Rosetta Loy - Cuori infranti - Nottetempo 2010
Favole noir senza insegnamento morale. Questa la lezione che Rosetta Loy da nel suo ultimo lavoro Cuori Infranti, resoconto parossistico di due tragedie italiane, le stragi di Novi Ligure, il ribattezzato Paese del Cioccolato, e di Erba, forse i due episodi di cronaca nera che più sconvolsero l’opinione pubblica nazionale. Un salto in due racconti dell’orrore, in cui la crudeltà è tanto più sconvolgente in quanto inaspettata, tanto più drammatica in quanto reale; ma pur sempre racconti, in cui la normalità e la spensieratezza del presente sono turbati da un incubo improvviso, dall’elemento maligno presente in ogni favola che si rispetti, dal terrore che spezza quella quotidianità impregnata dall’aroma che si sprigiona dal più eccelso dei cibi che si diffonde in ogni angolo e piazza dove si allineano le villette a schiera e i circoli sportivi segnati dai rettangoli azzurri delle piscine per il conforto dei suoi laboriosi abitanti, dove le mamme impastano le torte di cioccolata, infilano nel forno la teglia con il pollo e le patate a spicchi, i televisori sintonizzati sui quiz o l’ultima telenovela. Vita “normale ”, di gente “normale”, dove sono altre persone “normali” a fare paura, moderni orchi e lupi mannari: una bella biondina dal viso paffuto e il suo ragazzo dagli occhi sottili e la gelatina perenne (gli ormai conosciutissimi Erika e Omar) che colpiscono con quarantaquattro coltellate la mamma e il fratello-bambino di lei, turbando per sempre il sicuro Paese del Cioccolato o, nella seconda storia, una coppia piccolo-borghese, una donna delle pulizie e un netturbino che, con cinica freddezza, fanno pulizia dei loro vicini.
Rinunciando a vedere nei due episodi di cronaca nera un insolito e straordinario elemento perturbante della normalità, la Loy considera anzi il fatto di sangue come inevitabile logica della stessa normalità piccolo-borghese, vita della provincia italiana, dove le villette a schiera e le serate davanti ai quiz televisivi, interrotte dalle luccicanti pubblicità di brandy e panettoni, sono costantemente minacciate da quella “normalità” che si cerca costantemente di difendere contro gli albanesi che rubano e uccidono, o gli spacciatori magrebini con precedenti penali. La cronaca nera, nei racconti della Loy, assume il connotato tradizionale della tragedia, con la sua funzione espiatoria e catartica, in cui gli spettatori giudicanti prendono le distanze dal capro espiatorio (il tragòs della tradizione greca, appunto), il mostro di turno che giornali e telegiornali gettano in pasto ai cittadini “perbene”, gran giurì di una condanna morale inappellabile. Stragi però inevitabili, perché la tragedia “sarebbe potuta accadere a chiunque, anche a me”, in quanto prodotta e connaturata in quella normalità borghese e conformista, paurosa e perbenista, che genera il suo contrario inquietante, come se fosse naturale che un’ angoscia ribelle soggiacesse sopita in essa. Non è strano quindi vedere una moquette color carta da zucchero impiastricciata di sangue.
Valerio D’Angelo
Due favole nere, due storie di sangue nella provincia italiana, dove famiglia e buon vicinato dettano i tempi di vite in apparenza normali. Rosetta Loy racconta gli omicidi di Novi Ligure e di Erba: una figlia dal viso paffuto e il suo ragazzo un poco più sotto nella scala sociale che usano di tutta l'energia dei loro corpi ben compattati dallo sport per trucidare la mamma e il bambino-fratello; e un'ex cascina di campagna dove l'erba del vicino diventa rossa per la mattanza.