Michel Houellebecq  -La possibilità di un’isola - Bompiani, Milano, 2005.

Della scrittura di Houellebecq, il meno che si possa dire è che rimane come i segni di uno schiaffo preso in pieno volto. E se si considera il suo cammino di scrittore, questo è ancora più evidente. Fin dal suo primo romanzo Estensione del dominio della lotta (probabilmente il suo migliore), si assiste a un grado di disumanizzazione e nichilismo strisciante, quasi compiacente. Con La possibilità di un’isola Houellebecq affronta domande che riguardano la volontà occidentale di nascondere il vuoto della morte, a vantaggio di un’umanità che sacrifica se stessa sull’altare della scienza e della tecnica. 

Daniel1 Daniel24 e Daniel25 sono i personaggi che si alternano nella narrazione e si scambiano la scrittura. Il primo racconta la sua vita affondata nelle inquietudini della contemporanea way of life, uno che di mestiere fa il comico, rappresentandosi il mondo intero come il palcoscenico di un one man show. “Sai come si chiama il grasso intorno alla vagina?” “No” “Donna”. Si preferiscono le troiane palestinesi o Mangiami la striscia di Gaza (mio grosso colono ebreo), sono alcuni titoli degli spettacoli di Daniel, dove convivono, appaiate, islamofobia e antisemitismo, perché accontentare tutti è l’unica strada per diventare un personaggio super cool che guadagna milioni di euro nel mettere in scena il proprio livore verso il mondo.

A Daniel24 e Daniel25 invece non resta che commentare la vita del loro antenato. Il mondo futuro per Houellebecq non è altro che questo: replicanti perfetti che hanno sconfitto la mortalità al prezzo di essere solo la nota in calce di vite vissute tanto tempo prima. Il nulla della ripetizione, il ritmico transitare da uno stato all’altro, vita e morte diventano semplicemente dei passaggi. Tutto ritornerà solo per essere identico a se stesso.

La narrazione di Houellebecq non si limita a disegnare l’oscuro confine della techne occidentale, ma descrive l’individuo per scavalcarlo, alla ricerca di una prospettiva superiore oltre il semplice personaggio, scivolando sempre nella divagazione sociologica e interpretativa delle paure, delle ipocrisie, delle frenesie del nostro tempo. L’Occidente è il posto infernale dove ci tocca vivere, arrabattarci e morire, e ciò che rimane, come prima e unica parola, è il corpo: “poiché siamo dei corpi, siamo innanzitutto, principalmente e quasi unicamente dei corpi, e lo stato dei nostri corpi costituisce l’autentica spiegazione della maggior parte delle nostre concezioni intellettuali e morali”. Il corpo mostrato, esibito, chiave del mondo e dell’esistenza, ritorna in un tourbillon di fellatio e rapporti sessuali ripetuti e ossessivi.  Si ha sempre l’impressione di essere di fronte a qualcosa di puro nella sua brutalità, nel suo essere atto e insieme potenza devastante. L’esibizione cede il passo alla rappresentazione nuda e cruda, che diventa quasi un coinvolgente ammiccamento da parte dell’autore.
Nemmeno l’amore di Daniel1 per Isabelle, direttrice di una rivista per teenager, serve a sedare in lui il desiderio, a placare la sua fame. È un amore breve, consumato subito dal disfacimento del corpo di lei, dalla non più desiderabilità, fino alla scomparsa della tenerezza, anticamera dell’annullamento dell’erotismo: “Quando l’amore fisico sparisce, sparisce tutto; un’irritazione cupa, senza profondità, viene a riempire la serie dei giorni”. Ci sarà ancora spazio per un amore di Daniel1 con Esther, un amore artificiale in cui Daniel, ormai cinquantenne, gioca a rispondere alla giostra dei propri desideri insoddisfatti. Ma anche Esther sarà destinata a sparire, lasciata alla sua gioventù spregiudicata. L’affetto incondizionato di Daniel è riservato soltanto al fedele cane Fox, l’unico che resterà accanto alle copie di Daniel1, replicante e replica illimitata dell’amore aldilà della fisicità.

Corpo e individuo sono un’unica e indissolubile cosa, al di sopra e al di sotto non c’è nulla che valga la pena di vivere. Di fronte al silenzio di Dio, la sola risposta sta nel credo immanente degli Elohimiti, una religione della scienza e della tecnica, la risposta al prevaricante desiderio d’immortalità. I replicanti Daniel24 e Daniel25 rappresentano quest’umanità scarnificata, privata della parola e dell’incontro con l’Altro, a cui è tolta ogni possibilità, persino la morte. Ma tra il desiderio di immortalità e l’applicazione, a esso, della tecnologia, in mezzo sta la “ribellione” del neoumano Daniel25, che con Fox cerca di scappare dalla ruota dell’eternamente Identico e, finalmente, di trovare conforto in una spiaggia irreale ai confini del mondo. È troppo tardi, la terra è un paesaggio desolato, non si può invertire la rotta della catastrofe, ormai tutto è compiuto. Non resta a Daniel25 che cercare di ritrovare un senso a questa misera vita, un segno che non tutto è stato vano: “La felicità non era un orizzonte possibile. Il mondo aveva tradito. Il corpo aveva tradito. Il corpo mi apparteneva per un breve lasso di tempo; non avrei mai raggiunto l’obiettivo assegnato. Il futuro era vuoto; era la montagna. I miei sogni erano popolati di presenze emotive. Ero, e non ero più. La vita era reale”.
Michele Morandi

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Esempio 1
Michel Houellebecq
La possibilità di un'isola 
 
Chi è Daniel 24? E chi è Marie 23? Chi sono queste creature misteriose e imperturbabili cha da una distanza di millenni contemplano la sparizione dell'antica umanità, il suicidio collettivo che ha spalancato all'uomo le porte dell'immortalità? Le gioie dell'essere umano restano loro inconoscibili, i suoi dolori e desideri quasi impercettibili, le loro notti non vibrano più di terrore né di estasi, mentre attraversano un'incessante reincarnazione in attesa dell'avvento dei Futuri. Ma leggendo la vita di Daniel 1, comico di grande successo e dall'ambigua fama, tenero e spregiudicato, cinico e appassionato, il suo ultimo clone riscoprirà il fascino della sofferenza e della libertà, e il gusto della ribellione al sogno dell'immortalità degli Elehomiti. In fondo all'abisso del nichilismo, ai protagonisti di questo romanzo sconvolgente verrà così rivelata l'ultima verità e speranza:

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