Fosco Maraini - Segreto Tibet - Corbaccio, Milano, 1998, pp. 461.
Un libro eccezionale, un capolavoro questo di Maraini (che dispiace venga talora indicato, uno scrittore autentico come lui, "solo" come il padre della Dacia Maraini). A chi scrive, beninteso, della moda del Tibet, tra Richard Gere e Bertolucci e dell'attrazione antioccidentalistica che essa calamita, non interessa il resto di nulla. Questo libro è uno straordinario racconto, la cui forza consiste proprio nella magistrale perizia di un narratore solo occasionalmente ristretto nel genere di letteratura odoeporica (di viaggio) e negli specialismi dell'orientalista, peraltro assolutamente di genio a giudicare dalle pronte traduzioni dei suoi libri nelle principali lingue europee e dell'Estremo Oriente. Sono convinto che i viaggiatori colti, visitino lo Yemen o la Brianza, porteranno con sé questo magico libro. Non un baedeker da miserabile turista, ma un libro di cultura nel senso più profondo del termine, che educa l'occhio e l'anima. Insostituibile e impareggiabile quando in un "altrove" rispetto al nostro Occidente ci si dispone a guardare l'"altro".
Con questo romanzo autobiografico incessantemente percorso dal demone dell'avventura, Fosco Maraini non solo ci racconta la propria straordinaria vicenda di eccentrico maestro e grande irregolare della cultura, ma traccia anche un irresistibile affresco della prima metà del XX secolo, indagando attraverso le mille periferie del mondo. Dal bambino Clé-Maraini, ribelle, vivacissimo e insaziabilmente curioso, all'adulto cosmopolita che vive il quotidiano come uno stato di perenne avventura, il romanzo si snoda avvincente in un girotondo di luoghi e genti. Dalla scoperta dell'eros in Maremma a quella del Buddha nel remoto Tibet, dai durissimi mesi passati in un campo di concentramento giapponese alle spedizioni alpine.
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scheda di Bonino, P. L'Indice del 2000, n. 04
(recensione pubblicata per l'edizione dell'anno 1999)
Questo nuovo libro di Fosco Maraini non è solo un'autobiografia della prima parte della vita di Maraini, ma un vero libro d'avventura.Il protagonista Clé/Marain trascorre l'adolescenza e la prima giovinezza nella casa paterna, una villa nei dintorni di Firenze, partecipando alla vita contadina dei mezzadri del padre e contemporaneamente alla vita sociale di una città ricca di eventi e di personaggi negli anni tra le due guerre. Gli amici di famiglia che frequentano la casa del padre, lo scultore Raimondi, sono per lo più personalità di prestigio: Aldous Huxley, D.H. Lawrence, Lionello Venturi, Emilio Cecchi, veri "arconti e vescovi" del pensiero e della cultura. Nella sua vita si alternano le escursioni in montagna e i viaggi, prima a Roma, poi in Europa e in seguito fino in India. Nel periodo universitario fa la conoscenza fortuita di Giuseppe Tucci, noto orientalista, che lo porterà con sé, come fotografo, in Tibet, in giro per "Budda e monasteri". Da allora Clé/Maraini sarà sempre soggiogato dal fascino dell'Oriente. Diventerà etnologo nei successivi "anni del Sol Levante", quando con moglie, figlia e una borsa di studio si trasferirà presso l'Università di Sapporo nel Giappone settentrionale.Sono anni dedicati allo studio della particolare etnia degli Ainu, fino a quando, dopo l'8 settembre 1943, l'intera famiglia viene internata in un campo di concentramento. La prigionia si trascina fino alla resa del 15 agosto 1945 dopo i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, cui fa seguito il ritorno in Italia nella casa paterna e il reinserimento nella vita quotidiana negli anni del dopoguerra. Ma ecco che l'incontro con il professor Rominger, esperto di arte bizantina, coinvolge nuovamente Clé, in veste di fotografo, per uno studio di rilievo dei monasteri bizantini, così l'avventura può ricominciare...