noto in filosofia come “argomento teleologico”.    
La Chiesa cattolica, memore dell’esperienza avuta con Galileo, ha sempre evitato di prendere una posizione ufficiale su questo argomento. Anche Benedetto XVI, papa Ratzinger, si è pronunziato varie volte al riguardo, ma senza mai entrare nel merito. In varie occasioni si è limitato a raccomandare che venga salvaguardato un approccio ragionevole in modo che la Teoria Evoluzionistica non sconfini in una spiegazione della totalità dell'esistenza, che renderebbe superflui Dio e la rivelazione. In pratica cerca di delimitare l’argomento con l’intento, abbastanza palese, di evitare che dalla teoria evoluzionistica si possano dedurre conclusioni di natura filosofica sull’uomo, la sua nascita e il suo destino... Ed invece è proprio ciò che ha fatto, già mezzo secolo prima delle esternazioni di questo papa, Jacques Monod nella seconda parte del suo libro, che non a caso ha come sottotitolo "Saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea".

  3. La nascita del pensiero simbolico
  L'analisi di Monod non si limita al solo aspetto puramente biologico dell'evoluzione, ma affronta anche l’altro evento che é venuto nel tempo a incidere sulla storia dell’Uomo: la nascita del "linguaggio” e quindi del “pensiero simbolico”. Senza discontinuità con l'evoluzione genetica e in concomitanza dello sviluppo della scatola cranica e quindi del cervello, l'uomo primigenio, due milioni di anni fa, probabilmente forte del vantaggio di una comunicazione più efficiente con i suoi simili, ha goduto di una maggiore capacità di sopravvivenza rispetto alle altre specie animali. La possibilità di disporre di un linguaggio simbolico, un avvenimento unico nella vita della terra, ha dischiuso all’uomo un altro tipo di evoluzione che ha creato un nuovo Regno, quello della cultura, delle idee, della conoscenza. Con il pensiero e con il linguaggio, l'uomo riesce ad accumulare sempre più cultura, sommando le esperienze individuali a beneficio della propria e delle future generazioni. L’uomo infatti è l’unico essere naturale ad appartenere contemporaneamente a due “regni”: la biosfera fisica e il “regno delle idee”.
  Così come il patrimonio genetico viene tramandato con replicazione deterministica da parte del DNA, allo stesso modo anche il patrimonio culturale viene conservato, accumulato e tramandato alle generazioni seguenti. La selezione che l'uomo opera sulle sue esperienze culturali usa però un meccanismo diverso da quello biologico (casuale e non specifico) perché le finalità sono diverse: l'uomo si pone criteri etici e morali che nulla hanno a che vedere con il criterio del "successo" che adopera la natura. E' possibile, ad esempio, mantenere in vita o potenziare, sottraendole all'influenza dell'ambiente, specie biologiche che la natura sopprimerebbe: basti pensare ai progressi che ha fatto la medicina in questo e nel precedente secolo. 
  Il “Regno delle Idee” si è manifestato in tutta la sua evidenza soltanto con la comparsa sulla terra, circa 200.000 anni fa, della specie Homo Sapiens. E’ da allora che il destino di un singolo essere umano si è confuso con quello del suo gruppo, senza il quale gli sarebbe stato impossibile sopravvivere, e questa circostanza non può non aver influito sull’evoluzione genetica delle categorie innate del cervello umano: l’importanza di osservare una qualche norma di comportamento, la Legge, ha creato il bisogno di una spiegazione mitica per conferire alla stessa Legge stabilità e sovranità. E tale compito viene assunto dalle Religioni che tentano di reperire, nella caos inesplicabile della natura, dei nessi causali per difendere l’uomo dall’imprevedibile e dall’ignoto e fornirgli un senso, uno scopo.
    Ma è solo con la nascita della filosofia greca (nel VI secolo a.C.) che l’uomo capisce che non può farsi sedurre dalla narrazione mitica e dal dire oracolare, e adotta delle strutture logiche e razionali per affrontare sia i problemi politici della convivenza (la democrazia), che per le disquisizioni logiche dell’argomentare. E’ da allora che abbiamo preteso che ogni proposizione che volesse assurgere a verità si sottoponesse alla prova dell’argomentazione razionale e non fosse accolta per autorità, fede, opinione diffusa o mitica...  E’ da questa impostazione, che deriva indiscutibilmente dalla filosofia greca, che si fonda la Cultura Occidente e vengono poste quelle premesse peculiari della nostra Civiltà che sono la scienza e la tecnica, di cui potentemente oggi si alimenta tutta la nostra cultura.   
  E infine solo tre secoli fa avviene l’altra grande revisione ossia, come dice Monod, la nascita della “conoscenza oggettiva”. L’assoluta novità, la prodigiosa scoperta che si è rivelata all’uomo, è che la Natura è oggettiva, ovvero non è guidata da nessuna Idea, o da uno Spirito, o dal soprannaturale, ma è organizzata solo secondo le sue proprie Leggi; e tali Leggi per essere conosciute richiedono un’indagine razionale che utilizzi il confronto sistematico tra la ragione e la sperimentazione. E poiché da questa nuova epistemologia   scaturiscono immense “novità” e nasce la scienza moderna con l’enorme sottoprodotto della tecnologia, ci si rende conto che la “conoscenza oggettiva” può essere l’unica fonte di verità e di novità... e non certo la filosofia (intesa come metafisica) o le religioni. 
  
  4. Considerazioni sul pensiero di Monod 
  Lo sviluppo della scienza non persegue certamente obiettivi di tipo filosofico o etico, ma gli straordinari risultati conseguiti nel XX secolo, ed in particolare quelli nel campo della fisica e della genetica, travalica l’ambito scientifico, e ha prodotto, al di là delle intenzioni, una riflessione profonda sul pensiero e la cultura della nostra Società. Monod, pur non essendo un filosofo, ha colto questa novità e la ripropone, con un discorso razionale e conseguente, come una sfida all’umanità per rendersi autosufficiente e responsabile del proprio destino.
  Esaminiamo il cammino logico che l’autore ha seguito.
   1.A - L’umanità ha sempre tentato di lenire l’angoscia esistenziale che lo attanaglia perché non accetta che la sua sorte sia simile a quella delle piante o degli animali che nascono, vivono e muoiono senza nessuna speranza oltre il limite fisico della loro esistenza. L’uomo, a differenza dell’animale, cerca di conferire alla propria vita un senso, un significato che si possa inserire in un quadro generale razionale e coerente. 
  Sono le Religioni che, in quasi tutte le culture, per difendere l’umanità dall’ignoto e dalla potenza esorbitante della natura, hanno creato dei miti, dei racconti, delle costruzioni immaginifiche (quelle che Nietzsche chiama gli  “esorcismi protettivi”), associando a queste interpretazioni anche un criterio morale destinato a guidare il comportamento degli uomini. Negli animali (per gli insetti sociali ad esempio) la stabilità delle istituzioni è dovuta interamente alla trasmissione genetica, per cui il comportamento sociale è del tutto innato e automatico. Nell’uomo, invece, è una precisa scelta culturale e, poiché la funzione sociale è di assicurare la stabilità, il sistema di valori deve apparire incontestabile e quindi emanazione diretta di un potere trascendente (un Dio), perché nessuna società può sopravvivere senza un codice morale basato su valori accettati e rispettati senza discussioni dalla maggioranza dei suoi membri.
  All’invenzione dei miti e delle religioni, si è associata successivamente anche l’edificazione di grandi ed innumerevoli sistemi filosofici, da quelli dei primi filosofi greci, Platone, Aristotele, per arrivare fino a Hegel e a Marx; per l’uomo quindi: 


  
Molte concezioni filosofiche peraltro forniscono anche una conferma che c’è qualcosa nella Natura che inconsapevolmente guida la Storia dell’uomo (come lo Storicismo) o almeno una speranza che la sua angoscia si possa un giorno dissolvere (la promessa del Marxismo). Tutte queste grandiose costruzioni ideologiche forniscono infatti sia delle ontogenie esplicative (cosa è il mondo e come origina...) che normative (cosa fare...) ed anche una interpretazione della Storia passata, presente e futura dell’umanità.
 
   1.B - È solo con la nascita del pensiero scientifico, nel XVII secolo con Galileo e Newton, ossia con il porre il postulato di oggettività - in pratica rinunciare all'ipotesi che la natura abbia un fine – che l'uomo compie un immenso progresso dal punto di vista gnoseologico, ed anche un notevole salto qualitativo, perché può essere posta per la prima volta la distinzione tra “giudizi di conoscenza”, ossia di ciò che possiamo pretendere di capire razionalmente e che attiene alla sfera scientifica (ma non solo), ed i “giudizi di valore”, ossia quelli che vengono formulati per la determinazione dei criteri morali del comportamento. 
  La conoscenza, osserva Monod, se è veramente “oggettiva”, esclude di per sé qualsiasi giudizio di valore e non può contenere nessun tipo di morale, mentre l’Etica, al contrario, non è “oggettiva” per sua stessa natura, perché i valori vengono scelti (quando non sono rivelati da una supposta divinità). La morale quindi resta esclusa dal campo della conoscenza; anche se queste due categorie, aggiunge, sono inevitabilmente spesso associate nella pratica, ad esempio, nell’azione o nel discorso.  
  Questa cultura infine ha trovato proprio nella Scienza la sua più alta espressione, anche se la ricerca scientifica non produce di per sé “verità assolute” come le ontogenie mitiche prodotte dalle Religioni, ma solo “proposizioni esatte” (come sostiene Karl Popper) ottenute da premesse che sono state validate sperimentalmente e che si riesce ad inserire in un quadro generale consistente e coerente.  
   La Scienza, pur senza porsi il problema e senza nessuna intenzione specifica, ha quindi progressivamente attaccato e dissolto in profondità il fondamento stesso di questi sistemi (religiosi e metafisici), e di quei valori che dai tempi preistorici sono serviti come quadro di riferimento morale per le società umane. 

   1.C -  Porre il postulato di oggettività, però, è un atto di fede esso stesso perché, accettare l'idea che la conoscenza oggettiva sia l’unica fonte di verità autentica, pone una nuova metodologia conoscitiva, basata sulle sole capacità intellettuali dell’uomo di capire, discriminare e dedurre. In un sistema oggettivo deve essere bandita ogni confusione tra conoscenza e valori o almeno, per dirla meglio: ogni discorso per essere considerato “autentico” deve conservare una distinzione tra le due categorie, ed è inautentico proprio nella misura in cui confonde, amalgamando insieme, le due categorie: quella della conoscenza e quella dei valori.  
  È la fine, sostiene Monod, del patto “animistico” che ha consolato l’Umanità per millenni; tuttavia la scienza accettata in pratica dal mondo per tutti i vantaggi materiali che essa comporta non é stata ancora veramente accettata negli animi;



 

Le società moderne non hanno compreso il messaggio più profondo della scienza: la distinzione tra fonti della conoscenza e teoria dei valori, che comporta l'esigenza di una concreta revisione delle basi dell'Etica. 
  Lo smarrimento (il “disincanto”, come viene spesso chiamato) deriva sostanzialmente dal non aver ancora elaborato la giusta conversione del metodo, che la Società ha appreso dalla Scienza, alle diverse problematiche (ontologiche, etiche) a cui vanno applicate. Il “metodo” razionale, che in pratica tutti abbiamo adottato, non è stato ancora correttamente convertito ed adattato alla complessità delle categorie mentali che la nostra cultura possiede su questi argomenti.

   1.D - Queste osservazioni, che attengono più propriamente al campo filosofico, non sono di per sé assolutamente originali; anche Kant, ad esempio, distingue tra la “Ragion pura” che mira alla Conoscenza e la “Ragion pratica” che si propone la ricerca delle condizioni della Morale. Il merito di Monod è però di aver ricavato le sue osservazioni da risultati conseguiti nel campo scientifico; le conseguenze logiche che scaturiscono da questa distinzione vengono poi applicate sia all’ambito scientifico per delimitarne il campo di azione (contro la filosofia Scientista e tutte le sue estrapolazioni), sia per ribadire che nessuna Morale si può derivare automaticamente dalla Natura.  
  Nel campo religioso (e non solo) si sostiene, ad esempio, l’esistenza dei cosiddetti “Diritti Naturali” quando è ampiamente riconosciuto [tra i tanti, vedi John Stuart Mill, “Saggi sulla religione”] che non esistono diritti che possano scaturire automaticamente dalla natura: se sono Diritti, non hanno nulla di naturale e, se sono Naturali, non generano nessun diritto o regola da seguire, perché l’Etica non definisce un “essere”, ma un “dover essere”, un ideale che solo la Cultura può scegliere e di questa scelta ogni uomo deve consapevolmente (e quindi culturalmente) farsi garante.
  In questo contesto il senso della Provvidenza (cristiana) o di uno Spirito o di un’Idea che si realizza nella Storia dell’uomo (vedi Hegel, Marx, Croce) si dissolve per completo e l’uomo si ritrova solo e privo di questi strumenti “consolatori”, ovvero i miti che aveva creato; non solo, ma deve anche farsi carico del suo destino da prendere interamente sulle sue spalle, perché la cultura umana cerca, in ogni modo, il senso dell’esistenza, della storia, dell’accadere degli eventi nel mondo... (ormai neppure più protetto da un Dio).
  Il punto di vista di Monod è che la ragione da sola è ancora in grado di fondare una morale, una regola per stabilire una corretta convivenza tra gli uomini, indipendentemente dalla fede che, come dimostra il nostro tempo e i tempi trascorsi, concorre spesso più all’ostilità e alla ferocia tra gli uomini che alla loro pacifica convivenza (come le guerre di religioni in Europa ed ora anche l’Islam). ). Naturalmente Monod non è il primo ad averlo detto: anche gli illuministi inglesi (John Locke in particolare) sostenevano un’Etica che potesse scaturire dalla ragione umana, una “scienza dimostrativa della morale”, con risultati pratici che non sono stati proprio in linea con questi assunti, ma che tuttavia hanno contribuito alla riflessione su una morale che ha il suo impianto nella razionalità umana e non derivi da una supposta “trascendenza”... 
 Una ricostruzione razionale del nostro sistema di valori, di cui in ogni modo l’umanità ha bisogno, una “rifondazione dell’etica”, come sostiene Monod, dovrà quindi tener conto di tutti questi elementi e, allo stesso tempo, deve essere pronto ad evolversi e a modificarsi man mano che si approfondisce la conoscenza, e quindi la comprensione, dell’essenza dell’uomo. 

  5. Conclusione
  Lo sviluppo culturale che Monod ha illustrato è un processo complesso ed organico che non é avvenuto improvvisamente dal XVI secolo in poi; ma è certamente un fatto che la nascita della scienza, modernamente concepita, oltre all’immenso progresso nello stesso campo scientifico, ha sottratto pian piano sempre più spazio anche alla speculazione astratta, ossia alla filosofia e alla metafisica, determinando un approccio diverso ai problemi. La prova evidente consiste infatti nello straordinario sviluppo che hanno avuto negli ultimi due secoli anche tante altre "scienze umane”, quali la psicologia, la sociologia, l'economia, l'antropologia culturale, etc.
  Se l'evoluzione avviene “per caso", come dimostra inequivocabilmente la biologia cellulare, e noi siamo il prodotto terminale di questa evoluzione, qual é il futuro e il destino dell'uomo nell'universo? Secondo la spietata logica dell'evoluzione casuale, Monod afferma che: 




  Le varie religioni propongono "soluzioni" certamente più confortanti che spiegano tutto: la genesi dell'Universo, un Dio provvido, giusto e amorevole, un oltretomba che ci rassicura che la vita continua anche oltre questa tremenda soglia oscura che é la morte, una Natura che assegna un posto necessario all'uomo nei suoi piani. Tutta una costruzione artificiosa, non “autentica”, secondo l’esemplare definizione di Monod, in cui si mescolano osservazioni sulla natura insieme con miti immaginifici sull’uomo e la sua vita, pur di allontanare l'angoscia e dare un senso facilmente comprensibile al destino dell’Uomo su questa terra.
  La scienza, a fronte di tutto questo che ci toglie, ci offre solo una piccola certezza: la comprensione del processo evolutivo dalla prima cellula fino a noi, e tutto ciò che da questo può essere logicamente dedotto.  E' certamente poco in assoluto, ma moltissimo se si riflette che è stato ricavato con un processo razionale ed oggettivo, cioè scientifico, ed ha quindi la stessa affidabilità e coerenza che ha tutto il progresso scientifico, come é dimostrato da quattro secoli a questa parte: é qualcosa cioè su cui poter contare definitivamente.










  Il cammino della conoscenza è infinito ed ogni tappa getta un po' più di luce rispetto a ciò che si conosceva prima; come diceva Albert Einstein “l’importante è che non si smetta di cercare”. Nessuno però può dire se e quando questo processo avrà una conclusione o si arresterà; ma il metodo di indagine, ossia quello della razionalità ed oggettività, é certamente un metodo migliore che ricorrere ai miti e alle favole, e pur nella sua spietatezza intellettuale, é il più degno dell'uomo e della sua intelligenza. Su questo presupposto é possibile creare una nuova eticità, tutta umana, che non deve farsi carico di miti certamente confortanti, ma pur sempre arbitrari ed incomprensibili; il cammino é solo aperto, molta strada rimane da fare.

    Enzo Gallitto









ELEMENTI DI BIOLOGIA MOLECOLARE  –  Allegato a Monod  “Il caso e la necessità”

  La Genetica è un ramo veramente affascinante della scienza e del sapere umano che ci riguarda direttamente e che può soddisfare le nostre domande più elementari ed antiche: “cosa è la vita ?”, “chi siamo ?”, “da dove veniamo ?”. Gli argomenti qui trattati vogliono offrire solo una panoramica molto sintetica dei principali temi che riguardano la Genetica nel suo insieme, senza nessuna pretesa di completezza e di esaustività. Lo scopo di questi scarni appunti è solo di invogliare a letture più ampie e divulgative [vedi la Bibliografia suggerita in calce].
 
LA GENETICA
La Genetica è la scienza che studia i meccanismi dell’eredità attraverso i quali avviene la trasmissione delle caratteristiche biologiche da una generazione a quella successiva nelle varie specie animali e vegetali.
  In particolare la Genetica studia il Genoma, cioè il corredo di informazioni genetiche dei vari organismi, i cui componenti sono i Cromosomi ed i Geni che rappresentano le unità funzionali ereditarie. I Geni sono segmenti di DNA dai quali dipende la sintesi di determinate proteine essenziali per il metabolismo e la riproduzione dell’organismo vivente. [Salvo diverso avviso, in queste note si fa riferimento solo agli organismi umani, tralasciando quindi le problematiche relative alle altre forme di vita, quali virus, batteri, vegetali e il resto]
  Dal punto di vista strutturale tutti gli esseri viventi sono costituiti da unità elementari dette cellule. Gli organismi possono essere costituiti da una sola cellula (unicellulari) come i Batteri, o da un numero variabile di cellule (pluricellulari) come tutti gli altri organismi superiori, ossia i vegetali , gli animali e l’uomo.  Negli organismi pluricellulari , che utilizzano la riproduzione sessuale,  ad ogni generazione si creano nuove combinazioni)  dei Geni che arricchiscono) la variabilità genetica della specie. Il corpo umano è costituito da circa centomila miliardi di cellule, differenziate in 220 tipologie diverse, ognuna specializzata per le funzioni da svolgere: cellule nervose (i neuroni), cellule del sangue, muscoli, ossa, pelle, mucose, unghie, peli, etc...
 
LA CELLULA 
La Cellula è l'unità funzionale degli organismi, la più piccola struttura ad essere classificabile come vivente. Ogni cellula è un'entità chiusa ed autosufficiente che contiene al suo interno tutte le informazioni necessarie per il metabolismo e la riproduzione: è in grado di assumere nutrienti, di convertirli in energia, di svolgere funzioni specializzate per assicurare la crescita dell’organismo, la riparazione di parti danneggiate ed infine la sua riproduzione. Le dimensioni di una cellula variano da 1 micron (un millesimo di millimetro) a 50/100 micron.
  Il funzionamento di una cellula è estremamente complesso tanto che potremmo equipararla, sul piano macroscopico, ad un Laboratorio Chimico molto sofisticato o ad una Fabbrica, in cui vengono introdotte delle materie prime, che vengono trattate con processi molto complessi, e da cui alla fine escono una miriade di prodotti finiti utili a tutto l’organismo.

Anatomia della cellula
Tutte le cellule sono racchiuse da una membrana che le protegge dall'ambiente esterno [vedi FIG. 1]. All'interno della membrana sono presenti varie sostanze ed organelli specializzati per le funzioni da svolgere. I principali sono:
. il citoplasma, soluzione salina che riempie la cellula
. i cromosomi, in cui è conservato il patrimonio genetico (il DNA) 
. il nucleo, dove sono conservati i cromosomi
. il nucleolo, per l’assemblaggio dei ribosomi
. i ribosomi, per compiere la sintesi delle proteine e quindi degli enzimi 
. l’apparato di Golgi, per accumulare e smistare proteine e grassi 
. i mitocondri, per immagazzinare energia sotto forma di molecole di ATP 
. il reticolo endoplasmatico, per immagazzinare e trasferire proteine e grassi
. i lisosomi, per raccogliere ed eliminare i prodotti di rifiuto 

Il nucleo di una cellula 
Il nucleo può essere considerato il centro di comando da cui partono tutti gli ordini che regolano la vita della cellula. Nel nucleo è conservato il DNA sotto forma di cromosomi per conservare e trasmettere l'informazione genetica necessaria a produrre proteine e quindi gli enzimi necessari per il funzionamento della cellula e dell’organismo a cui essa appartiene. Nel nucleo è presente il DNA ed il nucleolo che produce i ribosomi, gli organelli in cui avviene la sintesi proteica. 

replicazione, rendono quest'effetto - la norma - e non l'eccezione; inoltre tale evoluzione rispetta il bilancio energetico tra l'ambiente e la cellulaquindi non viola nessun presupposto scientifico acquisito (non é in contraddizione con il 2° principio della termodinamica) ed é virtualmente infinito e indeterminato come svolgimento, in quanto non é possibile prevedere quale sarà la prossima mutazione e in che verso essa accadrà. È però certamente vero che tutte le modifiche che impediscono la sopravvivenza della cellula o dell'organismo o solo comportano una minor adattabilità all'ambiente rispetto al resto della popolazione non mutata, porteranno all'estinzione della specie; tutte le modifiche che sono neutre rispetto all'ambiente, porteranno a una nuova specie che nel tempo coesisterà con la precedente e potrà sviluppare forse un nuovo metabolismo o una diversa morfologia genetica. E' in questo modo che nel corso dei milioni di anni e per tutte le replicazioni avvenute, tutte le nicchie ecologiche sono state occupate dalle varie specie biologiche ora esistenti: unicellulari, pluricellulari, virus, batteri, muffe, vegetali, animali, i primati, l’uomo... 
  Resta da definire, e non é poco ovviamente, come si sia creata la prima cellula, o meglio la prima struttura di DNA che, dotata della capacità di riprodursi, ha innescato tutto il processo evolutivo. Circa questo argomento Monod ipotizza che la nascita della prima molecola di acido nucleico (probabilmente di RNA), certamente più elementare di quella che ora conosciamo, é avvenuta per caso, un evento unico nella storia dell'universo.
  Sulla Terra, ad un certo momento, con l’ausilio forse delle elevate temperature e delle particolari condizioni dell’atmosfera primitiva (assenza di ossigeno, abbondanza di elettricità), ed essendo disponibili in partenza solo piccole molecole inorganiche, si è formata in qualche pozza d’acqua una soluzione concentrata (il cosiddetto “brodo primordiale”) di alcune piccole molecole organiche (basi azotate, amminoacidi), che erano già i precursori di acidi nucleici e proteine. In ogni modo tutta la vita che ora possiamo osservare su questa terra, fino alla struttura dell'uomo, é stata prodotta da quell'unico, forse irripetibile evento.
  L’altro problema è quello di capire come il DNA riesca ad influire sullo sviluppo e la specializzazione delle cellule in un organismo complesso durante tutta la sua vita. Su questo campo, negli ultimi anni, sono stati fatti alcuni progressi: ad esempio si è scoperto che alcune porzioni del DNA sembra sovrintendano alla successione ordinata dell’accrescimento (una sorta di pianificazione, un vero e proprio timing dello sviluppo). Anni fa un certo contributo venne anche dalla scoperta del “Fattore Neurale di Crescita” da parte della scienziata italiana, Rita Levi-Montalcini, a cui, proprio per questa scoperta, venne assegnato il premio Nobel nel 1986. In ogni modo, entrambi questi problemi non hanno ancora avuto una risposta assolutamente esauriente e neanche Monod si spinge oltre qualche ipotesi. Tuttavia aver spiegato con una nuova chiave di interpretazione, quei risultati sperimentali che pure si conoscevano, resta un contributo notevole e affascinante di questo autore: abbiamo finalmente capito che, se noi oggi siamo quello che siamo, lo dobbiamo a milioni di anni di mutazioni: in poche parole, al paziente lavoro dell’evoluzione.

  2. La genetica, l’evoluzione e la Chiesa 
  Le scoperte della microbiologia cellulare, così ben descritte da Monod, confermano la “Teoria dell’evoluzione delle specie” enunciata nel 1859 da Charles Darwin (1809-1882). Infatti la spiegazione di come il meccanismo delle mutazioni casuali interviene durante il processo di replicazione del DNA, rende scientificamente plausibile la teoria dell’evoluzione della specie sin da quando, circa tre miliardi di anni fa, si valuta sia iniziata la vita sulla terra. 
  L’idea originale di Darwin, che ipotizzava la selezione frutto della contesa tra le varie specie per accaparrarsi le risorse disponibili nell’ambiente di vita, lo “struggle for life” sostenuto da Herbert Spencer [sulla scia della prima teoria evoluzionista ipotizzata da Lamarck], viene soppiantata più correttamente dalle mutazioni casuali che provocano nel tempo la “deriva genetica”, ossia il prevalere della popolazione più adatta (frutto delle mutazioni casuali) sulla totalità della popolazione di una specie.
  Naturalmente questa Teoria contraddice clamorosamente il racconto della Bibbia che descrive il mondo biologico e tutte le specie, animali e vegetali, create tutte insieme da Dio e in modo definitivo. In effetti apparentemente tutto avviene “come se” gli esseri viventi fossero strutturati, organizzati e condizionati in vista di un fine: la sopravvivenza dell’individuo e soprattutto la sopravvivenza della specie. E’ per questo motivo che si genera, in assenza di una spiegazione e della conseguente verifica scientifica del meccanismo di selezione, la credenza che esiste una finalità superioretrascendente che regola il tutto [come indicato a Cap. 1]. E questa idea, sotto vari aspetti, espliciti o impliciti, è presente e radicata nella maggior parte dei sistemi religiosi o metafisici, magari sotto vari mascheramenti, e sempre allo scopo di fornire una spiegazione facile e comprensibile a tutti.
  La Teoria di Darwin entra così in palese conflitto con il pensiero metafisico tramandato dalla religione rivelata, e i teologi, dopo un primo rigetto totale dell’Evoluzionismo, si sono affannati a cercare una soluzione di compromesso per contemperare l’evoluzionismo con il racconto biblico... ma finora con nessun risultato. 

 Jacques Monod - Il caso e la necessità
Esempio 1
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Jacques Monod nasce a Parigi nel 1910 da una famiglia protestante dell’alta borghesia francese e riceve dai genitori un'educazione piuttosto laica e anticonformista. Il padre, storico dell'arte e pittore, è un uomo di vasta cultura che gli infonde l’amore per la musica, passione che il figlio coltiverà poi per tutta la vita; impara infatti a suonare il violoncello e si esibisce spesso con amici ad un livello quasi professionale. Si laurea a Parigi in Scienze Biologiche e nel 1936 va negli Stati Uniti al “California Institute of Technology”; rientrato a Parigi lavora alla Sorbona. Durante la guerra partecipa attivamente alla Resistenza nella lotta armata contro i tedeschi; si iscrive al Partito Comunista, ma quasi subito lo abbandona, deluso dei metodi antidemocratici e dalla soggezione che il partito dimostra verso l’Unione Sovietica; da quel momento manifesta le sue simpatie per la causa socialista. Finita la guerra, per l’attività militare svolta durante la Resistenza, gli vengono conferite la Croce di Guerra, la Legion d’onore e la “Bronze Star Medal” americana. 
  Dopo la guerra, riprende le sue ricerche al Dipartimento di Microbiologia dell’Istituto Pasteur di Parigi, ed è lì che avviene una svolta importante nella sua carriera quando scopre che un "mutante casuale" dei batteri è riuscito a generare ed acquisire in proprio un corredo genetico che non 
 era precedentemente presente. È il punto di partenza di una serie di nuove scoperte sul ruolo del DNA nella trasmissione dei caratteri ereditari e delle capacità di vita e adattamento di un essere vivente. 
Gli studi sul DNA, la cui struttura è stata scoperta da Crick e Watson nel 1953, fervono in diversi centri di ricerca in tutto il mondo, ma l’impegno del gruppo di Monod e dei biochimici che lavorano con lui, riescono a conseguire i più brillanti risultati. Nel 1965 Monod riceve il premio Nobel per la medicina e la fisiologia, insieme agli scienziati Francois Jacob e André Lwoff
  Nel 1970 scrive “Il caso e la necessità” che ottiene un immediato successo. Il testo, anche se redatto in una veste ed un linguaggio rigorosamente scientifici, è tuttavia accessibile anche ad un pubblico di non specialisti, anche se richiede un’attenzione non comune. Monod si propone di illustrare, e lo fa con un eccezionale acume e chiarezza espositiva, i processi fondamentali della replicazione del codice genetico, il DNA, ed i concetti base dell’invarianza e teleonomia. A seguito di queste nozioni di natura prettamente scientifica, sviluppa ed allarga la sua analisi, forte della vasta cultura umanistica, sulle conseguenze filosofiche e spirituali che queste scoperte provocano nella cultura e nella società. 
  Nel 1988 viene pubblicato postumo “Per un’etica della conoscenza” un libro che raccoglie vari seminari tenuti da Monod nel campo della microbiologia cellulare e la lezione inaugurale tenuta all’atto della sua ammissione al College de France sull’etica della conoscenza.
  Muore a Cannes nel 1976, all’età di 66 anni, per un male incurabile.  
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    1. Il caso e la necessità all’origine della vita
  L'evoluzione della biologia cellulare nel corso degli ultimi decenni è stata una vera rivoluzione non solo in termini scientifici, ossia di ciò che non si sapeva e si é reso chiaro in termini razionali e conseguenti, ma anche perché ha prodotto dal punto di vista culturale un approfondimento per certi versi irreversibile, e ha fornito una spiegazione finalmente esauriente sull'origine dell'uomo e della vita.
  L'argomento che tutte le religioni oppongono sulle origini della vita a un approccio laico e scientifico é che il "mistero" che inevitabilmente circonda quest'argomento é una prova inequivocabile di una realtà trascendente che pérmea di sé la realtà del mondo, gli esseri umani e la nostra mente. Anche se non é corretto spiegare qualcosa che non si capisce con un altro mistero più semplice, ma non per questo più razionale e convincente, il fascino della spiegazione può tuttavia avvincere e placare l'ansia che ogni uomo prova di fronte all'inconoscibile. Dio é il rimedio consolatorio per l'uomo per tutto ciò  
che lo turba ed é facile fargli carico di tutti i "resti" e i dubbi che la nostra intelligenza non riesce a risolvere in termini di una spiegazione semplice e concreta. È' difficile saper rispondere "non so, ma un giorno forse mi sarà chiaro...” a un interrogativo così pregnante e fondamentale sulle proprie origini che può influire in termini positivi e negativi su tutta l'esistenza; nel dubbio, ogni religione indica che é preferibile scegliere ciò che nobilita e potenzia le attività umane, ciò che produce un effetto positivo e molto pratico.  E questo in fondo è lo scopo concreto ed utile di ogni religione. 
  L'intento utilitaristico e pratico non può essere però lo scopo ultimo dell'uomo che invece vuol capire; di chi preferisce un'intima convinzione razionalmente conquistata, a fronte della "fede" ricevuta in dono; di chi sceglie il campo della razionalità che procede a piccoli passi, ma che alla fine produce un'autentica conoscenza.
  Il compito che si pone Monod, in termini molto sintetici, è spiegare come sia possibile che dal "caos" si generi ordine e complessità; come é possibile che da elementi semplici, come acidi nucleici ed aminoacidi, si producono organismi complessi; che una struttura organizzata, un "sistema", come sono tutti gli organismi viventi, e quindi anche l'uomo, sia derivata, con l'evoluzione da unità elementari che non hanno apparentemente una finalità, una struttura complessa; e tutto ciò senza ricorrere a spiegazioni trascendenti o porre presupposti e finalità arbitrarie. 
  La nostra esperienza empirica ci porta inevitabilmente a credere che una struttura organizzata sia tale in quanto é preposta al raggiungimento di un "fine" che é giustificazione e coronamento della struttura stessa.  Un'automobile, un utensile, una società per azioni sono costruiti o organizzati dall'uomo per raggiungere un obiettivo, una finalità che é stata pensata prima - un Progetto - che l'uomo ha tenuto presente nell'organizzare la struttura. La struttura, quindi, é qualcosa di più delle parti che la compongono e questo valore aggiunto é fornito dalla mente dell'uomo che con la sua intelligenza riesce a piegare gli elementi e utilizzarli per il suo fine, ossia per la funzionalità e per le prestazioni che mira ad ottenere. Se estrapoliamo questo concetto alla natura e osserviamo un essere vivente, ci viene inevitabilmente da pensare che la struttura così mirabilmente funzionale del suo metabolismo e della riproduzione non possa non essere stato pensato che da una mente superiore che ha infuso il suo "Progetto" in quello organismo.  

Jacques Monod  - Il caso e la necessità - Mondadori, Milano, Bibl. della EST – 1971, 4^ ed.]   Analisi critica e commento di Enzo Gallitto
Jacques Monod
Charles Darwin
dal 16 maggio 2009
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«Tutto ciò che esiste nell’universo è frutto del caso e della necessità»      Democrito
meno adatta alla sopravvivenza; oppure neutrale, cioè senza alcuna conseguenza sul metabolismo e la riproduzione. In ogni modo gli errori “gravi” tali da far fallire il progetto (l’organismo) sono rari perché, per una popolazione stabilizzata, la mortalità (genetica) è praticamente nulla, perché i meccanismi di autocontrollo del DNA che salvaguardano il metabolismo e la replicazione, sono fortemente potenziati e controllati.
  La morte invece, ovvero l’estinzione della specie, può avvenire per cause ambientali, per inefficienza degli organismi a sopravvivere nella propria nicchia ecologica, e questa selezione rappresenta la norma. Infatti si calcola che l’insieme di tutte le specie attualmente viventi (svariati miliardi di tutti i tipi) rappresenta solo l’1% di tutti gli organismi che hanno tentato la sorte, quindi ben il 99% è stato scartato nella roulette della vita.
  In ogni modo, gli organismi che sopravvivono, eliminate le varianti inadatte che vengono automaticamente scartate, migliorano man mano la loro capacità di adattarsi all'ambiente: la  struttura si evolve, e nello stesso tempo conserva per sempre tutte le modifiche positive subite, dato lo stretto determinismo che sovrintende alla replicazione.
  Statisticamente una mutazione é un evento rarissimo (si valuta un caso su cento milioni, o anche molto meno), ma il numero elevato della popolazione a cui può accadere (tutti i costituenti del DNA di tutte le cellule adatte alla riproduzione) e il numero di volte in cui avviene una 
Rita Levi Montalcini
La tesi di Monod é che questo modo di pensare é solo un esempio di quell'antropocentrismo che l'uomo manifesta da sempre in tutte le sue espressioni culturali più semplici e più primitive. Non c'è infatti cultura o società, per quanto elementare, che non ricorra a un qualche "creatore" soprannaturale per spiegare l'esistenza dell'uomo, della vita e dell'universo intero. Questa spiegazione é l'unica che può essere fornita per la comprensione dei fatti che osserviamo o é possibile trovare una spiegazione razionale e oggettiva, ossia scientifica, che non faccia ricorso al soprannaturale, al trascendente, al "mistero" ?
 
 La chiave di volta per la comprensione dei fenomeni in oggetto sta nella struttura del materiale genetico, ossia del DNA, la macromolecola strutturata come una doppia elica che sovrintende a tutte le funzioni della cellula elementare, cioè al suo metabolismo e alla sua riproduzione. Il DNA è composto, in un modo mirabile, da miliardi di basi (in tutto solo di quattro tipi, ma ripetute per quanto serve, anche per milioni di volte) in cui é codificata la successione degli aminoacidi necessari per la sintesi delle proteine e di tutte le sostanze che servono alla vita della cellula, alla formazione dell’organismo ed alla sua replicazione. Ogni specie biologica é caratterizzata da un patrimonio genetico specifico, che è formato appunto dalla successione ordinata delle basi del suo DNA, e quindi da un certo organismo non può che necessariamente riprodursi un altro organismo simile, con simili caratteristiche morfologiche e strutturali. La replicazione rappresenta l’aspetto deterministico del fenomeno, ossia la sua “necessità”.
Nel replicarsi però il DNA può subire casualmente delle modifiche, dette mutazioni, imprevedibili in quanto generate solo dal “caso”, a seguito delle quale alcune basi o il loro ordine viene alterato. Di conseguenza viene modificata la codifica da cui dipende la sintesi delle proteine; il patrimonio genetico così alterato può produrre, all’atto della riproduzione, un organismo con leggere variazioni morfologiche, o strutturali, o funzionali, rispetto alla generazione precedente. L’effetto di tali alterazioni può essere positivo, ossia accrescere la stabilità dell’organismo ed il suo adattamento all'ambiente; oppure negativo, ossia minarne la struttura e quindi renderla 
  Diverse teorie furono formulate al riguardo già nel secolo scorso: Monod [ivi, pag. 98] cita, ad esempio, il filosofo francese Henry Bergson che scorgeva nell’evoluzione l’espressione di una forza creatrice che spontaneamente tende alla vita, ed il teologo gesuita Teilhard de Chardin che vede nell’evoluzione il grandioso svolgersi di un programma iscritto nella trama stessa dell’Universo. Queste spiegazioni non tengono conto proprio della caratteristica più tipica che la genetica ha scoperto, ossia che l’Evoluzione - non è - una proprietà specifica degli esseri viventi, in quanto ha origine proprio dall’imprevedibilità delle mutazioni che avvengono casualmente e quindi generatrice di forme di vita in nessun modo prevedibili a priori.
  L’unico tentativo che oggigiorno ha ancora un po’ di notorietà prevalentemente negli Stati Uniti, è la teoria del “Intelligent Design” che cerca di salvare entrambe le verità, quella divina e quella scientifica. Questa teoria conferma che l’evoluzione avviene tecnicamente come la descrive la scienza, ma il cammino che parte dalla prima cellula sarebbe stato governato da un essere intelligente, un architetto (Dio) che ha in mente l’obiettivo finale. La meta già precostituita, affinché l’evoluzione si completasse, sarebbe appunto l’Uomo, culmine e coronamento del disegno intelligente divino. 

Pierre Teilhard de Chardin
Uno dei maggiori esponenti che attualmente difende ancora la teoria del “Disegno Intelligente” è l’avvocato Phillip E. Johnson, che è molto attivo nel sostenerla, anche da un punto di vista legale: ha cercato infatti, ma invano, con vari processi di imporne l’insegnamento anche nelle scuole americane. Anzi i suoi vari sostenitori, per tentare di dare una parvenza di scientificità alla loro tesi, hanno anche cercato di riformulare il concetto di “teoria scientifica”, partendo dal presupposto che il mondo vivente non può essere spiegato con le leggi oggettive della fisica, ma che devono necessariamente esistere leggi e principi specifici del mondo vivente. Secondo l’avvocato Johnson alcune caratteristiche dell'universo e degli esseri viventi sono spiegabili meglio attraverso una causa intelligente, e non attraverso un processo, meramente fisico e non pilotato, come la selezione naturale; in questo modo, secondo loro, sarebbe “scientifica” anche una teoria che tenti la spiegazione di eventi soprannaturali... 
  Il giudizio di tutta la comunità scientifica mondiale naturalmente rigetta queste spiegazioni gratuite, perché non dimostrabili, e che non hanno proprio nulla di scientifico. Questa teoria è, in buona sostanza, solo un altro modo per dire che Dio è l’architetto del mondo; argomento già sostenuto da vari teologi e dallo stesso Tommaso d’Aquino, e poi fatto proprio dalla Chiesa Cattolica e che è 
  
«L’uomo finalmente sa di essere solo nell’immensità indifferente dell’Universo da cui è emerso per caso. Il suo dovere, come il suo destino, non è scritto in nessun luogo. A lui la scelta tra il Regno e le tenebre»  [Monod, ivi, pag. 143]
«Le società moderne sono costruite sulla scienza... ma esse non accettano il messaggio più profondo della scienza: la definizione di una nuova ed unica fonte di verità, l’esigenza di una revisione totale delle basi dell’etica e di una rottura radicale con la tradizione animistica, il definitivo abbandono della “antica alleanza”...» [Monod, ivi, pag. 136]
«Il suo cammino [della Scienza] è inesorabile e progressivo: sappiamo spiegare sempre più cose, dalle più grandi alle più piccole, molte delle quali hanno sfidato l’immaginazione per secoli. Se dobbiamo trarre conclusioni sul futuro basandoci su eventi passati, non possiamo dubitare del fatto che riusciremo prima o poi a spiegare tutto, per quanto contorto e complesso possa essere. Le spiegazioni della scienza hanno anche la caratteristica di essere di natura riduzionistica, mirano cioè a spiegare eventi complessi componendoli nelle loro componenti elementari. Il mondo è complesso in sostanza, ma noi abbiamo la chiave per penetrare la complessità, chiave che è poi quella stessa di Galileo, e che consiste di una giusta combinazione di “certe dimostrazioni” e di “sensate esperienze”» [E. Boncinelli, Le Scienze, ottobre 2010, pag. 26]
«L’invenzione dei miti e delle religioni, la costruzione di vasti sistemi filosofici sono il prezzo che l’uomo ha dovuto pagare per sopravvivere in quanto animale sociale senza piegarsi a un mero automatismo» [Monod, ivi pag. 134]
isultato del lavoro e dell'ingegno di un piccolo gruppo di scienziati di formazione diversa (genetisti, zoologi, microbiologi, biochimici, fisici ecc.) che hanno operato in alcuni centri di ricerca sparsi per il mondo. All'interno di questa piccola comunità scientifica, Jacques Monod ha svolto un ruolo centrale per l'originalità del suo pensiero e per i risultati sperimentali ottenuti nel suo laboratorio e durante la sua collaborazione con altri laboratori dell'Institut Pasteur, per la sua capacità di analisi e di critica, per il suo rigore scientifico ed etico. Il libro è una raccolta di articoli
e lezioni ormai storici che rappresentano l'evoluzione personale e scientifica di Monod e testimoniano le difficoltà, i dubbi, le innovazioni, gli slanci creativi e il duro lavoro sperimentale con cui la biologia molecolare si è sviluppata e ha conquistato una posizione fondamentale nella scienza contemporanea.
L'ampia introduzione di Bernardino Fantini colloca storicamente e logicamente i capitoli che compongono il libro e li raccoglie conferendogli la giusta prospettiva e il giusto valore, consentendo così a chiunque di familiarizzarsi con le ricerche che hanno profondamente trasformato la biologia e la medicina.
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FIG. 1 – Schema di una cellula
IL DNA
L'acido desossiribonucleico (DNA) è una macromolecola che contiene tutte le informazioni genetiche per la formazione delle proteine necessarie alla vita e alla riproduzione. E’ il patrimonio insostituibile per la vita e la riproduzione dell’organismo; per questo motivo è conservato nella parte più recondita della cellula, il nucleo, che in qualche modo lo protegge dalla degradazione. 
  Dal punto di vista strutturale il DNA è organizzato come una doppia elica. Ogni elica è composta da una catena  polinucleotidica da cui sporgono lateralmente delle unità, le basi azotate, che sono di 4 tipi: 
           A = adenina,  C = citosina,  G = guanina,  T = timina. 
  Le due eliche sono unite insieme da innumerevoli legami che partono dalla base azotata di un’elica con la corrispondente base azotata dell’altra elica. Ne deriva una struttura molto stabile (la macromolecola) che si potrebbe raffigurare come una scala, i cui pioli sono i legami tra le basi [vedi FIG. 2]. Le basi si accoppiano sempre in modo complementare tra loro :      A -> T   e   T  ->  A ;     C ->  G   e   G -> C
  Esempio (il codice è diviso in triplette, per motivi che vedremo dopo) :
        1° elica : ACG TAC CTA ACG GAG TAC GCC ATC CGA CAC TGC ATC CTT 
        2° elica : TGC ATG GAT TGC CTC ATG CGG TAG GCT GTG ACG TAG GAA 
Come si può notare quando sulla 1° elica c’è una A, sulla 2° c’è una T e viceversa; lo stesso per le basi C e G.
  Le informazioni genetiche sono memorizzate nella molecola mediante un linguaggio basato sull’ordine con cui si susseguono nel filamento di DNA le quattro basi azotate (A,T,C,G); la disposizione in sequenza delle basi costituisce tutta l'informazione genetica che è specifica e diversa per ogni specie. La lettura e la traduzione di questo linguaggio permette la sintesi di specifiche proteine. 

Tutto il DNA umano è composto da circa 3,2 miliardi di basi, suddiviso in filamenti più piccoli, ed esattamente in 23 doppi cromosomi (in totale 46) che nel complesso costituiscono il Cariotipo della specie umana [vedi FIG. 3] e sono presenti in ogni cellula dell’organismo a cui appartiene.
  I cromosomi sono doppi perché provengono uno da parte paterna ed uno da parte materna; la 23° coppia di cromosomi è quella che stabilisce il sesso: il tipo XX indica una femmina e XY un maschio. Ogni cromosoma è un bastoncino di materia proteica che porta racchiuso in sé, avvolto e raggomitolato, un lunghissimo filamento di DNA.
ll DNA, infatti, deve essere estremamente compattato per poter essere contenuto nel nucleo: ogni base ha le dimensioni di circa 1 micron (un milionesimo di millimetro); se tutti i filamenti dei cromosomi, che portano le tre miliardi di basi, fossero svolti interamente avrebbero una lunghezza totale pari a poco meno di 2 metri. 




FIG. 2 – Struttura del DNA
AMMINOACIDI e PROTEINE
Gli Amminoacidi sono composti, piuttosto elementari, caratterizzati da due gruppi funzionali (amminico e carbossilico); sono in tutto di 20 tipi diversi e vengono comunemente indicati con una lettera:
   A alaninaR arginina       N asparaginaC cisteina
   G glicina  I isoleucina      L leucina       K lisinaetc...
  Gli amminoacidi si possono teoricamente combinare tra loro in un numero pressoché infinito di combinazioni per creare delle Proteine, ma solo diverse migliaia sono quelle utili all’organismo. 
  Le Proteine sono composti ad elevata massa molecolare (macromolecole) che derivano dall’unione di un numero anche molto elevato di amminoacidi; se la massa è inferiore a 10.000 si chiamano più propriamente polipeptidi. La struttura di una proteina, ad esempio, potrebbe essere:
       NNRLCCCGAILKKNNAKNRIILCGAGCK...    [ogni lettera=aminoacido]
  Le proteine sono indispensabili per il funzionamento dell’organismo e svolgono funzioni fondamentali anche contro invasori esterni; le più comuni sono:
. i neurotrasmettitori, come acetilcolina, adrenalina, etc.
. gli ormoni, come insulina, ormoni della crescita, etc.                        
         . le proteine strutturali, come cartilagine, collagene, elastina, miosina, etc.
. gli enzimi che attivano le reazioni biochimiche
. i fattori induttori e repressori dell’attività genica


Tornando all’esempio della cellula paragonata ad una Fabbrica, si potrebbe dire che le Proteine sono l’equivalente degli ingegneri e degli operai. Sono loro infatti che svolgono tutti i compiti fondamentali: accendono e spengono i  macchinari, procedono alle riparazioni, attivano i processi produttivi, organizzano le fasi di lavoro, l’uso degli utensili, i turni delle macchine... insomma fanno andare la Fabbrica che, senza di loro, non potrebbe assolutamente funzionare. 
Lo stesso compito è svolto dalle proteine senza le quali nessun organismo potrebbe vivere. Gli amminoacidi vengono prodotti dallo stesso organismo, demolendo le macromolecole introdotte con il cibo nella fase della digestione, e sono messe a disposizione delle cellule per creare a loro volta nuove proteine. 

FIG. 3 –  Cariotipo umano 
SINTESI PROTEICA
Le informazioni fondamentali sono le istruzioni codificate nel DNA necessarie a formare le proteine. Ogni proteina può essere generata a partire da una sequenza di un tratto di DNA, detta Gene. Per la produzione delle proteine, le informazioni che ne regolano la produzione vanno estratte dal DNA, copiando le istruzioni su un supporto che lasci inalterato il DNA (processo di trascrizione). 
  L’informazione utile è codificata nella successione delle basi del DNA che vanno lette tre per volta, dette Triplette (o anche codoni). Ad ognuna di queste triplette è associato formalmente un amminoacido; in tutto gli amminoacidi sono venti, ma le combinazioni di quattro basi (A,T,C,G), prese a tre la volta, possono però arrivare a definire 64 gruppi diversi, per cui molti amminoacidi sono codificati da più triplette.                                                     
  Ad esempio:
  Fenilalanina (AAA, AAG),     Serina (AGA, AGG, AGT, AGC),    Tirosina (ATA, ATG), 
  Lisina (TTT, TTC),     Cisteina (ACA, ACG),     Valina (CAA, CAG, CAT, CAC),   etc.  
  Vi sono poi  3 triplette, dette “non senso”, che hanno un valore solo funzionale (come di punteggiatura): le triplette ATTATC e ACT che  indicano il termine di un gene. La corrispondenza su descritta, tra triplette ed amminoacidi, è detto Codice Genetico ed è universale, nel senso che vale per ogni specie vivente: virus, batteri, vegetali, animali, l’uomo, etc. Questa universalità avvalora la tesi secondo cui tutte le cellule esistenti discendono da un antenato comune (la cellula primordiale).

Trascrizione   
Quando occorre la produzione di una proteina, la doppia elica del DNA, tramite un particolare enzima (DNA-elicasi), si apre (come fosse una chiusura lampo) e permette che una delle due eliche si comporti come uno stampo per la sintesi di una molecola di RNA [vedi FIG. 4]. I 4 nucleotidi che formano l'RNA (ribonucleotidi) differiscono dai nucleotidi che formano il DNA, oltre che per lo zucchero costituente (ribosio anziché desossiribosio), perché non presentano mai Timina come base azotata ma Uracile, anch’essa complementare all’Adenina; quindi i 4 ribonucleotidi possono essere indicati come A U C G.
L’enzima RNA-polimerasi si sposta lungo il filamento per riconoscere le varie basi, ad iniziare dalla prima che è sempre la tripletta (TAC) di partenza. In funzione della base letta sul DNA, i ribonucleotidi liberi nel nucleo vi si associano con la loro base complementare e man mano l’enzima lega ogni ribonucleotide appena associato a quello precedente tramite il gruppo fosfato; in questo modo viene riprodotto in pratica un segmento analogo a quello esistente sull’elica del DNA , ma costituito da ribonucleotidi anziché da desossiribonucleotidi. Ad esempio:
     elica DNA     :  A T C G  T T  G C A A T C G 
              RNA     :  A U C G  U U G C A A U C G 
Una volta finita la trascrizione, la doppia elica si richiude e la molecola prodotta, detta RNA-messaggero (o m-RNA), migra, attraverso i pori del nucleo, verso i ribosomi per il processo di traduzione.

  Un gene però non è scritto tutto di seguito nella sequenza del DNA, ma è registrato a pezzi e intervallato da ampi spazi non significativi (introni). Dopo la trascrizione, quindi, i segmenti significativi (esoni) devono essere riassemblati per produrre un segmento unico con tutte le informazioni contigue; questa operazione (detta Splicing) a cui provvede un particolare attivatore, consiste nel tagliare via gli introni intermedi e saldare tra loro gli esoni del gene [vedi FIG. 5]. Dopo lo splicing la molecola di RNA messaggero è detta “matura” e migra verso il 
ribosoma. 

Traduzione
I Ribosomi sono come delle piccole “industrie” che si trovano nel citoplasma della cellula e che effettuano materialmente l’assemblaggio degli amminoacidi per creare le proteine a partire dalle informazioni del RNA-messaggero. Il segmento di RNA viene letto in sequenza, una tripletta per volta, ed, in concomitanza 

FIG. 4 –  Trascrizione DNA -> RNA messaggero
alla lettura, un altro RNA (detto di trasporto, t-RNA) fa affluire una molecola di amminoacido, corrispondente al valore della tripletta letta. Ad esempio: se la tripletta sull’m-RNA è AGU, cattura una molecola di serina. Il ribosoma blocca la serina, legge la tripletta successiva, ad esempio: AAC , asparagina, e lega l’asparagina alla serina già in sito, passa poi ad un’altra tripletta e così via.
  Ogni volta che il ribosoma si sposta di una tripletta si ha la formazione di un legame fra l’ultimo amminoacido della catena e quello appena trasportato in loco dal t-RNA. Le stesse operazioni vengono ripetute per tutte le altre triplette del segmento, saldando insieme una lunga catena di amminoacidi, finché non si arriva ad una delle tripletta di stop (UAA, UAG o UGA) che ferma il processo. La catena degli amminoacidi, ossia la Proteina che si è formata, lascia il ribosoma e si ripiega su se stessa per assumere una struttura tridimensionale, generalmente globulare. Il ripiegamento avviene poiché i legami che legano gli amminoacidi tra loro hanno una diversa forza e quindi la forma finale dipende dalla successione degli amminoacidi che compongono la proteina formata.


CROMOSOMI
Tutto il patrimonio genetico di una cellula umana consiste, come accennato prima,  nei 46 cromosomi che rappresentano nel loro complesso il cariotipo della specie [vedi FIG. 3]. Poiché i cromosomi sono doppi (omologhi), anche le informazioni che sono contenute in essi sono doppie (una in ogni cromosoma) e il processo di trascrizione e traduzione può partire indifferentemente da uno dei due geni a disposizione. A volte le informazioni possedute dai due geni non sono identiche (in questo caso i geni sono
detti Alleli) e se uno dei due è predominante, si manifesterà solo l’effetto della presenza della proteina da lui codificata (il processo è descritto molto sommariamente, in realtà è molto più complesso).  


Un semplice esempio per rappresentare macroscopica- mente i cromosomi è quello di equipararli a dei libri. Tutto il corredo cromosomico può essere immaginato come una libreria di 46 grossi volumi in cui sono registrate tutte le informazioni necessarie alla vita e alla riproduzione della specie. Poiché il genoma umano è espresso in circa 3,2 miliardi di basi e in circa 25.000 geni, possiamo immaginare che mediamente ogni “libro” contiene 140 milioni di basi e 1.080 geni (e lo stesso contiene il libro omologo corrispon- dente). Ogni gene esprime una proteina che può essere composta anche da diverse migliaia di amminoacidi. 
  Le informazioni necessarie al metabolismo (i geni) sono sparpagliate in tutta la struttura del DNA e rappresentano solo circa l’ 1,5% di tutte le basi presenti, la restante parte sembrerebbe non servire a nulla... Riprendendo l’esempio dei libri, è come se mediamente
ogni cento righe del libro, solo una riga e mezza è utile per descrivere la struttura della 

proteina, le altre 98 e mezza non hanno alcun significato. 
  Un’altra particolarità interessante è che lo splicing (descritto prima) permette anche di assemblare le proteine “scegliendo” gli introni da combinare in modo diverso nei diversi tipi cellulari secondo le necessità della funzione da svolgere; questo accorgimento permette di ricavare (per l’organismo umano) un numero molto più elevato di proteine (si calcola circa 150.000) rispetto ai 25.000 geni che rappresentano tutto il corredo cromosomico. 
  Per quanto riguarda la porzione di DNA non usata (che una volta era chiamata junk-DNA ossia DNA-spazzatura) non è ancora molto chiaro, ma sembra abbastanza accertato, che anche le basi fuori dai geni sono, almeno in parte, significative. E’ certo, per esempio, che un complesso di basi che è localizzato immediatamente prima dell’inizio del gene (Promotore) detiene tutte le informazioni che servono per identificare l’inizio del gene che segue; così come è stato riconosciuto un ruolo degli introni nell’evoluzione dei geni.

REPLICAZIONE DEL DNA E MITOSI
Ogni cellula nasce, cresce e si riproduce, e per riprodursi deve essere in grado di fare copie di se stessa. Quando una cellula deve duplicarsi, come primo atto, raddoppia il patrimonio genetico per trasmetterne una copia ad ognuna delle due cellule figlie. 
  Il processo prende avvio quando l’enzima DNA-elicasi rompe i legami tra le basi ed un tratto dell’elica di DNA si despiralizza. In questo modo sporgono le basi azotate (A,T,C,G) che servono da stampo per il nuovo filamento di DNA; un altro enzima, la DNA-polimerasi, si sposta lungo l’elica per riconoscere le basi e lega dei nucleotidi liberi con le basi complementari [vedi FIG. 6] ricreando una nuova doppia elica. Alla fine della replicazione del DNA, ogni cromosoma è formato da 2 doppie eliche di  DNA identiche, i cromatidi fratelli, che sono unite tra loro solo a livello di una regione particolare, il centromero [FIG. 8]. Il processo di duplicazione della cellula prosegue poi con la Mitosi.

FIG. 5 –  Trascrizione, splicing e traduzione
FIG. 6–  Replicazione del DNA 
  La mitosi rappresenta il complesso meccanismo di duplicazione delle cellule che permette alla cellula figlia di mantenere la stessa organizzazione cromosomica della cellula di origine. Nel processo della mitosi si distinguono diverse fasi piuttosto complesse, che qui che per brevità si riassumono [vedi FIG. 7]: 
Profase:  i cromosomi si condensano, il nucleolo scompare, il plasma nucleare si fonde con il citoplasma e inizia la formazione di una specie di fuso (fuso mitotico) a partire da due corpuscoli (Centrioli) che si formano durante la mitosi. 
Metafase: Durante la divisione cellulare il DNA si spiralizza formando i cromosomi che assumono la caratteristica forma a X [vedi FIG. 8] mettendo in evidenza i 4 bracci (Cromatidi) uniti dal Centromero. In questa configurazione migrano verso la zona equatoriale della cellula, disponendosi a V in modo tale che i cromatidi siano rivolti verso i poli opposti.
Anafase: I cromatidi di ciascun cromosoma si distaccano a livello del centromero e si dirigono verso i poli opposti 
Telofase: I cromosomi "figli" derivati, addensati ai poli opposti, ricostruiscono i nuclei originari. Si riformano le rispettive membrane nucleari. La membrana cellulare tende a ripiegarsi verso l'interno dando luogo alla formazione di due cellule nettamente separate e con identico patrimonio genetico.

  E’ durante la fase di riproduzione del corredo cromosomico che avvengono di norma delle Mutazioni, ovvero errori della duplicazione che alterano la sequenza delle basi e di conseguenza l’informazione contenuta nel gene. Per fare un esempio, è come se una persona nel copiare la parola “ROMA”, si sbaglia e scrive “ROSA”, oppure “SOMA” che hanno un significato completamente diverso; ma l’errore potrebbe anche consistere nello scrivere una parola che non ha alcun senso, per esempio “ROFA”. 
  Lo stesso avviene per il DNA: se la sequenza può esprimere una altra proteina, resta da vedere se questa nuova proteina è utile o dannosa all’organismo, fermo restando che, in ogni modo, non viene espressa la proteina prevista dalla sequenza originale.

Questi errori tuttavia sono rari, si valuta che avvengano una volta su 100 milioni di replicazioni corrette. E’ da queste mutazioni tuttavia che ha poi origine la variabilità genetica.
RIPRODUZIONE SESSUATA
Nel caso della riproduzione sessuata il nuovo organismo ha origine a partire dall’unione di una cellula sessuale femminile (cellula-uovo) con una cellula sessuale maschile (lo spermatozoo).
  La riproduzione sessuata è un processo biologico molto complesso che necessita di cellule altamente specializzate come i gameti, localizzati in due individui diversi, maschi e femmine, che si devono riconoscere e incontrare (fecondazione) e dar luogo finalmente a nuovi individui sempre diversi dai genitori. L’aspetto positivo è che ad ogni atto riproduttivo c’è la possibilità, per così dire, di rimescolare le carte con la fusione di due corredi ereditari diversi. È solo grazie a tale capacità che il sistema vivente è quello più duraturo in confronto ai sistemi fisici e chimici conosciuti.
Gameti (ossia le cellule sessuali), a differenza da tutte le altre cellule, hanno un solo corredo cromosomico (quindi solo 23 cromosomi e non 46) e vengono create attraverso un processo specifico detto Meiosi [vedi FIG. 9].
  La Meiosi è un processo che riduce a metà il corredo cromosomico di una cellula mediante una doppia divisone cellulare successiva. Durante tale 
La Meiosi è un processo che riduce a metà il corredo cromosomico di una cellula mediante una doppia divisone cellulare successiva. Durante tale processo la coppia di cromosomi omologhi (formati ognuno da una coppia di cromatidi) si intrecciano in alcuni punti, detti Chiasmi, ove avvengono scambi di segmenti corrispondenti di DNA (Crossing-over). Si ha in pratica una cellula finale con un solo cromosoma di ciascun tipo che è il risultato combinato dei due cromosomi (di origine paterna e materna), perché formato con segmenti (e quindi geni) mescolati, casualmente, tra loro a partire dal doppio corredo fornito dai cromosomi originali.
FIG. 7– 
FIG.9 - Processo della Meiosi
TEORIA EVOLUZIONISTICA
All’inizio la teoria fu fortemente contestata (come è stato esposto nel testo) ma, oltre i risultati ottenuti con la Genetica e illustrati da Monod, vi erano già altre innumerevoli prove significative fornite da scienze parallele che hanno contribuito a studiare e chiarire il meccanismo evolutivo: la paleontologia, l’anatomia comparata, la biochimica, la bioge-ografia, etc. I principali fenomeni significativi presi in esame e studiati, sono ad esempio: la testimonianza dei fossili ritrovati praticamente in ogni regione della terra; l’analogia delle strutture morfologiche che presentano a volte minime, ma significative, differenze; la somiglianza degli stati embrionali di animali di gruppi completamente diversi; l’enorme varietà di specie viventi e la loro dislocazione geografica; etc.   
  Esaminiamo solo uno di questi argomenti che offre, anche a colpo d’occhio, un riscontro veramen- te impressionante. Se si esamina, ad esempio, una tabella che mette a confronto i vari stadi embrionali di alcune specie [ FIG. 10]. Si nota facil-mente che le differenze  morfiche sono   minime, come   si vede 
nella tabella ove sono presentate le forme embrionali di otto specie diverse di viventi: mammiferi, rettili, uccelli, uomo, pesci, anfibi (non in questo ordine). Si può facilmente notare che solo al III° stadio inizia la differenziazione delle specie, nei primi due stadi le differenze sono minime. 
 E’ abbastanza naturale dedurre che tutte le specie derivino da una sola forma primitiva. La evidente correlazione tra lo sviluppo dell’embrione nella sua vita prenatale (embriogenesi) e lo sviluppo della vita dalla prima cellula fino ad ora (filogenesi) è  spesso citato con l’assunto che “L’embriogenesi ricapitola la filogenesi”.
  Un’altra circostanza infine che avvalora l’ipotesi di un unico antenato è l’universalità del Codice Genetico (come abbiamo già esaminato), e che non avrebbe motivo di esistere se le specie fossero state create tutte insieme o se si fossero evolute separatamente da diversi ceppi.
[Provi il lettore ad identificare e distinguere le varie specie presenti in FIG. 10. L’identificazione corretta è indicata in calce a queste Note].

EVOLUZIONE UMANA
L’idea dell’evoluzione biologica non darebbe tanto fastidio se riguardasse solo gli animali: i cani, i pesci, gli struzzi, i passeri, i dinosauri, etc. Il problema per molti è che in questa evoluzione c’è anche l’Uomo; bisogna accettare l’idea che non siamo degli angeli caduti dal cielo, ma esseri che, al pari di tutti gli altri animali, discendiamo da scimmie pelose e non siamo un caso a parte, una categoria che esiste solo per noi; l’evidenza scientifica peraltro ci rivela anche che ci sono stati altri “umani” o “umanoidi”, oltre agli australopitechi che ci hanno preceduto. 
  La strada che ha portato alla comparsa della nostra specie ha avuto molte biforcazioni, vicoli ciechi, percorsi paralleli e che le nostre caratteristiche non sono apparse tutte in una volta, ma sono state acquisite lentamente con un processo lungo e articolato che, solo per circostanze “fortunate”, ha condotto alla nostra specie.  
  Non possiamo dimenticare che il genoma umano differisce solo per l’ 1,5 % da quello degli scimpanzé (l’ultima specie da cui ci siamo differenziati) e solo per questa piccola differenza che si può parlare di Homo Sapiens e quindi di “pensiero simbolico”, di Arte, di Poesia, della Cappella Sistina, del Faust e della stessa Scienza che ci ha resi consapevoli del percorso compiuto in milioni di anni e che ci ha svelato l’arcano...!  


  A scopo puramente esemplificativo si traccia uno schema di massima dell’evoluzione (non vi sono date certe su cui tutti i paleoantropologi concordano) che in settanta milioni di anni ha portato dai mammiferi fino a noi [vedi FIG. 11].
 70 mil : dai Mammiferi si separano i Primati
20 mil : si sviluppano i Driopitechi (si separano gli orangutan)
13 mil : si sviluppano i Ramapitechi (si separano i gorilla)
 6 mil : appaiono gli Australopitechi (separazione dagli scimpanzé)
4,5  Australopiteco Ramidus
3,0  Australopiteco Afarensis (Lucy)  
 2,0  Australopiteco Africanus
 2,0 mil : Homo abilis (per separazione dagli Australopitechi)
 1,5 mil : Homo erectus
 1,0 mil : Homo ergaster
300 mila : Homo di Neanderthal
200 mila : Homo di Cromagnon
100 mila : Homo Sapiens

  Le specie Homo Sapiens e Homo di Neanderthal (i nostri cugini) hanno convissuto in Europa ed in Asia fino a circa 40.000 anni fa, poi l’uomo di Neanderthal si è estinto... nessuno sa perché e per come! 
  Forse è allora che è avvenuto il primo genocidio della storia !


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BIBLIOGRAFIA
Boncinelli, Edoardo – Genoma: Il grande libro dell’uomo – Mondadori (Milano) 2001 
Dulbecco, Renato – Il progetto della vita – Mondadori Est (Milano) 1989
Kourilsky, Philippe – Gli artigiani della vita – De Agostini (Novara) 1994
Lewis, Roy – Il più grande uomo scimmia del Pleistocene – Adelphi (Milano) 1960 (1)
Manzi, Giorgio – L’evoluzione umana – Mulino (Bologna) 2007
Schrodinger, Erwin – Che cos’è la vita ? – Adelphi (Milano) 1944   (2)
Thomas, Herbert – Le origini dell’uomo – Electa Gallimard (Parigi) 1994   (3)
Watson, James – DNA il segreto della vita – Adelphi (Milano) 2004


(1)  - E’ solo la narrazione di una storia dei nostri antenati, ma divertentissimo e
       rigoroso in quanto a notizie e circostanze scientificamente corrette.
(2) - Un libro scritto, ancora prima della scoperta del DNA, da un fisico che aveva
        già capito tutto.
(3) - Ricchissimo di foto, illustrazioni, schemi e grafici


NOTA
[Le specie illustrate nella tavola morfologica sono nell’ordine: A pesce, B salamandra, C tartaruga, D pulcino, E maiale, F vitello, G coniglio, H uomo]


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