Philippe Delerm - La prima sorsata di birra, Frassinelli, Milano 1998
Libricino piccino e costato un briciolino.
A volte capita. Questo è un Delerm che mi scompare tra lo spessore d'altri libri. Eppure parla dei sommi e piccoli piaceri della vita non senza originalità: la prima sorsata di birra ( e detto da chi non l'ama);il pacchetto delle paste la domenica mattina;aiutare a
sgranare i piselli;il croissant per strada;....andar per more...;la
domenica sera...; il maglione autunnale e via discorrendo. Tra
piaceri che conosciamo bene ed altri che non noteremmo se Philippe Delerm non ci mettesse un sasso sopra e la felicità è la piccola cosa alla Salustri. E' l'ape che si posa su un bottone di rosa. Poi è chiaro che se la rosa è un regalo di "lui" e se è in un vaso di cristallo e se...ognuno indori l'immagine come meglio crede, è ancor più bello. Se è già magico, in stato di grazia, diviene superbo.
Eppure...è la nostra capacità di godimento che determina felicità
grandi e piccole. Esiste una casistica delle felicità, ma impera il
filtro individuale delle stesse. Senza di noi, singoli, individui, non
esiste la felicità e la casistica diviene una curiosità lontana
dalla (nostra) realtà.Come il glutine per i celiaci. A riprova che la
percezione globale è soltanto cultura intorno ai luoghi comuni, abito mentale, adeguamento alla legge, ma è il singolo ad essere l'unico artefice del "suo" godimento. Sul dolore, invece, ho dei dubbi.
Rossana Massa
Dalla Rete: Diverso parere...
Il vicino di casa di Proust ci prova, e che no, pure lui sa raccontare le tante emozioni che i minimi particolari della vita suscitano all'animo sensibile... Ne risulta un abominevole campionario di banalità, rese in forma sgrammaticata (ah, la virtu simbolica dell'anacoluto!) che sa tanto di sospiro. Manca il capitolo sulle lasagne della mamma o quello sul sugo pomodoro-basilico della nonna che stava in campagna, poi il libro raggiungerebbe la perfezione del genere. Virtù letterarie da tanti scovate nel testo, dove siete? Ah già, state sfogliando quelle rivistacce che si trovano dalla parrucchiera, che subliminale goduria. Riassumendo: un libro breve, e pure futile.
Gieffe