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La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line
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Si chiamavano Clara, Nadia, Magda, Felismina, Jang Qing, Elena, Caterina, Mira... Sono state spose, amanti, muse, ammiratrici... Si sono innamorate di un uomo crudele, violento e tirannico, l'hanno convinto che era bello, affascinante, onnipotente. A volte l'hanno dominato, a volte sono state tradite e ingannate. Alcune di loro sono state quasi più feroci del loro uomo. Spesso l'hanno seguito fino alla morte. Hanno tutte contribuito a plasmare le personalità più potenti e terribili del XX secolo. Del resto, uno degli ingredienti fondamentali del successo politico dei grandi dittatori è proprio il fascino esercitato sulle donne, che li inondavano di lettere d'amore. Come aveva capito Adolf Hitler, "l'importante è conquistare le donne, il resto arriva dopo". Diane Ducret ricostruisce gli incontri, le strategie seduttive, gli amori, il peso politico, il destino delle donne che hanno intrecciato le loro vite con quelle di Mussolini, Lenin, Stalin, Salazar, Bokassa, Mao, Ceausescu, Hitler, fino a entrare nel loro letto. "Le donne dei dittatori" esplora così i meccanismi più profondi e segreti del rapporto che lega sesso e potere. E, raccontandoci la storia da un'angolatura inedita, ci aiuta a capire l'attualità.
Diane Ducret – Le donne dei dittatori – trad. di G. Maugeri,Garzanti , Milano 2011


«Non sapevo che il mazzo di rose che è la vita, avrebbe lasciato così tante spine » .
Queste parole  dette a Salazar da una delle sue tante amanti, esprimono perfettamente ciò che è stata la vita delle donne dei dittatori. Una vita di desideri, speranze, gelosie, delusioni e, infine, quasi sempre una vita conclusasi con una morte tragica. 
Per la maggior parte di esse, eppure, sono esse stesse che  trasformarono la loro vita  in un serto di spine,   innamorandosi di uomini tra i più tirannici  ed egoisti espressi dal ventesimo secolo. 
Si chiamavano  Mussolini, Lenin , Stalin, Salazar, Bokassa, Mao, Hitler e Ceausescu. Hanno gettato sul loro paese e il mondo l'ombra scura della dittatura, del razzismo, dell’odio e della violenza. Erano  quei mostri  che  la memoria collettiva   ricorda.  Ma in privato, tuttavia, erano uomini. Uomini  innamorati,  ardenti, poetici, premurosi ... uomini con sentimenti, desideri, amori. Certo, il loro immane egoismo ha spesso fatto l’infelicità delle loro compagne   e alle  speranze dei primi approcci sono seguiti immancabilmente  amarezza e disillusione. Ma il loro potere seduttivo era tale che sono stati in grado di sconvolgere donne di ogni rango, dalla casalinga alla borghese, dalla intellettuale alla stellina alla giornalista di grido.. 
Clara, Nadia, Elena, Eva Catherine e molte altre sono entrate nella sfera privata di questi dittatori. Alcune sono state costrette a forza, come Catherine, rapita da Bokassa, o Nadia, violentata e poi sposata da Stalin. Altre hanno ceduto al potere di uno sguardo magnetico, la voce orgasmica di un altoparlante, il carisma di un politico ... 
« Mio caro Führer, non posso fare a meno di pensare a voi, ogni giorno, ogni ora, e ogni minuto che passa. Qualsiasi  cosa accada, la mia vita vi appartiene».  Hitler ricevette più lettere di ammiratori di Mick Jagger e dei Beatles messi insieme! Moltissime erano donne: una pletora di groupies si direbbe col linguaggio di oggi che avvalora ogni genere di  sospetto sulle capacità delle donne di tenere a freno gli isterismi davanti al maschio rapace e rampante. Qualcosa di oscuro e potente che investe la corteccia cerebrale della femmina e la cui spiegazione probabilmente occorre rintracciare nel Neolitico, quando il vivere e il morire era deciso dal maschio potente e terribile che riusciva a portare dentro la caverna la bistecca per tutti. Ma non è questa la prospettiva della Ducret che inanella una vicenda amorosa dietro l’altra con l’unico scopo di ricostruire una storia, un’atmosfera, un’epoca, senza alcuna tentazione psicoanalitica o azzardi interpretativi d’altro tipo. 

Ben presto, i maschi seduttori avidi  di conquiste femminili come di vittorie politiche, apprendono che la loro ascesa al potere non poteva realizzarsi senza la donna. Essa ha avuto  un ruolo nella loro esistenza e lo sviluppo della loro personalità, sapendoli consigliare, persuadere, guidarli, ispirarli, addolcirli talvolta, com’è il caso della Angelica Balabanov o della Margherita Sarfatti verso Mussolini.. 
Alcune si sono rivelate così spietate  e tiranniche come o forse più gli stessi tiranni! Jiang Qing, ultima moglie di Mao divenne famosa per atrocità abominevoli, mentre in Romania, Elena Ceausescu apparve come la degna pari  del marito, con il quale divise con spietatezza il potere  per quasi 22 anni. 
Con   Le donne dei dittatori, la giornalista, laureata in storia e filosofia e poliglotta  Diane Ducret  ci racconta in un’unica narrazione consecutiva (il cui genere, la docufiction,  è in Italia presiditao dalla brava Marta Boneschi) la storia dimenticata  di compagne, mogli, amanti dei despoti del XX secolo.
     Elenca in un corposo volume di oltre quattrocento pagine le innumerevoli storie d’amore, analizza e sceneggia (frequente è il ricorso al dialogo diretto) il rapporto amoroso che di volta in volta irretisce il dittatore di turno e traccia i ritratti di  donne dagli status e condizioni completamente differenti, ma con l’elemento  comune di avere vissuto storie d'amore con  intensità, passione e forte determinazione ( è il caso della Claretta Petacci, il cui amore totalmente disinteressato e impolitico durò sincero fino alla tragica scelta finale). 
Libro facile facile, virando sul versante privato dei dittatori ha il pregio di farci vedere di che lacrime grondi e di che sangue talvolta il potere, ma  dall’altro anestetizza il dramma della storia in una intricata trama di commedie o drammi  sentimentali. 

Alfio Squillaci
Segnalo un piccolo errore a pag. 43, dove la rivista «La Voce» viene definita “giornale socialista”.  Ve li immaginate Papini e Prezzolini concorrenti ideologici de l’ «Avanti!»...
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