Circle
Philippe Delerm  - Aveva piovuto tutta la domenica - Frassinelli, Milano, 1999.

Dopo il sorprendente libro Il primo sorso di birra in cui Delerm si soffermava con delicatezza e charme a indagare i piccoli piaceri della vita, continua con questo volume la saga del minimo e dell'ordinario.  Arnold Spitzweg - un francese medio di un quartiere popolare di Parigi - è l'eroe di una esistenza sotto radice quadrata, anonima, e si sospetta anche felice, come può esserlo una vita che non ha (o ha rinunciato alle) grandi passioni e ai grandi disegni. Il libro non è né un racconto né una narrazione in senso stretto, piuttosto una suite in cui si susseguono, come i giorni senza gloria del nostro Spitzweg, brevi scenette che danno il resoconto della sua vita senza lampi: dalla salumaia, dal dottore, nel metrò, a lavoro in Posta, a passeggio a Parigi. La tecnica di Delerm è una forma di pointilisme narrativo: piccoli tocchi a mano leggera. Rinunciando alla storia, l'accento viene posto sugli aggettivi più che sui verbi: l'obiettivo non è la grande tela, ma l'acquerello. Delerm porta all'estremo la poetica di Flaubert, quella di scrivere un libro su niente, senza soggetto cioè, e dove "non succede nulla". Ma in questa rarefazione di eventi si sente spirare il venticello della poesia.
A.S.



<<<Ritorno all'Indice Recensioni
dal 21 sett. 2001
Search this site or the web powered by FreeFind

La Frusta! Web search
Philippe Delerm

Philippe Delerm su InternetBookShop

Esempio 1
Philippe Delerm - La prima sorsata di birra, Frassinelli, Milano 1998

Libricino piccino e costato un briciolino.
A volte capita. Questo è un Delerm che mi scompare tra lo spessore d'altri libri. Eppure parla dei sommi e piccoli piaceri della vita non senza originalità: la prima sorsata di birra ( e detto da chi non l'ama);il pacchetto delle paste la domenica mattina;aiutare a 
sgranare i piselli;il croissant per strada;....andar per more...;la 
domenica sera...; il maglione autunnale e via discorrendo. Tra 
piaceri che conosciamo bene ed altri che non noteremmo se Philippe Delerm non ci mettesse un sasso sopra e la felicità è la piccola cosa alla Salustri. E' l'ape che si posa su un bottone di rosa. Poi è chiaro che se la rosa è un regalo di "lui" e se è in un vaso di cristallo e se...ognuno indori l'immagine come meglio crede, è ancor più bello. Se è già magico, in stato di grazia, diviene superbo.
Eppure...è la nostra capacità di godimento che determina felicità 
grandi e piccole. Esiste una casistica delle felicità, ma impera il 
filtro individuale delle stesse. Senza di noi, singoli, individui, non 
esiste la felicità e la casistica diviene una curiosità lontana 
dalla (nostra) realtà.Come il glutine per i celiaci. A riprova che la 
percezione globale è soltanto cultura intorno ai luoghi comuni, abito mentale, adeguamento alla legge, ma è il singolo ad essere l'unico  artefice del "suo" godimento. Sul dolore, invece, ho dei dubbi.
Rossana Massa
Dalla Rete: Diverso parere...

Il vicino di casa di Proust ci prova, e che no, pure lui sa raccontare le tante emozioni che i minimi particolari della vita suscitano all'animo sensibile... Ne risulta un abominevole campionario di banalità, rese in forma sgrammaticata (ah, la virtu simbolica dell'anacoluto!) che sa tanto di sospiro. Manca il capitolo sulle lasagne della mamma o quello sul sugo pomodoro-basilico della nonna che stava in campagna, poi il libro raggiungerebbe la perfezione del genere. Virtù letterarie da tanti scovate nel testo, dove siete? Ah già, state sfogliando quelle rivistacce che si trovano dalla parrucchiera, che subliminale goduria. Riassumendo: un libro breve, e pure futile.

Gieffe
Prima paginaFili di fumoEnferRecensioniRivistaProfili di autori
ContattaciAtlante Letterario Bacheca pubblicaCompiti

Tweet
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line