Andrea De Carlo - Tecniche di seduzione - Bompiani 1991

(Bompiani d'annata preso all'offerta "tutto a due euro" e, alla fine, letto volentieri.)

La storia si snoda in pieno nel filone "letteratura indigena autoreferenziale". Giornalista di Panorama frustrato sfoga rabbie e rivalse nel famoso manoscritto nel cassetto. Conosciuti per servizio lo Scrittore Celebre e la Fresca Bellezza, viene sedotto dal primo (che lo introduce nel giro vaticinandogli trionfi e celebrità) e seduce la seconda. Da Milano va a Roma in un fancazzificio sovvenzionato per attendere  alla revisione del manoscritto e coltivare la ragazza, al termine di che si scoprirà come qualmente: 1) il celebre scrittore gli scippa il manoscritto originale pubblicandolo così com'era a suo nome, e con gran successo; 2) il manoscritto revisionato fa cagare; 3) la sua recente fiamma andava già ' a letto col celebre scrittore da non meno di anni quattro. Complessivamente la prende nel Q su tutta la linea, ma il finale (ottima l'ultima frase) dimostrerà  che ha imparato la lezione.

Per tematiche e narrazione questo De Carlo anni '80 sembra un Pallavicini  (1) più sfumato, meno forte nelle sorprese e nell'intercalare, meno esteta ma più politicizzato, e rigorosamente etero. Amori artistici, tormenti creativi, spiragli di politica  e milieu gaglioffo.

Avvertibili come sempre, e come sempre discutibili, i vezzi stilistici di De Carlo: abbondanza quasi autoparodistica di "cavolo", laddove oggi o non diremmo niente o diremmo quantomeno ca**o, svariati "porco giuda" e "porca miseria", laddove oggi si porcheggerebbe altro, abuso del participio passato, che dovrebbe echeggiare la parlata milanese ma alla lunga fa un po' tema da scuola serale (sono stato, sono andato, ho visto, ho pensato).

Una osservazione che può  essere un mio limite: in tre libri su tre, finora non ho mai incontrato in De Carlo il registro buffo, in nessun personaggio. Se la tirasse, o non l'avesse nelle corde?

Concludo con un dettaglio così  marginale che mi fa piacere pensarlo snob (poi magari ci avranno già  fatte delle tesi di laurea, chi lo sa): quando ci sono questi libri "ispirati a situazioni contemporanee" io mi leggo sempre la nota che dice che è tutto inventato e ogni riferimento ecc.

Le note di gran lunga più  belle e raffinate in questo senso sono (entro i limiti della mia conoscenza), quelle scritte da Piero Chiara. Per uno che tutta la vita ha spettegolato sugli altri, con parole prima e opere poi, per vocazione e per professione paragiudiziaria, e insomma per uno che dai riferimenti a fatti e situazioni reali ha tratto la totalità  della sua materia ispirativa, il disclaimer è  un momento di vertice o di ignominia menzognera. I disclaimer di Chiara sono -  (senza tema di strofeggiare) (2) un vertice sublime.

In altri autori, potete fare il giochino  di vedere come hanno risolto il problema di parafrasare la litania con maggiore o minore eleganza, prendendola stretta o prendendola larga - chi lo mimetizza nelle note, chi lo dice con altri termini, chi anestetizza il lettore con una imbarazzata premessa prima di pervenire al canonico "puramente".

De Carlo in questo senso appartiene alla scuola del minimalismo svogliato: "ogni riferimento / a fatti e persone / è puramente casuale". Rigore epigrafico o piattume  afasico? Ai posteri.


P.Bianchi




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Esempio 1
dal 20 giugno 2002
(1) Piersandro Pallavicini, giovane promessa della letteratura italiana. (Torna supra.)
(2) Allusione a Maria Strofa, poetessa, collaboratrice occasionale di questo sito e "chiodo fisso" del recensore. (Torna supra).

Andrea De Carlo

Negli anni Settanta tre ragazzi intrecciano le loro storie. Livio si è appena laureato, Marco si rifiuta di concludere gli studi e Misia, l'imprevedibile Misia Mistrani, si unisce volubilmente ora all'uno ora all'altro dei due amici. E mentre gli anni passano, l'ambiguo legame fra loro non viene meno. 

"Due di due" è un romanzo apparso per la prima volta nell'89. Narra l'amicizia fra Mario, l'io narrante, e Guido, un suo compagno di scuola. Sono così diversi da essere speculari, Mario e Guido: il primo è un adolescente come tanti, impaurito e attratto dalla vita, indeciso nelle scelte e appena abbozzato nella personalità, succube dell'autorevolezza e del carisma altrui; il secondo ne ha da vendere di autorevolezza e carisma, ha entusiasmo per la vita, ed è diverso, diverso da tutti gli altri, abbastanza per attrarli, troppo per non spaventarli, per non restare, alla fin fine, sempre isolato. Nonostante le differenze, l'amicizia di Mario e Guido prosegue lungo gli anni Settanta e Ottanta: a scuola e fuori scuola, fino all'età adulta. 

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