Uwe Johnson  - I giorni e gli anni - Dalla vita di Gesine Cresspahl - Vol. 1 - Trad. It.  Delia Angiolini -  Nicola Pasqualetti- Contributi: Michele Ranchetti - Feltrinelli, Milano 2002

Niente da dire, la collana feltrinelliana denominata "Le comete" ha una veste grafica molto sobria ed accattivante. In seconda battuta, i libri che vengono pubblicati nella detta collana costano un mucchio di soldi. Uno guarda e dice: bello...bello questo libro. Gira il libro, guarda il prezzo e tra i denti sibila: sticazzi. Dopo un calcolo veloce viene fuori che il costo pagina non è lieve.
A parte questi preamboli, scrivo qui che in questa costosa collana è uscito il primo volume della tetralogia romanzesca di Uwe Johnson, I giorni e gli anni (28 euro per 450 pagine e rotti).  Come dire....Uwe Johnson fu un grande e problematico scrittore che incise a viva forza nel panorama letterario degli anni sessanta. Esordì giovanissimo con un romanzo molto complesso sulle trasformazioni in atto
nella Germania post bellica, Congetture su Jakob.

Questo romanzo alla sua uscita suscitò un vivo dibattito consacrando
contemporaneamente il suo autore come nuovo e fulgido astro della narrativa mondiale. Dopo quel romanzo Johnson ne pubblicò un altro, Il terzo libro di Achim. Quindi, negli anni successivi, si trasferì negli Stati Uniti e poi in Inghilterra, e scrisse questo moloch romanzesco di cui Feltrinelli ripubblica il primo volume.

Come i precedenti romanzi di Johnson, questa tetralogia è un tentativo di guardare alla recente storia tedesca attraverso la lente di un percorso individuale, quello di Gesine Cresspahl. Gesine racconta a ritroso la storia della sua famiglia e, nel contempo, ma non esplicitamente, della sua nazione.

In qualche modo sorprendente quest'intrapresa della Feltrinelli. Ottima la cura, perché se da una parte non conosco le credenziali dei traduttori, dall'altra segnalo il contributo di Michele Ranchetti, grande storico del cattolicesimo nonché studioso di Wittgenstein e Heidegger nonché grande poeta.

Ultima cosa. Se vi capita di girare per remainder, è facile che troviate la vecchia Feltrinelli del Terzo libro di Achim. Ebbene, se la trovate compratela, perché Achim è un romanzo di conoscenza, di sbobinamento di dati, di basso livello emotivo ma di grande tensione morale.

Trama. C'è il giornalista Karsch che racconta al narratore una storia. La storia si dispone in tanti piccoli, compatti capitoli. Un'amica ha invitato Karsch a farle visita a Berlino Est. Lui va e una volta di là rimane come tramortito dalla sensazione di spaccatura esistente nel cuore della sua nazione. Non capisce, non mette insieme le relazioni che dovrebbero legare il tedesco dell'Est e quello dell'Ovest. Nello stesso tempo viene in contatto con il compagno dell'amica, un ex campione di ciclismo che ora è deputato al parlamento, Achim.

Figura di sportivo e uomo politico di spicco (sport e potere politico, vecchio imprinting della DDR), porta ad una specie di implosione l'estraneità di Karsch verso l'Est, il suo non comprendere. Se non che ad un certo punto gli propongono di scrivere un libro su Achim, il terzo. Karsch si mette all'opera, scava, studia, scrive, ma né lui, né la sua casa editrice sono soddisfatte del suo lavoro. Alla fine tutto si arena, e Karsch, sempre più estraneo a ciò che lo circonda, torna ad
Amburgo.

Il linguaggio e l'atmosfera sono piatte, tutte tese a definire la distanza e l'inautenticità di una realtà sfuggente che si tiene all'interno un giudizio negativo dell'autore sulla realtà della propria  nazione spaccata.

Damiano Zerneri






























Introduzione
Alla pubblicazione dei primi tre volumi di Jahrestage (il quarto uscirà dopo alcuni anni) Hans Mayer, che aveva già riconosciuto nel giovanissimo allievo Uwe Johnson il carattere del genio, scriveva che pensare di citare o di alludere a parti del libro o di riassumerne i tratti sarebbe insensato: occorreva "darsi" a Johnson, così come avviene per Proust, oppure lasciar perdere. Questo giudizio di uno dei maggiori critici letterari del secolo deve essere tenuto presente da chi affronta il primo volume, ora ripubblicato in una traduzione diversa e appassionata (una traduzione d'autore, e per questo per nulla neutrale), di uno dei testi maggiori della letteratura tedesca del Novecento.
Occorre lasciarsi prendere e non opporre una distanza prudente, dettata da diverse ragioni e favorita, forse, dal tempo lento della scrittura, dall'apparente sopravvalere di particolari sul filo della narrazione, da tracce di percorsi che appaiono non necessari o fuorvianti. Ma la bravura dello scrittore ha presto il sopravvento, per la sua capacità di catturare l'attenzione e soprattutto di imprimere al racconto il segno di una strategia a cui, appunto, ci si deve e ci si vuole affidare. Johnson parte da un paesaggio, e da alcune figure: un inizio che corrisponde a una sorta di ingrandimento di un particolare. Si avverte subito, dalla descrizione minuta dei luoghi e delle figure, che l'ambizione dello scrittore non ha limiti, che il suo proposito di condurci per mano entro una storia in cui confluisce e si riconosce la storia del nostro tempo è dettato da una necessità non solo "letteraria". Si percepisce, dalle prime pagine, che la storia che ci viene offerta è una storia che riguarda il lettore, che finirà per seguire il racconto per volerne sapere di più, tramite le vicende di Gesine e di Marie e dei Cresspahl, di se stesso e dei tempi in cui è vissuto. La sua partecipazione non sarà solo emotiva, avrà il carattere di un'esperienza privata che si aggiunge a quella dei personaggi sino a fargli dubitare del carattere immaginario delle vicende e a cercare di trovare conferme della loro esistenza reale nelle esperienze della propria vita.
Johnson è un uomo del suo tempo, che ha voluto prendere atto di quanto avveniva attorno a lui, senza scegliere ciò che sembrava rilevante. In un certo senso non è un narratore che sostituisce caratteri immaginari a caratteri e personaggi reali: è piuttosto un testimone. Di parte, perché è persuaso, sin dall'origine della sua attività di scrittore, che i nessi delle esistenze individuali non sono dettati dal caso, ma da circostanze precise, mentre le motivazioni dei comportamenti dipendono da esigenze vitali in gran parte ricostruibili e da forze economiche e politiche non oscure e misteriose, almeno fino a un certo limite. È persuaso, in particola-re, più che della dipendenza del singolo dalle circostanze e più ancora dalle ragioni di esse, di una interferenza fra i singoli e le loro esistenze, in una circolarità di motivazioni e di cause. In un certo senso, le storie che si intrecciano in Jahrestage non seguono un disegno superiore, non obbediscono a una volontà primaria, sono occorrenze individuali connesse tra di loro: la storia che esse compongono, però, è anche la storia del nostro tempo. Johnson ha introdotto nella sua storia, immaginaria e reale (non realistica) insieme, alcune figure sin dal suo primo romanzo, quelle Congetture su Jakob che l'hanno fatto conoscere già dalla prima prova come uno dei più singolari scrittori della giovane letteratura tedesca. Gesine, Jakob e altri hanno così iniziato il loro itinerario.
Ma prima, nel romanzo pubblicato postumo rifiutato da Peter Suhrkamp, Ingrid Babendererde, erano in qualche modo già presenti e lo saranno sino all'ultima pagina pubblicata in vita e pure negli scritti postumi. È una forma di leggenda e di saga, una narrazione nella quale autore e personaggi conducono vite parallele in un equilibrio difficile che finirà per spezzarsi. Johnson infatti, nel 1975, nel corso della stesura di jahrestage verrà a sapere di una relazione di sua moglie Elisabeth precedente al matrimonio. Sarà la stessa Elisabeth a confessarlo. ma da questa rivelazione di un tradimento in un tempo diverso da quello della sua vita affettiva, Johnson autore e scrittore elaborerà una sorta di dubbio che si riverbererà nelle sue conseguenze tragiche: l'abbandono della famiglia e la crisi della scrittura. In un certo senso, Johnson identificherà senza più distinguerle la sua vita e la sua narrazione. E ne riferirà in alcune conferenze tenute a Francoforte e poi edite in un volume con il titolo Begleitumstände. Johnson è scrittore colto e scrupoloso: la sua informazione sui luoghi e le storie della sua narrazione dipende e si affida a una conoscenza meticolosa delle fonti: nella sua biblioteca, ora trasferita in una fondazione a Francoforte, figuravano carte geografiche, atlanti, orari ferroviari, un'enorme quantità di ritagli di giornali locali, raccolte complete di periodici. Per la composizione dei soggiorni americani dei suoi personaggi (ma lo stesso Johnson trascorrerà lunghi periodi a New York) si avvarrà del "New York Times" che diviene quasi una figura di accompagnamento, in una scansione quotidiana delle vicende: tutto serve e tutto appartiene alla narrazione. Per questo, confrontare l'opera di Johnson con i romanzi di altri autori contemporanei (e anche con quelli dell'amico Grass) è riduttivo, perché significa iscriverla in un genere, la narrativa, a cui intende sottrarsi; a conferma, i contrasti fra Johnson e Max Frisch, che si tradurranno nell'inquietante Skizze eines Verunglückten ("L'infortunato"), derivano da un'etica diversa da quella letteraria. Johnson rimproverava a Frisch di essersi valso di una propria vicenda privata per fare di essa un'opera d'arte e quindi sfuggendo a una responsabilità diretta, umana, nei confronti della persona reale. Ma quest'accusa testimonia della volontà di Johnson di imprimere alla sua attività letteraria il carattere seppur "fittizio" di verità storica.
I quattro volumi di jahrestage non hanno confronti nella letteratura non solo tedesca. Anche i riferimenti ai Buddenbrook e all'opera di Faulkner (autore ben noto e venerato dal giovane Johnson) per l'invenzione del luogo immaginaria a cui ricondurre la storia del mondo in parallelo con l'immaginario Jerichow, possono offrire solo una traccia labile. Johnson vuole fornire un esempio di ricerca storica in una narrazione nella persuasione che solo una forma mista di invenzione e ricordo e di interferenza reciproca fra reale e immaginario corrisponda ai modi della esperienza reale del tempo e in particolare del presente nella vita del singolo. Concorrono alla formazione di questo suo "genere" storico-letterario i modelli della filosofia di Adorno e degli scritti di Benjamin, ossia esempi al di fuori della letteratura d'invenzione. Concorrono anche problemi e fatti della storia della Germania, della sua adolescenza e della sua prima maturità di scrittore: la distinzione fra le due Germanie (Johnson passerà dall'Est all'Ovest ma conserverà sempre la necessità di un'intelligenza storica delle ragioni della differenza e del giudizio su di essa), i moti studenteschi, la tragedia della guerra del Vietnam e soprattutto del suo segno indelebile sulle coscienze, il sospetto e poi la crescente certezza di una rete di spionaggio che opera in tutte le direzioni senza un'apparente motivazione quasi per invalidare ogni percorso individuale ("Ma Jakob ha sempre attraversato i binari" è l'indimenticabile incipit del primo libro di Johnson) e ogni destino. L'invalidazione della testimonianza nella vita reale dell'autore, la crisi del rapporto affettivo provocata dalla rottura della fedeltà si trasferiscono nella narrazione: rimane la straordinaria testimonianza di una congettura che si fa storia in uno dei più grandi libri del secolo.

Michele Ranchetti












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Esempio 1
Esempio 1
dal 8 dicembre 2002
In breve


In una nuova traduzione il primo volume della grandiosa tetralogia di Uwe Johnson. Lo straordinario tentativo, che non ha eguali nella letteratura tedesca contemporanea, di coniugare la situazione politica negli anni del Vietnam con un frammento di storia tedesca, quella del Meclenburgo durante e dopo il nazismo.

Il libro

I giorni e gli anni è l'opera principale di Uwe Johnson. Uscita in Germania in 4 volumi (1970, 1972, 1973, 1983), l'opera consta di 367 brevi capitoli "dalla vita di Gesine Cresspahl" e si articola su due piani temporali: il presente newyorkese dal 21 agosto 1967 al 20 agosto 1968 (in tanti capitoli quanti sono i giorni dell'anno) e il passato di Meclenburgo dagli anni venti agli anni cinquanta. Il primo volume inizia il 21 agosto 1967 e termina il 19 dicembre 1967. La data di nascita della protagonista Gesine Cresspahl, 3 marzo 1933, cade significativamente nei primi cento giorni del cancellierato di Hitler.
Attraverso varie vicissitudini, parte delle quali narrate da diversa prospettiva in Congetture su Jakob, Gesine si ritrova a New York, impiegata in banca, con una figlia alla quale decide di raccontare su nastro magnetico, la storia della sua famiglia. La restituzione (la sbobinatura) di questo racconto viene affidata nella finzione letteraria al "compagno scrittore" Uwe Johnson. La memoria è il motore di tutto, ma è una memoria che, dalla sua iniziale scansione quasi proustiana, finisce qui in un fitto tessuto molecolare.
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Uwe Johnson, in un'immagine giovanile