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Giuseppe Ferrandino - Il rispetto - Adelphi, Milano,1999,pp.120

La pubblicazione di "Pericle il nero" aveva reso felici non pochi lettori. Il primo romanzo di Giuseppe Ferrandino, infatti, aveva attorno a sé un'aria di mistero, di mito quasi, che aveva incuriosito e appassionato anche chi scrive: il romanzo era stato pubblicato originariamente con la semi-sconosciuta Granata Press, ma il suo percorso dalla tipografia alla libreria e, di qui, al macero, si era compiuto nella più totale indifferenza di critica e pubblico. Due anni dopo, nel 1995, i diritti del libro furono acquistati dalla celebre Série noir di Gallimard, che per gli appassionati del genere è un po'come la nostra "Urania": ovvero garanzia di qualità. Roberto Calasso, direttore editoriale di Adelphi, di solito assai attento alla letteratura mitteleuropea ma cieco di fronte alle tendenze letterarie nostrane, si assicurò, spinto dall'insistenza di Ena Marchi, i diritti del libro. Il resto è storia nota: nel 1998 Pericle il nero viene proposto ai lettori italiani con gran battage pubblicitario- cosa inconsueta per Adelphi- e diventa il caso letterario dell'anno.
Cosa mai sia successo alla bravura, alla straordinaria capacità affabulatoria, alla stupefacente scioltezza nella stesura dei dialoghi di Giuseppe Ferrandino non è dato sapere. Questo suo secondo romanzo  è specularmente opposto al primo. Tanto appassionante era quella vicenda, quanto moscia è questa; tanto erano brillanti i dialoghi nel primo (va segnalato il passato di sceneggiatore di fumetti di Ferrandino- Dylan Dog su tutti-) quanto vuoti, strascicati, gratuitamente volgari nel secondo. La vicenda di Pino Pentecoste e del cavallo scomparso è confusa, pare messa insieme in una notte insonne solo per onorare la scadenza del contratto firmato con l'editore, i personaggi sono assolutamente piatti, poco più che macchiette, lontani anni luce dalla rotondità del primo libro: basti sfogliare il volume (di cui si salva solo la bella copertina con le tavole a fumetti dei Fratelli Adamov di Charyn-Loustal) e andare alla ricerca dei nomi dei personaggi per accorgersi della loro piccolezza (nomen omen?): Luigino, Pino, Giorgina, Regina, Gino, Pasqualino, Martina e via diminuendo.
Piero Sorrentino


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