Marco Drago - L'amico del pazzo ed altri racconti - Feltrinelli, Milano, 1998, pp.172.

Il giovane-scrittore-esordiente è oramai una figura sociale, oltre che una categoria dello spirito molto diffusa. Questo nella vita. In letteratura, quasi mai una promessa mantenuta. Dobbiamo contentarci e pazientare. Abbiamo qui davanti un altro esemplare di quel tipo lì. Come scrive?  Come sente e come vive: mimando i pieni e i vuoti dell'esistenza, tra pigrizia e ingegno. Ne vengon fuori delle pagine scucite, délabrées, ma anche bellurie del genere: «L'autunno c'è e si fa sentire con tutta la sua grazia depressiva, sembra che un gas silenzioso abbia sminuito i colori della natura, li abbia slavati». Non male, ma diciamolo sottovoce. Il giovane-scrittore-esordiente dirà che non è alla letteratura che egli mira, ma alla vita, alle sue insensatezze, alle sue incongruenze. Alle sue perfidie, alle sue nullità. E tuttavia emerge da questi racconti di Marco Drago un pezzo d'Italia - il Nord-Ovest - una provincia che seppur di sfuggita - «Ci sono delle persone che lavorano nelle vigne alle undici di sera» - fa da sfondo non incolore a storie soprattutto di giovani irrisolti del tipo che dicono: «Quando trovo un lavoro mi capita sempre di trovare di colpo il motivo per smettere subito». Allo scrittore esordiente facciamo tanti auguri. Provando e riprovando può darsi che si imbatta nella letteratura, che quasi sempre non è la vita e quasi mai come la vita.
Alfio Squillaci

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