Henry James - La coppa d'oro - Rizzoli, Milano 2000
Nel 1894 Henry James annota nei suoi Taccuini una storia che ha sentito raccontare: il matrimonio pressoché simultaneo, a Parigi, di un padre e di una figlia. L’anno successivo rileggendo l’appunto scrive: “…mi è bastato sfiorarlo per sentire le dita prudermi dal desiderio. […] Per amor di Dio, lasciatemi provare: io voglio tuffarmici: mi struggo per arrivare a una creazione immediata”.
Ci lavora per oltre un anno, scrivendo 200.000 parole “di rarissima perfezione”, convinto di “star preparando il miglior libro che abbia mai fatto”, il più lavorato, completo e solido dei suoi romanzi ( che sarà pubblicato, ultimo, nel 1904).
La coppa d’oro racconta due matrimoni, due opposte e simmetriche infelicità coniugali: i quattro personaggi, intrecciati e incrociati, ci mostrano un rapporto sommerso ma intuibile, che ha la forma del chiasmo, un doppio nodo che li lega morbosamente, tra complicità intaccabili e passioni erotiche, ambigui silenzi allusivi e insidiose mistificazioni. La coppa dorata del titolo assume subito una forte valenza metaforica: è la coppa del desiderio, mutevole e inafferrabile, lussuoso contenitore di simboli e trasparenze, ingannevole e contraria come il viso di Giano. Oggetto prezioso e inquietante, rivelerà verità e menzogne: non è d’oro ma di cristallo, non è integra ma ha una crepa che segnerà la sua fine e il destino di chi l’ha voluta, rifiutata, tenuta, ammirata. I personaggi di maggior rilievo sono le donne: splendida Charlotte, moderna e libera, innamorata e colorata, che è solo apparentemente sconfitta dalla costrizione della sommessa Maggie, tutta sospiri e occhiate, perché in realtà lei decide, sceglie di scegliere il proprio destino, recuperando la propria libertà.
Gli uomini insignificanti, principe vigliacco compreso.
Della sontuosa prosa non serve dire: è la solita raffinata mano di James, meticolosa, enfatica e impervia, per vizio.
Così il fratello William, simpaticamente, dopo la lettura del libro:
«Ma perché poi, solo per far contento suo fratello, non ti metti a sedere e scrivi un nuovo libro, senza crepuscoli e odor di stantio nella trama, con grande vigore e decisione nell’azione, senza schermaglie nei dialoghi e senza commento psicologico, con assoluta schiettezza di stile? Pubblicalo a mio nome: lo riconoscerò e ti darò la metà dei proventi.» (la famiglia!)
È quello stile dall’incedere complesso nella forma e minuzioso nei contenuti - siano quelli propri della vicenda che quegli altri, psicologici, che dalle pieghe di quella prendono quasi inavvertitamente vita -, sono quello stile e quelle tematiche a fare di James autore tanto moderno e del tutto unico nel suo tempo (niente paragone coi russi o coi francesi, per favore: altre cose, assolutamente).
James fa parlare il "respiro" della sua prosa, ecco: l’incedere delle descrizioni crea un climax privato che riesce a comunicare cose che non stanno scritte nelle righe, cose che stanno nel bianco tra una riga e l’altra, quel bianco così pieno di senso.
B&P
Pubblicato nel 1904, "La coppa d'oro" è l'ultimo romanzo scritto da James. La coppa del titolo è un oggetto-simbolo centrale nella storia: desiderata, acquistata, distrutta di volta in volta da ciascuna delle tre donne che amano il protagonista, la coppa è metafora del sesso femminile, e si trasforma alla fine del libro, una volta rotta in tre pezzi, nell'immagine per frammenti delle tre donne. Romanzo di arabeschi e intrecci amorosi, "La coppa d'oro" racconta le vicende di quattro personaggi principali, due uomini e due donne, che si amano e si lasciano in un continuo alternarsi delle possibili coppie.
Una giovane insegnante di belle speranze accetta di diventare istitutrice di Miles e Flora, due fratellini che vivono, per volere dello zio tutore, a Bly, un'antica e tetra villa situata nella campagna inglese. Tutto scorre tranquillo fino a quando la ragazza incontra, suo malgrado, le angoscianti e spettrali presenze che infestano la dimora. "Giro di vite", scritto da Henry James nel 1898, è indubbiamente uno splendido romanzo gotico che, a suo tempo, ha rivoluzionato la narrativa classica horror e in particolare le ghost story. Per spaventare il lettore James non usa mostri o fantasmi senza testa, ma visioni e descrizioni tutto sommato "normali", il vero orrore e ciò che fa più paura si nasconde dentro la mente umana.