Frank Mc Court - Le ceneri di Angela -  Adelphi, Milano, 1997, pp. 337.
Bisogna tenere d'occhio questo romanzo e non solo perché segnalato tra i finalisti del prossimo premio Bancarella (1997). È il libro d'esordio di un sessantenne americano d'origine irlandese alle prese col materiale incandescente della propria vita che, è proprio vero, è sempre un romanzo.
Da noi, negli anni '60, si tentò di dare sfogo ad una letteratura spontanea, affrancata dai vizi e vezzi e codici retorici dello scrivere professionale, o che ad esso si affiancasse. I risultati furono mediocri, e comunque subito dimenticati. Adesso qualcuno - Saverio Tutino - ci prova ogni anno a Pieve Santo Stefano (AR)  a premiare gli scritti dei qualunque, ma anche qui, nessuno di costoro riesce a rompere la barriera dell'anonimato. Invece il nostro Mc Court in America ha incontrato premi prestigiosi e lettori numerosi. Questa storia di "un'infanzia infelice irlandese" è davvero scritta "bene", ossia sbrindellata, sporca, illetterata, poiché la partita della scrittura viene giocata con l'immediatezza, foga, assenza di schemi, con cui da ragazzi cattolici si giocavano le partitelle d'oratorio: alla "viva il parroco". Spesso si ride per non piangere.
Alfio Squillaci




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Frank Mccourt
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