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Giovanni Fasanella- AntonellaGrippo  I silenzi degli innocenti - BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2006
Estratto



MORO PER SEMPRE –– MARIO MORETTI? RESPONSABILE DEI SERVIZI INFORMATICI A SAN VITTORE! – C’È CHI DA CAPO DEL SERVIZIO D’ORDINE DI LC, È DIVENTATO SOTTOSEGRETARIO ALLA GIUSTIZIA, QUALE GIUSTIZIA? – IL PERDONISMO DI CL…



Dal libro “I silenzi degli innocenti”, di Giovanni Fasanella e Antonella Grippo (Bur)


“Sono Antonio Iosa, classe 1933, sposato, due figli. La sera del primo aprile 1980, a Milano, quattro brigatisti irruppero in una sezione della Dc, il mio partito. Scelsero quattro persone fra i presenti e ci fecero mettere contro il muro. Poi ognuno di loro sparò alle gambe di ognuno di noi. Riportai lesioni a entrambe le arterie… da quel giorno, venti ricoveri e cinquantuno interventi, mai un minuto senza dolore. E c’è chi dice che non ho cuore per Gallinari”

“Mi è capitato di incontrare anche qualche ex brigatista rosso. Franco Bonisoli, per esempio: membro del commando che sequestrò Moro, oggi è molto impegnato nel settore del volontariato. E’ successo casualmente a casa di amici comuni, appartenenti a Comunione e Liberazione. Cl ha fatto una grande opera di proselitismo verso i brigatisti nelle carceri, aiutandoli anche a reinserirsi dal punto di vista lavorativo. Per carità, non voglio dire niente, ma santo cielo! Sapete, per esempio, che fine ha fatto Mario Moretti, il capo militare delle Br, nonché organizzatore del sequestro Moro e di una serie infinita di altri attentati? Vi stupirete, forse: ha avuto dalla Regione Lombardia l’incarico di ingegnere tecnico per l’informatizzazione del carcere San Vittore. Avete capito? Attraverso una cooperativa legata a Comunione e Liberazione, l’”ingegner Borghi” del caso Moro è responsabile dei servizi informatici del carcere di san Vittore! E quando si è trattato di trovare un lavoro a mio figlio Davide, ingegnere anche lui, il posto è saltato fuori solo dalle inserzioni sul “Corriere della Sera”.

E Marco Barbone, il killer di Walter Tobagi? Il suo fu un pentimento di comodo, che gli procurò notevoli sconti di pena. Ebbe da Comunione e Liberazione il privilegio di essere considerato il capostipite della redenzione degli ex terroristi: beatificato e accolto con tutti gli onori nella comunità, con tanto di posto di lavoro come premio…”

“In Italia, in tutti questi anni, abbiamo assistito di fatto a un perdono generalizzato concesso a mani basse dal potere politico senza pretendere, come espiazione, che gli ex terroristi raccontassero almeno tutta la verità. Questo è successo…
Si è pensato di chiudere il capitolo degli anni di piombo attraverso la peggiore delle soluzioni politiche, un’amnistia neppure dichiarata apertamente, che si è tradotta in una impunità di fatto. E noi, le vittime, siamo state trasformate in belve feroci assetate di vendetta. Vittime tre volte: prima del terrorismo, poi dell’ingiustizia dello Stato e infine dell’offesa alla nostra immagine. Una volta ho sentito un signore che diceva: “Non spetta alle vittime concedere il perdono, il perdono va concesso anche contro il parere delle vittime”. Quel signore era uno dei capi del servizio d’ordine di Lotta continua a Milano, oggi è diventato sottosegretario alla Giustizia. Di quale giustizia?

Una volta, io e Maurizio Puddu fummo aggrediti da un senatore dei Verdi, Emilio Molinari, perché avevamo espresso dei forti dubbi sulla liberazione di Prospero Gallinari, il braccio destro di Moretti nel sequestro Moro. Visitato in carcere e poi beatificato dal senatore Cossiga, per Gallinari si erano mobilitati altri 300 (trecento!) parlamentari: ne chiedevano la liberazione per motivi di salute. Ci sembrava che non fosse così grave… Infatti oggi è vivo e scrive anche libri, partecipa a convegni, insomma è una persona normale: sta molto meglio di me, che sono costretto a entrare e uscire tutti i giorni da un ospedale.

Sentite che cosa scrisse, il senatore Molinari, sul “manifesto” del 17 novembre 1993: “Conosco la loro schizofrenia… - mia e di Puddu - quando mandano lettere piene di bisogno di punizione a tutti i parlamentari e ai giornali. Ragionevolezza da una parte… - dalla parte di Molinari, naturalmente - ed esasperazione dall’altra… frutto del marchio a fuoco delle ferite nelle gambe e nel corpo che sembrano trovare lenimento solo nel dolore, nella pena, forse nella morte che riescono a dare ad altri, a coloro che ritengono i propri feritori… Li capisco… - il senatore Molinari ci capisce! -, ma non può essere il loro bisogno di vendetta ciò che deve condannare a morte un uomo: Prospero Gallinari”. Avete sentito? Bisogno di vendetta! Scrissi una lettera al “manifesto” – mica per vendicarmi, semplicemente per esprimere il mio punto di vista - ma non fu mai pubblicata. Ho trovato ospitalità solo sulla “Gazzetta della Puglia”, un mensile della comunità pugliese a Milano.”

“Avverto un senso di profonda solitudine. Ci hanno isolati per paura del nostro punto di vista. E hanno stretto intorno a noi un cordone sanitario di silenzio. Tutto questo, mentre le televisioni e i giornali sono piene delle versioni dei fatti fornite dai brigatisti. Versioni di comodo, edulcorate e reticenti.

Sono stanco di parlare al vento, di confrontarmi con dei muri di gomma. Sono giunto al punto da provare quasi imbarazzo a definirmi una vittima del terrorismo. Sì, per paura di essere accusato di avere la “vocazione al vittimismo” o, peggio, di trasformare il mio dramma in una professione. La mia sofferenza è reale ed è di tutti i giorni che Dio manda in terra. Ma non voglio più parlarvi di questo, delle mie povere gambe macellate. No, basta. Mi sentirei umiliato, a farlo ancora. Ma credetemi: il dolore fisico è niente in confronto al dolore provocato dalle ferite dell’anima. E’ lì, nell’anima, che continuano a spararci e a colpirci.

Leggo i giornali, guardo la televisione, ascolto le dichiarazioni di certi politici e di certi intellettuali. E tutte le volte è come se volessero di nuovo costringermi a inginocchiarmi per colpirmi, come quella sera in una sezione della Dc”.

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Esempio 1
Quasi 600 morti e 5000 feriti. E in più il calvario dei loro familiari. È il costo umano di una guerra dichiarata non solo contro lo Stato. Questo libro da voce a chi non l'ha mai avuta. Anzi, a coloro cui è stata, in mille modi, negata. Solo i carnefici sono stati chiamati a testimoniare su quei terribili anni. L'Italia, allora, rischia di essere l'unico paese al mondo dove paradossalmente la storia la si lascia scrivere dagli sconfitti, dagli ex terroristi. Avvicinando le vittime (scampati o sopravvissuti a stragi e ad attentati) e i loro familiari, mostrando loro interesse e facendoli parlare, si ascoltano racconti di delusioni, di solitudine e di disinteresse da parte delle istituzioni.
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Sul terrrismo
Attraverso una ricostruzione storica e un tentativo di classificazione del terrorismo, Michel Bounan mostra che l'interpretazione comune del fenomeno, promossa dalle istituzioni e dai media, e apparentemente condivisa dai terroristi stessi, tende a nasconderne le reali implicazioni. Basandosi su una scelta di esempi storici, l'autore osserva che il terrorismo è un potente strumento di governo e risponde alle esigenze del potere.
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line