La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line
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Jack London - La peste scarlatta - Adelphi, Milano 2000

Anno 2013. Un vecchio cencioso e un giovane cacciatore armato di arco e frecce si aggirano in un paesaggio selvaggio ed abbandonato, dove il muschio ricopre prepotentemente il ferro delle rotaie arrugginite e gli aeroplani non solcano il cielo ormai da quasi settant'anni. La Natura ha ripreso il sopravvento sulla Civiltà e l'umanità è ripiombata nell'età della pietra. I pochi sopravvissuti si coprono con rudimentali pelli di orso o di capra e si nutrono dei proventi della caccia. È così che Jack London immagina l’apocalisse ne La Peste Scarlatta, un racconto visionario in cui ripercorre gli eventi che hanno trascinato l'umanità verso il baratro, dalla comparsa del morbo rosso che colpì il genere umano tanto inavvertitamente, quanto velocemente lo decimò, fino alla lenta e disperata ricerca, per i pochi sopravvissuti, di altre comunità umane. La storia della peste scarlatta è un lungo racconto che “il Nonno”, ultimo superstite di un mondo morto e di una lingua, l’inglese, ormai inutilizzata, narra ai suoi nipoti attorno al fuoco: un tempo insegnate a Berkley, il professor Smith parla commosso ai nipotini dell'inaspettato e terribile arrivo dell’epidemia che, in meno di dieci giorni, ha flagellato il genere umano, e di come i pochi supersiti siano fuggiti nelle campagne, cercando poi di ricostruire una vita sociale che non sarebbe mai stata più la stessa di prima; il vecchio racconta il lungo vagabondaggio in solitudine, durato quasi tre anni, dominati dall’angoscia, e dalla rassegnazione, di essere ormai rimasto l’ultimo uomo vivente, prima di poter finalmente riascoltare voce umana. Ma La Peste Scarlatta non è solo un racconto fantastico, descrizione di un mondo post-apocalittico, a cui la letteratura, anche precedente (L'ultimo uomo di Mary Shelley è del 1826), già ci aveva abituati, né Jack London appartiene alla schiera dei molti autori del dopoguerra che cercheranno di trasporre in racconti fantascientifici le tragedie belliche, e  La terra sull'abisso di George R.Stewart o  Io sono leggenda di Richard Matheson, scritti non a caso negli anni '50, ne sono un classico esempio. La Peste Scarlatta insegna di più. Memore delle atrocità commesse durante la guerra russo-giapponese, a cui aveva assistito come cronista, Jack London dà vita a un libro visionario e profetico in un mondo (il libro venne scritto nel 1912) non ancora abbrutito da Guerre Mondiali, totalitarismi, genocidi, disastri nucleari e ambientali. 

Eppure, l'autore preannuncia con sconcertante lucidità gli incubi e i pericoli che affliggeranno l'uomo moderno, dipingendo un'umanità vendicativa e prepotente che, proprio nell’epoca più “civilizzata” della storia, è però oltremodo facile a dar sfogo agli istinti umani più brutali e animaleschi. All’alba dell'epidemia infatti, il mondo è dominato dal Consiglio dei Magnati dell'Industria (preveggenza di quello che sarebbe poi diventato l'odierno capitalismo industriale?) che hanno ridotto gli uomini in docili servi e automi silenziosi ma che, con lo scoppio e il pretesto della peste, si trasformeranno in bestie feroci che rubano e uccidono, incendiano e saccheggiano; bruti e rancorosi, approfitteranno del caos provocato dall'epidemia per liberare le frustrazioni più represse e gli istinti di vendetta da sempre nutriti nei confronti della classe dirigente, ma a lungo tacitamente soffocati, come farà l’Autista che, nel “nuovo mondo”, soggiogherà crudelmente la bella e ricca Vesta, in un gioco dei ruoli invertiti (non è un caso che l'autore, di simpatie socialiste, conoscesse direttamente e approfonditamente il movimento operaio e certe sue derive). L’intera storia si  presenta quindi come un malinconico necrologio della civiltà e del tempo andato, ma la vena nostalgica si accompagna alla disincantata rassegnazione del vecchio circa l'ineluttabilità di quel destino, come se il germe che la Civiltà porta già in sé fosse l'autodistruzione, l’inevitabile abisso in cui essa sprofonderà, poiché “La polvere da sparo tornerà, niente potrà impedirlo, e la stessa vecchia storia si ripeterà. L'uomo si moltiplicherà e gli uomini si combatteranno. La polvere da sparo permetterà agli uomini di uccidere milioni di uomini, e solo a questo prezzo, con il fuoco e con il sangue, si svilupperà, un giorno, una nuova civiltà”.  

Valerio D'Angelo


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Jack London
Jack London in Rete:

 <<<  J. London - The World of Jack London. (Web site created and maintained by David A. Hartzell). Un atto d'amore. Completo e appassionato sito sullo scrittore di San Francisco e punto d'avvio per J. London nel web.

<<< J. London - Profilo e opere. In questo sito





R.Barthes, Frammenti di un discorso amoroso,
Einaudi 2001

Nell'anno 2013, in un mondo dominato dal Consiglio dei Magnati dell'Industria, scoppia un'epidemia che in breve tempo cancella l'intera razza umana. Sessantanni dopo, nello scenario post-apocalittico di una California ripiombata nell'età della pietra, un vecchio, uno dei pochissimi superstiti (e a lungo persuaso di essere l'unico), di fronte a un pugno di ragazzi selvaggi - i nipoti degli altri scampati - riuniti intorno a un fuoco dopo la caccia quotidiana, racconta come la civiltà sia andata in fumo allorché l'umanità, con il pretesto del morbo inarrestabile, si è affrettata a riportarsi con perversa frenesia a stadi inimmaginabili di crudeltà e barbarie. "La peste scarlatta" è uno dei grandi testi visionari di Jack London, che qui ancora una volta anticipa temi che, un secolo dopo, diventeranno ossessivi. 
dal 11 luglio. 2010
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Jack London, in briciole
«Buck possedeva una qualità della vera grandezza: l’immaginazione…. 

«La giusta funzione di un uomo è di vivere, non di esistere.»

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«Un osso al cane non è carità. Carità è l'osso diviso con il cane, quando sei affamato quanto il cane.»

«Preferirei essere una superba meteora, ogni mio atomo esploso in un magnifico bagliore, piuttosto che un sonnolento e perseverante pianeta.»

«L'alcolismo mina l'uomo. Lo rende inabile a vivere coscientemente la propria vita.»
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