia pur precaria, struttura di senso.
La  vorace curiosità sessuale di David - niente di  di luciferino o
dongiovannesco,  ma semmai pura irresponsabile gaudente immaturità  - lo porta a commettere un gesto foriero di terribili conseguenze, una specie di hybris che scatena le ire della società falsamente tollerante che  lo circonda, morbidamente adagiata sulla bibbia del politically correct: seduce una sua studentessa che, denunciandolo per molestie sessuali, causerà la "Disgrace"
 ( tit.originale) del  prof.

Davanti a quella specie di ibrido fra un tribunale dell'inquisizione e un consiglio di facoltà, David non pronuncia alcuna abiura, anzi quasi rivendica la gratuità pericolosità del suo gesto,  rifiutando di
trasformare la sua vita privata in uno show televisivo e  abbandona città, università, ozi,  il confortevole e suadente mondo della  accademia. Così 'spiega' il suo gesto: «E' entrato in scena Eros. da quel momento tutto è cambiato...Non ero più me stesso. Non ero più un cinquantenne divorziato e padrone della sua vita. Sono diventato schiavo di Eros».

Nella seconda strofa della poesia Sailing to bysantium, quella che comincia con il desolato incipit " questo non è un paese per vecchi", Yeats prosegue attingendo ad una immagine blakiana :
" un uomo anziano non è che una cosa miserabile, / una giacca stracciata su un bastone, a meno che/ l'anima non batta le mani e canti, e canti più forte/ per ogni strappo nel suo abito mortale..."

Ecco che cosa ha fatto Lurie, non ha calcolato che il paese dove vive non accetta che un vecchio «possa far cantare la sua anima e battere le mani»: la polis non può tollerare che Crono  violi Armonia,  non può lasciare impunito uno scandalo siffatto.  David Lurie-Edipo,  per questo, si è autocondannato all'esilio: dai
fasti e dai riti della cultura accademica, in un rapido décalage, senza però l'estetizzante  voluttuoso autocompiacimento di chi   scivola, lentamente, negli abissi. Lui che usava i Sonnets
shakespiriani e Wordsworth come piccolo manuale portatile di infallibile strategia della seduzione, sempre pronto all'uso e ad ogni evenienza, si trova, in un rapido lasso di tempo,  ad assistere una amica veterinaria di sua figlia, che compie pietose eutanasie su cani che poi lui stesso trasporta in un inceneritore: il prof. David Lurie è ora psicopompo di cani morti,  dei cani e dei libri, e dei cani nei libri autre fois.

La scittura di Coetzee è il risultato di una operazione basata sul
sottrarre, sul 'levare': via ogni deriva psicologista od  ermeneutica, alla ricerca di una espressività tesa, asciutta, scarnificata, essenziale, per cogliere, poi, il centro esatto delle cose, la verità che è come cuneo profondo che incide, che strazia, carne e anima.

E questa secchezza espressiva, quasi rudimentale, è consentanea della elementarità primitiva del mondo in cui vive la figlia di David e David stesso: un mondo dove violenza, istinto, regole ancestrali risultano incomprensibili a chi li osserva con le lenti deformanti e superbe della Kultur. E anche una
violenza carnale può essere accettata, avere una sua logica, una sua morale, una sua accettabilità, all'interno di quell'universo ancestrale siffatto.

L'alter ego di  David Lurie è Lester Burnham, protagonista   di American Beauty. Quest'ultimo si arresta laddove David prosegue: entrambi, comunque, non si  curano del memento contenuto nell' ultimo coro dell'Edipo re («Non dire nessuno felice se non hai visto l'ultimo dei suoi giorni »), nè tantomeno Ovidio,  ( le sue Metamorfosi", altro sottotesto di questo libro) volgarizzato da Montaigne Nemo ante obitum beatus:   solo pochi minuti, prima di morire, esclama estatico, beato e convinto : «Sto da dio, sto da dio».

Linnio Accorroni













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Esempio 1
Esempio 1
«Per un uomo della sua età, cinquantadue anni, divorziato, gli sembra di avere risolto il problema del sesso piuttosto bene». Ma forse non è cosí, se una sera David Lurie, insegnante alla Cape Town University, invita un'allieva a bere qualcosa, poi a mangiare un boccone, e infine a passare la notte con lui. Una notte che non resta isolata, che diventa una storia e che finisce con una denuncia per molestie sessuali.  Allontanato dall'università, David chiede ospitalità alla figlia Lucy in campa-
gna, nella parte orientale della Provincia del Capo, dove la convivenza tra diverse etnie, diverse tradizioni, diversi Sudafrica è aspra come la terra che Lucy coltiva. 
David tenta di adeguarsi alla nuova vita: dà una mano nei campi, aiuta una conoscente alla clinica veterinaria. Soprattutto, tenta di adeguarsi alla donna indipendente che è diventata sua figlia. Ma come tollerare anche la violenza che Lucy ha scelto di accettare? 

Vincitore del Booker Prize nel 1999, Vergogna mette in scena le trasformazioni del Sudafrica post-apartheid raccontando - come ha scritto il «Sunday Times» - «una storia dura, scritta in una prosa di scarna, aspra bellezza che conferma Coetzee come uno dei nostri migliori narratori di oggi».  
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Il risvolto di copertina
dal 11 ott. 2002
J. M. Coetzee (Città del Capo, Sudafrica, 1940) nato da una famiglia bianca di Afrikaaner, è uno dei maggiori narratori contemporanei di lingua inglese. Dopo essersi laureato alla University of Texas di Austin, tornò in Sudafrica, dove pubblicò la sua prima opera, Terre al crepuscolo, nel 1974. È l'unico scrittore che abbia vinto il prestigioso Booker Prize per due volte. Lo ottenne per la prima volta nel 1983, con La vita e il tempo di Michael K e per la seconda volta nel 1999, con Vergogna.

J. M. Coetzee  attualmente è Visiting professor of humanities all' Università di Adelaide (Australia). 

Premio Nobel per la letteratura 2003

Un reading di Coetzee al Festival della Letteratura di Mantova (Sett. 2004)
Che avesse ragione Pontiggia, quando sosteneva che i reading letterari sono delle 'euforiche esequie' sulle cui poltrone "educatamente s'attedia/ il pubblico di gente intelligente/ più della media" (G. Giudici)?
A Mantova, la star indiscussa di quest'ultima edizione da record del
festival della letteratura, che vanterà alla fine più di 50.000 visitatori,
è il sudafricano John Maxwell Coetzee.
E non solo perché è il più recente premio Nobel per la letteratura, ma anche per la sua proverbiale riservatezza, che trasforma la sua presenza qui in una sorta di epifania.
L'ampio spazio erboso del Cortile della Cavallerizza è gremito da diverse centinaia di lettori appassionati, e quasi altrettanti sono gli esclusi che non potranno assistere all'evento perché privi di prenotazione.

Coetzee si presenta all'appuntamento con barba e camicia bianche scortato da Paola Splendore, che insegna letteratura inglese alla università di Roma con particolare riguardo ai paesi anglofoni e postcoloniali (Sudafrica, India, Australia). Dopo un rapido intervento introduttivo della docente, Coetzee legge un suo racconto intitolato 'As a woman grows older', uscito tempo
fa sulla New York Review of Books e ancora inedito in Italia. E' chiaramente ispirato al suo ultimo libro,  Elizabeth Costello (edito da Einaudi), e di questo riproduce lo schema del viaggio all'estero e della lezione di un'anziana scrittrice in compagnia dei figli.

Complice il fatto che la narrazione è un po' lunga, che la lettura è salmodiante e monocorde, che la lingua  non è la nostra e pure che i reading letterari - seppur tenuti da un romanziere di questo calibro -
ispirano spesso un tedio letale, dopo poco tempo mi accorgo che una parte del pubblico non nasconde segni di insofferenza; e i miei vicini, una coppia sui vent'anni, all'inizio frementi ed ammirati, ora
cominciano a distrarsi bisbigliando fittamente e controllando eventuali sms sul cellulare.

Verrebbe da pensare che la logorrea non sia solo una semplice forma di maleducazione, seppur molesta e diffusa, ma denunci l'incapacità di accettare il silenzio e l'inattività, una specie di horror vacui di se stessi; quando in quel preciso istante Coetzee legge un brano in cui la
protagonista del racconto confida al figlio che uno dei tipici sintomi della senilità è la propensione a 'deplorare', l'attitudine a lamentarsi di continuo per come vanno le cose al mondo; e i motivi del suo biasimo
concernono proprio le cattive abitudini, come quella di conversare ad alta voce disturbando chi ti sta accanto.

Che le mie querimonie inespresse siano un segnale inquietante di invecchiamento o meno, resta che l'atteggiamento del pubblico conferma la validità della massima di Camillo Sbarbaro, secondo cui l'umanità si difende dal genio negandolo e se ne sbarazza riconoscendolo.
Come scriveva erostratos tempo fa, è che il mondo non ama i poeti. Apparentemente fa la coda per loro, li venera e li blandisce, ma
con l'intento non dichiarato e forse  inconsapevole di disinnescarli, di adoperarli come paradigmi rassicuranti e consolatori, un pezzo del rosario di citazioni colte da sfoderare al momento giusto; facendoli
così diventare i suoi cani da compagnia.
E i cani, nei romanzi di Coetzee (vedi il randagio del finale di Vergogna),
non fanno quasi mai una bella fine.

Forse è questa la ragione della sua piega amara della bocca, come di chi pensa che la vita abbia un cattivo odore; ma quella mutria non esprime la tipica alterigia dell'intellettuale snob, solo una comprensibile diffidenza verso quella folla di estimatori adoranti.
In Elizabeth Costello, il romanzo più impudico ed autoreferenziale di uno scrittore per altri versi schivo e riservatissimo, il personaggio principale è una vecchia e famosa scrittrice australiana che gira il mondo tenendo conferenze sulla letteratura; e nella prima di queste
paragona i suoi ammiratori a dei pesci rossi, all'apparenza innocui e simpatici, ma che presto si rivelano desiderosi di spartirsi le spoglie della balena agonizzante, di portarsi a casa un suo minuscolo brandello
di carne come souvenir.

Sempre nello stesso libro l'autore, per bocca della Costello, cita una scena del film 'Frances', quella in cui Jessica Lange interpreta il ruolo di una diva hollywoodiana che, per un esaurimento nervoso,
finisce in una corsia di manicomio. Qui, intontita dagli psicofarmaci, legata al letto e lobotomizzata, viene stuprata a turno dagli stessi infermieri che dovrebbero prendersi cura di lei; e uno di questi, accingendosi a violentarla, esclama "voglio proprio scoparmi una star del cinema!" In quella voce di una violenza ottativa, la Costello
avverte chiaramente "l'orrido rovescio dell'idolatria: il risentimento omicida".

Al termine della lettura, molti si dispongono pazientemente in fila per l'autografo di rito; che è pur sempre una forma garbata di possessione. 
L'anziano cetaceo accenna un sorriso stentato, firma e saluta i suoi educati pesci rossi; in fondo è a loro che deve il suo successo. Durante il reading, la voce di Coetzee s'imponeva una cadenza che
non tradisse esitazioni, ma il tono flebile ne denunciava l'artificiosità, come di chi stesse recitando una parte che non gli appartiene e non vedesse l'ora di porre fine a quell'imbarazzo.Già, il tono,"l'unica verità
del discorso, l'esatto rumore che ha l'intenzione di un uomo".

(dal Newsgroup Italia cultura libri)

Oggetto:  Coetzee a Mantova 
Da:  ionospam(at)beh.it (io) 
Gruppi:  it.cultura.libri 
Data:  Sep 18 2004 16:17:26 



Foe, romanzo del Nobel J.M. Coetzee (tr.it. F. Cavagnoli, Einaudi, 15) è un tributo in negativo a Robinson Crusoe. C'è un'isola sperduta nell'oceano in cui fa naufragio una donna alla ricerca della figlia rapita. Unici abitanti, un altro naufrago di nome Cruso e il suo schiavo muto Venerdì. Foe è lo scrittore al quale la donna affiderà i ricordi dei suoi giorni nell'isola. Ogni naufragio tende a trasformarsi in una fuga. Si naufraga e si vuole fuggire dall'isola, come capita alla donna. Oppure si naufraga e si trasforma la sventura in una fuga dal proprio passato come avviene a Cruso. In mezzo a questo mare sterminato, in un universo che può fare a meno del resto del mondo e come in quasi tutti i romanzi che parlano di acqua e naufragi, con il passare dei giorni e delle pagine arriva un momento in cui si capisce che si sta parlando di altro. 

Ecco uno di quei passaggi, quando la donna chiede a Cruso perché si ostini a costruire terrazzi pur non avendo nulla da seminare. "Pianteranno coloro che verranno dopo di noi e avranno la lungimiranza di portare con sé le sementi. Io mi limito a preparare il terreno". E poi con aria grave proseguì: "Vi prego di ricordare che non tutti gli uomini che portano il marchio del naufragio sono dei naufraghi nell'intimo". 

Da Republica.it >>>
<<< Vedi qui un breve profilo di Daniel De Foe
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Vedi anche qui:
J.M.Coetzee, Infanzia, trad. it. Einaudi,  Torino 2002 - Id., Gioventù, trad. it. Einaudi, Torino, 2003. Id., Summertime, trad. it. in uscita. 
Vedi anche qui:
J.M.Coetzee, Infanzia, trad. it. Einaudi,  Torino 2002 - Id., Gioventù, trad. it. Einaudi, Torino, 2003. Id., Summertime, trad. it. in uscita.