Esempio 1
Fëdor Michajlovic Dostoevskij
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L'effimero, l'eterno. Le notti bianche
di Simonetta Caminiti
 


È integrata da uno scritto di André Gide, l’edizione di Oscar Mondadori de “Le Notti Bianche”, il racconto sentimentale di Fëdor Dostoevkij.

Il suo protagonista non ha nome né storia: scopriremo con lui che avere una storia (e quindi una vita) significa condividere il proprio tempo rigorosamente per mezzo della parola, con qualcun altro. 
Egli è un sognatore. Comunica con la sua Pietroburgo umanizzando anche i suoi più piccoli dettagli, ma sempre inosservato e inascoltato: vive di fantasia allo stato puro, e nel contesto storico che meglio precisa la sua inettitudine.
Almeno finché non appare Nasten’ka, fanciulla di bellezza disarmante, ma che, soprattutto, libera in lui la forza dell’affabulazione. Nasten’ka è la sua controparte femminile: è sola, priva di esperienza del mondo, è intelligente ed i suoi sono sentimenti elevati e fervidi come la dolce primavera russa. È però appena più civettuola e sicura delle proprie attrattive (per salvarla dalle brame di un malintenzionato, al principio della storia, il protagonista svela forse il primo atto davvero “corporeo” di tutta la sua vita). 
Si connotano perfettamente, quindi, due archetipi senza tempo: l’ambigua ingenuità di una giovane donna, e la sensibilità rarefatta, costellata di immagini, del suo interlocutore; il quale, per quattro notti della sua vita, si rivela a lei nella sua natura umana, finalmente ancorata alla realtà attraverso un amore folgorante. Ma Nasten’ka vive nell’attesa che “da molto lontano” torni il solo uomo dei suoi desideri. E sarà la sua favola l’unica a realizzarsi.
Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! È forse poco per colmare la vita di un uomo?
Questo è l’interrogativo con cui ci lascia stavolta Dostoevkij, maestro di inquisizioni che discendono spessissimo da intrecci più lunghi e complicati di questo. È curioso – ma sul serio? – che non faccia mai proferire a Nasten’ka il  semplice desiderio di conoscere il nome del suo amico. Un personaggio senza nome non lascia traccia della sua identità; quasi lo immaginiamo invisibile, e quasi rappresentativo di un genere d’umanità presente nel nostro mondo quanto lo è l’ossigeno: l’individuo che solo in apparenza non discerne il confine tra sogno e vissuto concreto: l’individuo che si reinventa, che di un nome o di qualcuno che glielo chieda, in fondo, non ha neppure bisogno. Una figura di estensione pari a quelle del teatro greco, o magari dei copioni di Lorca, giacché essi pure non rispondono ai dettami di un universo politico quanto a quelli dell’anima, e del dramma che sono impegnati a inscenare nella loro solitudine per tutta la vita. 
Splendidi, i contorni della città. È un incontro che fa pensare, prima ancora che alla riduzione cinematografica di Visconti (ambientata a Livorno, e con un personaggio femminile di nazionalità diversa da quella del protagonista), al più recente Prima dell’alba. In questa pellicola, datata 1995 che torna sul grande schermo nel 2003 col sequel Prima del tramonto, Ethan Hawke e Julie Delpy recitavano un romanticismo biunivoco, prima a Vienna e poi a Parigi, ma scaturito dalla stessa magica sintonia: il filo rosso che si sgomitola nella comunicazione fine a sé, tra due giovani pieni di passione e di carica cerebrale, senza che si consumi altro amore che quello di cifra platonica.
 Le più spettacolose capitali europee… o gli odierni teatri digitali:  le notti bianche restano uno sfondo ricco di prospettiva – il più alto, il più caldo – per quella brevissima ed eterna parte di noi stessi che abbracceremmo anche in cambio di una vita intera.   























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Le notti bianche di Fëdor Michajlovic Dostoevskij
Le notti bianche ("Belye noči. Sentimental'ny roman", in russo) è un romanzo breve di Fëdor Dostoevskij scritto nel 1848 e sottotitolato "Romanzo
sentimentale (Estratti delle memorie di un sognatore) "

Le notti bianche mette in scena  il sogno di un giovane uomo che durerà lo spazio di quattro notti soltanto, coincidenti col fenomeno delle notti boreali in cui il sole sembra non tramontare, da dove il termine “bianche”– cui corrispondono altrettanti capitoli.
 A zonzo per le sue peregrinazioni notturne in San Pietroburgo, il nostro giovane ed idealista eroe incrocerà il cammino della deliziosa Nasten’ka.
Nasten’ka vive con la nonna cieca che lei mantiene con grande amore. 
Nasten’ka piange un amore che crede perduto, la sola persona di sesso maschile che abbia incontrato: un inquilino per il quale lei avrebbe lasciato la nonna se lui non l’avesse dissuasa.
 Egli partendo le ha promesso di ritornare tra un anno, quando i suoi affari saranno sistemati ed egli avrà di che soddisfare i loro bisogni.
 Un anno è passato. È già tornato a  San Pietroburgo e tuttavia dà segni di vita.
Fin dall’inizio, Nasten’ka proibisce al nostro protagonista (che è anche il narratore) di innamorarsene, pena di vederla fuggire.   Sarà un amico, soltanto un confidente. Il nostro giovane eroe non ha mai conversato con una ragazza. È romantico all'estremo e parte per  grandi voli lirici. E certamente  è innamorato pazzo di Nasten’ka.
 Durante le quattro notti, tuttavia, l’ aiuterà a provare a riannodare i contatti con il suo fidanzato. Si fa da intermediario.
L'ultima notte, il fidanzato non arrivando ancora, non ne può più e dichiara apertamente il suo amore. Nasten’ka giura di non amare che lui. Restano abbracciati per tutta la notte. Ma al mattino, giunge il fidanzato e Nasten’ka si precipita tra le sue braccia.
 Il quinto capitolo si svolge di giorno. Il nostro giovane narratore riceve una lettera di scuse di Nasten’ka. Ritorno duro alla realtà dopo quattro notti di struggente sogno.
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Fëdor Michajlovic Dostoevskij nel sito

1. Fëdor Michajlovic Dostoevskij  Vita e opere

2. Fëdor Michajlovic Dostoevskij- I demoni - Saggio di Irving Howe in questo sito.

3. Fëdor Michajlovic Dostoevskij-
 Delitto e castigo- Riassunto

4. Fëdor Michajlovic Dostoevskij- Le notti bianche Con uno scritto di Simonetta Caminiti - Riassunto
dal 10febbraio 2008
"E' il rendiconto psicologico di un delitto. Un giovane, che è stato espulso dall'Università e vive in condizioni di estrema indigenza, suggestionato, per leggerezza e instabilità di concezioni, da alcune strane idee non concrete che sono nell'aria, si è improvvisamente risolto a uscire dalla brutta situazione. Ha deciso di uccidere una vecchia che presta denaro a usura..." (Dostoevskij). 

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Marcello Mastroianni e Maria Schell nel film di Luchino Visconti "Notti bianche" (1957) tratto dall'omonimo racconto  di Dostoevskij
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