Massimiliano Governi - L'uomo che brucia -Einaudi Torino,2000. pp.117.
A volte il destino si presenta sotto strane forme. Nel caso di Sandro e Claudio, i protagonisti del testo teatrale di Massimiliano Governi, assume le sembianze di un episodio all'apparenza banale, davanti al quale, nostro malgrado, ci siamo tutti trovati almeno una volta nella nostra vita di utenti di personal computer: la cancellazione imprevista di un importante file di lavoro. "Il bombardiere del Gianicolo" è pronto, rimane soltanto un leggero labor limae da compiere, il produttore scalpita per avere il testo in bella copia sulla scrivania. Ma ecco che un clic sbagliato, un mancato salvataggio manda a monte il lavoro di mesi. Claudio e Sandro non si danno per vinti, ripartono daccapo. Su proposta di Sandro, i due cambiano il soggetto del dramma, e prendono a scrivere la storia di Claude Eatherly, il pilota del bombardiere americano Enola Gay, che il 6 agosto 1945 sganciò su Hiroshima la bomba che "provocò la morte immediata di settantunomila persone su una popolazione di trecentoquarantatremila abitanti", e di Gunther Anders, il filosofo tedesco col quale Eatherly-internato in un ospedale psichiatrico a causa dei continui incubi che presero a tormentarlo sistematicamente subito dopo il lancio della bomba- intraprese uno straziante e umanissimo carteggio.
Claudio e Sandro cominciano così uno strano processo di identificazione con i protagonisti del loro nuovo dramma: Claudio, il più debole dei due, assume- forse anche per assonanza onomastica- sempre più gli atteggiamenti, le idiosincrasie di Claude Eatherly, fino a subìre gli stessi tormenti fisici (tosse, crampi, fortissimi mal di stomaco, incubi) del pilota americano. Sandro sembra invece maggiormente capace di restare fuori da questo inquietante "gioco delle parti", e anzi, con i suoi silenzi, la sua impassibilità del tutto fuori luogo, pare voler alimentare, accelerare l'immedesimazione di Claudio in Eatherly. Tutto finisce nella notte del 6 agosto 1999, a 54 anni esatti dal "giorno in cui è avvenuto" (così i giapponesi, con una eloquentissima ellissi, esorcizzano il 6 agosto 1945) con una improvvisata seduta di ipnosi che, in un primo momento, sembra avere una funzione catartica, ma che alla fine si rivelerà fatale per la malmessa psiche dei due giovani.
La lettura di "L'uomo che brucia" è certamente didattica: Claude Eatherly, lo sfortunato esecutore materiale di uno dei più grandi omicidi di massa della Storia, è, come scrive lo stravolto Sandro nel finale del dramma, "il testimone più fedele della catastrofe contemporanea", nessuno come lui "ha espresso l'angoscia attuale"; Claude Eatherly è il Male inconsapevole di sé stesso, è la via dell'inferno lastricata di buone intenzioni, è il "braccio armato" della "mente" Harry Truman che, in diretta radiofonica mondiale, annunciò: "Il mondo deve sapere che la prima bomba atomica è stata sganciata su Hiroshima, una base militare". In un suo bellissimo libro Hanna Arendt parla, assolutamente con ragione, della "banalità del male".