Umberto Lucarelli, San Giorgio Il drago , Ibis 2008

Il libro d'un giovane autore, Umberto Lucarelli,  dedito alla scenografia ed al volontariato è uno spunto per parlare non tanto della leggenda in sé,  quanto di ciò che rappresenta ancora oggi nella sua simbologia. Non che la leggenda,  a tutti nota,  non abbia più senso, ma dev'essere rapportata al nostro tempo,  perché  si carichi di nuovi significati e riviva in tutta la densità del suo racconto,  qui interiorizzato. È sorta all'epoca di Costantino che,  con il suo editto concedeva libertà di culto ai Cristiani. C'era bisogno allora d'un Cristianesimo combattivo che si facesse strada tra i tanti suoi accaniti avversari. Dopo venne il  tempo delle Crociate e l'ideale per un cristiano era quello d'essere combattente e martire della fede. Questo spiega il motivo dell'esaltazione della leggenda di Giorgio,  dal greco Gheòrghios,  uomo della terra, un umile militare che fu innalzato agli onori degli altari per aver combattuto con un fantomatico drago, ma in realtà perché operò nell'ambito delle conversioni con il suo esempio coraggioso e la sua disponibilità verso i più deboli ed infine il suo martirio.

In  Sangiorgio Il drago  ci sono dunque due piani che riguardano il passato ed il presente. Nel passato,  un cavaliere senza macchia e senza paura, come si suol dire, salva dalla minaccia di morte una principessa,  Lissét, dalle insidie del drago temibile che s'è messo sulla sua strada. Lo fa perché sente che è suo dovere intervenire in soccorso dei deboli e degli indifesi. Combatte e vince,  grazie al suo valore ed alla sua fede, tanto che è ritenuto un santo. Nel presente,  le cose non sono tanto facili e così puntuali. Intanto,  nella storia narrata,  il protagonista, un uomo del nostro tempo,  è assillato da un quadro che rappresenta la scena. Sappiamo che l'uccisione del drago da parte del santo cavaliere è stato un soggetto preferito da tanti pittori anche molto noti: Paolo Uccello, Raffaello,  Tintoretto, Carpaccio, Rubens,  Palma il Vecchio, Donatello, Paolo Veronese,  Giorgione,  Luca della Rovere,  persino Kandiskji  alle soglie del Novecento.  L'uomo guarda il quadro,  nella galleria di Naomi, da tutte le direzioni, si pone anche disteso per meglio focalizzare la scena. Lo confronta con altri dipinti di S. Giorgio. Contempla e riflette.  Gli riesce di concentrarsi sul santo,  sulla fanciulla, ma non sul drago. Non capisce il rapporto che intercorre tra questi tre soggetti. Perché il drago vorrebbe uccidere la bella Lissét? Naomi,  la sua amica non lo capisce proprio: lei vede solo il fatto esterno,  per lei le cose sono molto semplici. Infatti se si  guarda solo alla sfera del passato è facile rispondere :il drago è il male ed il cavaliere che impersona il bene lo combatte  in un conflitto frontale per cui uno esclude l'altro. Una netta separazione che era quella di prima,  mentre si va facendo strada che la via più giusta è quella del dialogo e che si può dialogare anche con il “mostro”. L'adagio che infatti ritorna nel libro di Lucarelli e che sembra in controtendenza  è :  “Non si può essere Sangiorgio,  se non passando attraverso il drago”. In apparenza un'assurdità, ma pensiamo ai guasti operati,  nella nostra storia più recente, ghettizzando i cattivi o presunti tali,  separandoli dal contesto civile e condannandoli.  Nella vicenda del Cavaliere Giorgio niente felice esito nuziale. I due riprendono la loro vita così com'era stato segnata in precedenza. Giorgio è un  predestinato ed è nel solco della diritta via, senza tentennamenti e dubbi. Ma siamo sicuri che le cose siano andate così? L'autore s'interroga ed induce i lettori a farlo. Cosa è accaduto dopo a Giorgio e ad Lisset che i quadri non dicono?

Nel ripensamento attuale il drago non è affatto il male,  ma una creatura sventurata che per giunta è innamorato della bella. Ed ecco allora intervenire,  nell'ipotesi di quell'antica storia,  un elemento forse mai prima considerato: l'amore. Ma l' amore da che parte sta?  Potrebbe trattarsi  del cavaliere che sfida la morte,  perché ama la fanciulla o dell'amore del drago che vuole vendicarsi perché lei lo ha rifiutato. Un rivale in amore dunque. Duplice amore da analizzare,  del liberatore e dell'assalitore, rivali per una donna. Il protagonista s'arrovella per capire quest'intreccio. Tutto finisce con la morte del drago?  Perché non immaginare la storia al suo interno? Ecco che allora la prospettiva d'analisi cambia e i dialoghi immaginari tra Lissét  e il cavaliere Giorgio divengono quanto mai attuali.  I due si sono innamorati,  ma più forte del loro amore è il senso del dovere ed il giuramento prima pronunziato. Sono destinati all'infelicità. Giorgio, quando sa che ormai tutto è perduto  e che non potrà mai realizzare il suo amore,  perché lei sì è sposata e  si è fatta una famiglia senza di lui  riprende il suo cammino con la morte nel cuore.  I suoi pensieri divengono incubi. Passa le notti insonne ad immaginare draghi che vogliono uccidere lui questa volta,  donzelle che lo supplicano d'intervenire.  Valica monti e valli e pure i tempi,  attraversa i secoli sempre con quella fiamma nell'animo ed il rimpianto di aver ucciso subito il drago. Avrebbe dovuto forse parlargli, capire che cosa volesse,  perché è' come se questi gli sia entrato dentro per torturarlo. Solo attraverso il drago può divenire santo. Non è più un semplice guerriero,  ma un guerriero dello spirito che combatte contro la sua natura umana che vorrebbe prendere il sopravvento. Visita comunità e luoghi. Si ritrova a contatto con una umanità ferita e malata che ha bisogno d'essere confortata da un guru in un sacro tempio indiano. La sua preghiera è quella di operare il distacco dal piacere e dal dolore. Ma Giorgio non è capace. Egli come tutti gli esseri umani contemporanei non è più un'immagine fissa sulla tela nell'atto della vittoria,  ma un essere infelice che non si dà pace. E sia! Vada per come è andata. Tutti lo ricorderanno per come l'hanno visto nei quadri che lo rappresentano, ma lui tenterà almeno di capire com'è divenuto e se per caso qualche artista ha saputo intuire la sua vera essenza. Un quadro d'un giovane Raffaello,  per altro messo in discussione fino ad oggi,  lo ritrae mentre riposa,  armato di tutto punto tra due figure femminili,  una a destra ed una a sinistra che rappresentano la virtù e la fedeltà all'impegno e l'altra la bella fanciulla regalmente vestita del suo sogno. Già nel Cinquecento c'era stata una prima risposta. Ma i tempi sono cambiati.  Il suo cammino ora è più erto e solitario,  Lissét è lontana e ha rinunziato a lui. La ricerca riprende per scoprire fino al nostro tempo corrente un artista forse ignoto che ha capito il suo dramma, la ricerca della sua verità  Egli è divenuto un uomo tra gli uomini, tra gli infelici ed i diseredati.  Ha trovato se stesso nell'unità del suo essere uomo tra gli altri uomini, senza alcuna distinzione. Ha vissuto in terra il suo calvario. 

La santità del cavaliere Giorgio non è sminuita,  ma interpretata secondo la vera vita da lui probabilmente vissuta tra i tormenti ed i sacrifici di rinunzia e non secondo la smagliante  del vincitore e dell'eroe. Un modo di smitizzare la favola ed al suo posto interpretare la realtà.
Suggestiva è la forma del racconto  detta del flusso di coscienza, stream of consciousness. Essa consiste nello spezzare il filo temporaneo che lega tra di loro i fatti nel susseguirsi loro ordinato, mantenendo un filo logico,  liberamente  individuabile in una memoria che si sposta di continuo a registrare anche le emozioni e le impressioni. I piani temporali vengono quindi ad essere alterati e a guadagnarci è la libera associazione delle idee e delle osservazioni. Un libro dunque stimolante parallelo ad altri per cui il lettore è chiamato in causa per integrarlo con i suoi ricordi e le suggestioni di altre letture. Potrebbero essere Carducci se qualcuno pensa all'amore romantico perduto ed insidiato dalla morte come in Disperata o addirittura un capolavoro della nostra modernità come  Il maestro e Margherita  di M. Bulgakov con il suo miscuglio di bene e male senza alcun trionfo.

Gaetanina Sicari Ruffo

 

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Storie Umberto Lucarelli ha raccontato in un libro la nostra ricerca di identità
San Giorgio e il drago, insieme dentro di noi

San Giorgio, il drago e la bella Lissét. Tre destini, tre vite diverse legate insieme da un filo indissolubile: l' uno uccide l' altro per salvare lei, la principessa, come gli altri prigioniera di un sortilegio antico, destinato a ripetersi centinaia di volte nelle tele dei grandi pittori. Ma dove finisce l' uno e comincia l' altro? Quando il cavaliere smette di essere deciso e senza macchia e prende a confondersi con la bestia, il drago sanguinario? Fino a che punto la principessa resta vittima e non si trasforma in carnefice? Sull' eterno rincorrersi di queste tre figure, sul fondersi l' uno nel cuore dell' altro in un balletto che non trova fine, Umberto Lucarelli ha costruito un piccolo libro. Sangiorgio il drago - scritto così, senza tagli né virgole a separare i nomi - è un lungo racconto in forma di monologo. Un pezzo per voce sola in cui però anche il profilo di chi parla si confonde: senza chiedersi il permesso le voci si rincorrono, si scalzano a vicenda, si passano di mano il testimone. Quella del cavaliere in cerca del suo Graal, quella della sfuggente Lissét e di altre donne dal destino incatenato, quella del pittore Unocchio e del suo zio carnefice e benefattore insieme Mazzaferro. E non si sa dove finisca l' uno e ricominci l' altro, come nella danza a tre fra cavaliere, dama e drago. Come sempre succede nel mondo, quello interiore di ognuno di noi, cavalieri in cerca di identità con un drago cattivo nascosto nel cuore e una principessa ingrata da salvare. Umberto Lucarelli, scrittore e regista, ha alle spalle anni di attività accanto alle persone disabili. Un' avventura difficile - vissuta insieme a diverse associazioni di volontariato - da cui sono venuti fuori anche lavori coraggiosi: libri, film, testimonianze. In questo Sangiorgio Lucarelli non parla di disabilità nel senso stretto, ma racconta ugualmente il disagio, la difficoltà a riconoscersi come padroni di un' identità precisa e definita. Perché la queste di Sangiorgio alla ricerca del Graal è alla fine quella di noi tutti, in cerca di noi stessi. 

Giulia Ziino


Pagina 50
(18 dicembre 2008) - Corriere della Sera


dal  26 aprile 2009
Umberto Lucarelli



San Giorgio e il drago



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