Vladimir Nabokov - Ada o ardore. Cronaca familiare (Ada or Ardor. A Family Chronicle).
Romanzo dello scrittore russo-americano Vladimir Nabokov (1899-1977), pubblicato nel 1969.
L'opera, che rappresenta una summa delle creazioni di N., non contiene soltanto una nuova forte provocazione verso il pubblico rinnovando lo "scandalo" di Lolita, ma presenta, anche al di là delle vicissitudini dei protagonisti, un interessante esperimento di ricerca formale e di analisi del problema-tempo. All'età di quasi novant'anni Ivan ("Van") Veen comincia a scrivere le sue memorie, la storia di una vita che, malgrado le molte avventure amorose, è stata segnata da un'unica grande passione.
Van ha quattordici anni quando sboccia il suo amore per Ada, la "cuginetta" dodicenne che in realtà è sua sorella. Van è ancora studente di collegio quando la presunta madre Aqua, che soffriva già di turbe mentali, si toglie la vita: egli viene così a trascorrere per la prima volta, nel 1884, le vacanze presso la famiglia di Ada.
Durante l'estate la giovane coppia di innamorati potrà vivere momenti idillici passeggiando per i giardini pubblici e nelle boscaglie della regione di Ardis (località ideale che rispecchia le influenze culturali russo-americane di N.). In autunno Van deve tornare in collegio e solo quattro anni più tardi, nel 1888, torna ad Ardis.
Di nuovo i due giovani vivono momenti di intensa passione, ma quando Van comincia a sospettare che l'amata lo tradisca, interrompe bruscamente ogni rapporto. A questo punto, il giovane si trasforma in un "erotornane" sempre in cerca di avventure. Finanziariamente indipendente, egli segue una carriera semiaccademica e si dedica alla psichiatria, con particolare interesse per lo studio della dimensione
tempo. Ada, che soffre per il persistente silenzio di Van, riesce a convincerlo della costanza del proprio amore solo nel 1892 e gli fa sapere che, se continuerà a ignorarla, sposerà un altro. Nonostante il ricongiungimento con Van, la felicità di Ada sembra irrimediabilmente persa. Dopo aver trascorso un inverno a Manhattan, nello stesso appartamento di Van, compare all'improvviso l'uomo di mondo aristocratico e gaudente Demon Veen che convince il figlio Van (che al pari di Ada conosce ormai da tempo il tipo di legame di sangue esistente) a rompere il rapporto incestuoso. Van si ritira, più per evitare di danneggiare con uno scandalo la carriera di Ada che per ragioni morali. Poco dopo Ada sposa un allevatore dell'Arizona, Andrey Vinelander, e riuscirà a rivedere il fratello-innamorato solo dodici anni dopo. Segue un'altra, ancor più lunga separazione - diciassette anni - durante la quale Ada si comporta da moglie leale, e cura il marito malato fino alla sua morte. Ed ecco che nel 1922, finalmente, Ada e Van, ormai ultracinquantenni, possono iniziare un legame amoroso incontrastato. Nel 1967 il novantasettenneVan termina la sua autobiografia.
A prima vista Ada sembra un romanzo d'impronta tradizionale, con la sua storia sulla vita e gli amori di una famiglia. Ma da una più attenta lettura emergono quei giochi calcolati di forma, linguaggio e piani temporali, quelle abbondanze di riferimenti e invenzioni che sono diventati segni inconfondibili dell'arte di N. La scena in cui Ada e una delle sue amiche durante una gita si esercitano in un gioco di anagrammi (insect-scient nicest-incest) riassume in un certo senso il metodo letterario dell'A. Esiste infatti un rapporto tra la combinazione delle lettere e la realtà del romanzo: lo illustra Lucette, sorella minore di Ada, quando mette insieme le lettere e forma la parola "Vaniada" (Van e Ada) e subito dopo le risistema a formare la parola "Divano": e questo poche ore prima che proprio su un divano avvenga l'abbraccio che segnerà l'inizio del loro amore. Come Arno Schmidt, anche N. dota moltissimi personaggi di
nomi che ben si prestano all'anagramma. Le parole hanno per lui un secondo significato segreto, unzionano secondo leggi astratte che seguono una loro logica e vanno molto al di là del puro significato simbolico. Anche la forma narrativa è caratterizzata da una specie di gioco a incastro: così. per esempio, sembra essere solo Van Veen a scrivere, ma dietro le quinte si intravede l'editore" Ronald Oranger, poi ai
commenti subentra anche Ada, che propone per esempio di cancellare un capitolo e verso la fine racconta in duetto con Van, fino a che i due si fondono sempre più fino a divenire gli inseparabili "Vaniada". Così anche alla fine il "libro di Van" ("Van's Book") si rivela, per anagramma di N. ("Nabokov's"). Con tutto ciò, però, il romanzo non va interpretato come un'autobiografia dell'A. anzi, al contrario, l'opera si rivela una creazione di fantasia nel momento in cui egli se ne rivela l'ideatore. Il lavoro reca il sottotitolo "Cronaca familiare": ora la cronaca familiare esige il racconto di fatti storici in cui si riflettano avvenimenti dell'epoca, ma nel libro di N. i secoli sembrano fondersi l'uno nell'altro. Tanto per citare un anacronismo, troviamo automobili ed elicotteri utilizzati nel 1800. Il romanzo sfugge dunque alle leggi del tempo ma anche ai dettati della letteratura impegnata. Vi si fa anzi la parodia - con qualche raro attestato di riverenza - di Tolstoj e di molte altre illustri figure e opere della letteratura particolarmente riconoscibili, per esempio, la
vita di Byron e i suoi poemi Don Juan e Pellegrinaggio di Aroldo il cavaliere. Infine il romanzo, nel tentativo di opporsi a ogni progressione storica, si pone come anti-cronaca. La felice coppia non conosce il battere delle ore né il passare dei secoli, e questo è forse l'aspetto più semplice di questo esperimento del tempo, che viene completato da una complicata sintesi di tecniche formali. Nucleo di queste ricorrenti sensazioni è l'esperienza di continuità di Van e Ada il loro mondo è il paese dei ricordi e della forza d'immaginazione, che si sottrae alle leggi del tempo e dello spazio. Il teatro della loro storia resta diffuso, una pura "Anti-terra" dove l'unica eccezione è rappresentata dalla verde Ardis, l'Eliseo della loro estasi d'amore giovanile. N. dimostra in tal modo che la misura del tempo deve essere attribuita alle cose da vivere e non all'orologio, al calendario, ai secoli. Trad. di B. Oddera (Milano, 1969).
Hans Bernhard Moeller.
Dizionario Bompiani delle Opere e dei personaggi