In una città danese del primo '900, una bella donna dell'alta borghesia lascia il marito, la casa lussuosa, la vita mondana e piena di agio per ritirarsi in una sperduta "Villa Bianca", su una piccola isola. Che cosa la spinge a ritirarsi dal mondo? Elsie Lindtner a 42 anni, sembra convinta che sia meglio uscire di scena con una scelta radicale, prima che il mondo si accorga che sta per diventare vecchia. Nell'anno che Elsie trascorre sull'isola, con la sola vicinanza di una cuoca dai robusti appetiti e di una misteriosa cameriera, la vediamo dibattersi senza raggiungere la pace dei sensi e dello spirito. La sua è un'età pericolosa, perché le donne alle soglie della menopausa possono fare danno. Agli altri, ma soprattutto a se stesse. 
Karin Michaëlis , L' età pericolosa, Giunti, Firenze 2005
 
 
 
L'età pericolosa venne pubblicato in danese nel 1910; il romanzo consiste, come indica il sottotitolo, nelle Lettere e note di diario della protagonista, Elsie Lindtner. Dopo ventidue anni di matrimonio vissuti nell'ambiente dell'alta borghesia di Copenhagen, la donna, che ha quarantadue anni, abbandona il marito e si ritira in una villa su un'isola: «Ma ora mi è venuto l'estro […] di vivere da sola […] chiamala isteria, e forse lo è». La villa è stata progettata da un giovane amico, che scopriamo essere il suo grande amore. In seguito a un bilancio della propria esistenza sentimentale, Elsie lo invita sull'isola; l'incontro è però una delusione. Quando il giovane riparte, lei cerca di riconciliarsi con il marito, ma l'uomo ha nel frattempo sposato una donna molto più giovane: «Come osa! Sostituirmi con una ragazzina di diciannove anni!». Elsie decide allora di girare il mondo con l'unica compagnia della governante.
 
Questa trama molto semplice serve da cornice a una serie di riflessioni che Elsie fa sulla propria vita e su quella di altre donne a cui scrive direttamente o di cui parla con i suoi corriposndenti. «Quando, tra un umo e una donna, è possibile la sincerità?». «Un'inimicizia inconciliabile regna tra i due sessi». «I ginecologi possono anche essere astuti quanto vogliono, ma non intuiscono nemmeno lontanamente quel che le donne si confidano tra di loro». «Tra i due sessi non c'è soltanto inimicizia, ma anche l'abisso insuperabile della mancanza di comprensione».  Nel libro vengono svelati alcuni di questi segreti, ma non tutti: «Me ne sto qui a scrivere su me stessa, sapendo che nessuno al mondo leggerà quel che scrivo, e tuttavia non riesco ad essere completamente sincera. Perfino a tu per tu con me stessa non riesco a scrivere la verità». 
L'età pericolosa fu pubblicato quasi contemporaneamente in Danimarca e in Germania, dove riscosse un enorme successo, come del resto in Francia, negli Stati Uniti e in altri paesi. 
Nel luglio 1911 il «New York Times» pubblicò un articolo in cui ne descriveva il successo in questi termini: «Quando un romanzo raggiunge la centesima edizione in Germania nel giro di sei mesi, quando Marcel Prevost affronta la fatica di vestire il libro danese di abiti francesi, quando un testo viene tradotto in undici lingue, il pubblico inglese e americano ha delle buone ragioni per voler sapere qualcosa dell'autore».
 
Marcel Prevost, allora autore popolarissimo di romanzi di argomento femminile, scrisse che le memorie della protagonista sembrano «una grande baldoria in cui i moderni demoni della Nevrastenia e dell'Isteria se la spassano e fanno sberleffi […] più si avvicina alla crisi, più dolorosamente e lucidamente percepisce l'antinomia tra due desideri femminili: il desiderio  di dignità morale e il desiderio di godimento fisico». 
Ciò andava nella direzione allora indicata da Otto Weininger (Sesso e carattere) per il quale  «Non si può reprimere la propria natura, foss'anche quella fisica, in questo modo artificioso, dall'esterno, senza che ciò abbia delle conseguenze. La punizione igienica per il rinnegamento della vera natura femminile è l'isterismo». La soluzione, secondo Weininger, consisteva nel riconosimento del fatto che la natura femminile è findamentelmente determinata da due ossessioni: «il coito [ Koitus ]» e «la ruffianeria» [ Kuppelei ]. La sua analisi dell'isteria è nel contempo l'analisi di una società troppo influenzata dal principio femminili e che dovrebbe invece attenersi ai principi maschili.
 
Ma L'età pericolosa assume un significato più ampio, nel senso che la questione dell'isteria veniva per così dire sottratta ai professionisti e portata nella sfera pubblica dello scambio di esperienze. Il romanzo di Karin Michaëlis rappresentava inoltre una significativa normalizzazione, nel senso che alcuni dei sintomi classificati come isterici venivano interpretati come reazioni a una normale esperienza in una determinata età della vita, e quindi  non necessariamente come un problema da affrontare in strutture particolari o con conoscenze professionali, ma piuttosto in privato tra marito e moglie, magari con un piccolo aiuto del medico di famiglia.
 
Peter Madsen
 
(tratto da «Il romanzo» Vol I. "La cultura del romanzo", pagg.677- 685)
 
 
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Esempio 1
dal 22 ott. 2002
Karin Michaëlis
Karin Michaëlis, nata a Randens, in Danimarca, nel 1872, divenne famosa in Italia per Bibi, una serie di libri per ragazze tradotta in 23 lingue e pubblicata da Vallardi tra il '40 e il '41. 
Sfuggì fortunamtamente alla censura fascista lo spirito anticonformistico, la carica eversiva della piccola vagabonda, mentre nella Germania nazista, le opere della  Michaëlis che  precedentemente avevano conosciuto il più grande successo, venivano bruciate e i suoi libri per bambini venivano giudicati ancor più pericolosi e "degenerati" dei romanzi.
Da Barnet (1902)  alla Scuola della gioia (1914), alla prima serie autobiografica, L'albero del bene e del male (1924-1928), le opere di Karin Michaëlis ruotano sempre intorno a figure femminili e a vicende estreme, di profonda sofferenza, di sconfitta o ribellione per i problemi legati alla condizione femminile.
L'età pericolosa  è un'opera con molti aspetti autobiografici. Come la protagonista la  Michaëlis ruppe il proprio matrimonio, anzi i due matrimoni, per vivere nella solitudine di un'isola, ma a differenza di Elsie Lindtner  il suo impegno artistico e politico -  che ne fece un personaggio molto amato e popolare - la indusse, nel 1930, a trasformare la sua villa bianca di Thurö da luogo di isolamento in un rifugio per i perseguitati dal nazismo. Vi passarano tra gli altri la famiglia di BrechtBenjamin, Kokoschka, il pittore Martin Bloch, Elia Ehrenburg.
Dal 1939 la Michaëlis rimase bloccata negli Stati Uniti fino alla fine della guerra. Quando tornò in Danimarca, era stata dimenticata da tutti, e morì nel 1950, sola e in miseria.
 
 
Per l'attenzione al mondo femminile e al dibattito di inizio secolo su Isteria e Neurastenia vedi 
 
<<< La signorina Else di A. Schnitzler
 
Per una carrellata storica sulla visione della donna nell'immaginario maschile, come "Donna Fatale" vedi:
 
<<< "Eterno femminino fatale"
 
Per una ricostruzione delle inquietudini destate nella coscienza e nell'immaginario maschili dal risveglio, anche sessuale, femminile,  proprio negli anni in cui  la Michaëlis scriveva il suo libro, vedi:
 
<<< Bram Dijkstra - Perfide sorelle - La minaccia della sessualità femminile e il culto della mascolinità.
 
 
Per un'ampia  anteprima del libro, vedi
 
<<< GoogleBooks
 
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