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Barbara  Lanati  - Vita di Emily Dickinson - L'alfabeto dell'estasi -
UE- Feltrinelli, MIlano 2000

Marisa Bulgheroni  - Nei sobborghi di un segreto. Vita di Emily Dickinson - Oscar Mondadori, MIlano 2002

È Cioran, mi sembra,  che, durante un'intervista, precisò di essere letteralmente affascinato dalle biografie perché  poche cose ci danno, quanto esse, il senso della  umana corruzione e decadenza.

Scrivere una biografia è, di per sé, atto temerario ed impudico, tanto più scrivere la biografia poi di una  che, in uno di quei ritratti di sé  oracolari ed iniziatici che lei spediva sotto forma di lettere, chiosò: « Una biografia ci convince, soprattutto, della fuga di chi ne è il protagonista». Scrivere una biografia, dunque, significa compiere  una sorta di atto folle che, per essere attuato, necessita di una spericolata  e dolce  insania.
Confronto azzardato ed impari, un vis à vis che vede lo scrivente già soccombere, in partenza: eppure, lì, in quella melanconica  competizione,  che svela la nostra relativa inadeguatezza, c'è forse il tentativo, non del tutto vacuo,  di cogliere  una possibile  chiave di lettura anche della nostra esistenza.

La saggistica nostrana non ha  biografi del calibro di  un Richard  Ellmann o  di un George Duncan Painter che,  più che semplicemente "occuparsi" di, Joyce, Proust,   assemblano una tale dose di dati, notizie, fatti, eventi che assumono la poderosa consistenza ed incombente mole di monumenti cartacei, di cenotafi che osserviamo perplessi, soggiogati da tanta   marmorea
inscalfibilità.

Nel breve volgere di pochi anni, due scrittrici italiane -Barbara Lanati - che, grazie alla quarta di copertina, scopriamo avere  un bel volto scolpito, da  indio, e Marisa Bulgheroni - entrambe docenti di letteratura americana  hanno tentato di ricostruire i  tasselli di una ossessione letteraria e biografica con la quale, continuamente, si sono imbattute,  in un corpo a corpo lungo quanto può essere lunga e defatigante una vita ed una passione: Emily Dickinson.  Curioso che entrambi i libri tentino di definire i contorni di questa ricerca, circostanziando l'anodino e laconico titolo  Vita di Emily Dickinson, con una specie di ur-titolo che dovrebbe trasmettere il significato ultimo e supremo di questa ricerca inesausta e fallimentare, per suo status : Alfabeto dell'estasi  della Lanati e Nei sobborghi di un mistero della Bulgheroni. Non voglio qui dire quanto poi questi sottotitoli aderiscano perfettamente al profilo, necessariamente e dolcemente contorto, di queste biografie, ma ciò che appare evidente è che entrambe, sin dalla copertina, recano le tracce di un  tragitto e di un tentativo : mentre quella della Lanati è fatto di accensioni fulminee, di schegge che, a tratti, illuminano, quella della Bulgheroni mi è piaciuta di più per il modo con il quale lei ha tentato di cogliere il profilo di questa personalità così unica e irriducibile. La Bulgheroni ha capito che si tratta di lambire un mistero, di sfiorare n'apparizione, di interpretare l'evocazione di un simbolo. Una biografia tattile e visiva, fatta di ricognizioni, di avvistamenti, di incontri con luoghi e presenze che continuano a mantenere celato un segreto che rimarrà sempre inalterato.
Linnio Accorroni

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Esempio 1
« Mio padre  mi compra molti libri ma mi supplica di non leggerli perché ha
paura che mi scuotano la mente».


« Se leggo un libro e mi sento gelare in tutto il corpo, tanto che neppure
il futuro può riscaldarmi, allora so che quella è poesia. Se provo la
sensazione fisica che mi sta spaccando il cervello, allora so che quella è
poesia. Sono quasi gli unici modi in cui la riconosco. Nient'altro».

Emily Dickinson
dal 13 dic. 2002
In breve
L'esistenza enigmatica e silenziosa di Emily Dickinson, donna impulsiva e inquieta, imbrigliata nel soffocante conformismo e moralismo borghese dell'America ottocentesca, e attraversata da alti ideali intellettuali e aneliti religiosi. 
 
Il libro
1830/1886: è questo l'arco della vita di Emily Dickinson, trascorsa in volontaria reclusione dal 1852 nella grande casa paterna la Homestead, nella cittadina di Amhrst, Massachusetts. Sulla sua poesia che ha creato un autentico "caso" letterario in America a partire dalla sua prima pubblicazione - una smilza raccolta di testi, nel 1890 - è stato scritto tanto. Su di lei da viva,  non ha scritto nessuno, se non appunti su diari, per mano di conoscenti e amici di famiglia. A lei, invece hanno scritto in molti. Non tutto è rimasto, ma quanto basta per costruire la trama del lungo romanzo di poesie e di lettere di Emily date alle stampe, nel 1842, dai fratelli Austin e da Lavinia. Da tutto questo materiale emerge una fisionomia sfuocata di donna, dai contorni non perfettamente nitidi, che suscita e lascia senza risposte molte domande. Quella che Barbara Lanati, finissima conoscitrice della Dickinson, racconta facendo uso di strumenti diversi (l'epistolario familiare, i diari della amiche, le testimonianze di che la conobbe, oltre alla produzione poetica e alle lettere di lei) è un'esistenza enigmatica e silenziosa - che quanto più volle sottrarsi al mondo tanto più fu oggetto di pettegolezzi e mitizzazioni. Un'esistenza impulsiva e inquieta, imbrogliata nei soffocanti conformismi borghesi dell'America ottocentesca, e attraversata da alti ideali intellettuali e aneliti religiosi. Una donna dalla personalità potente, "mistica e al contempo blasfema, e una straordinaria poetessa. 

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