Aldo Nove -Superwoobinda - Torino, Einaudi  1998,  pp.200.

Aldo Nove è un po' come la Bibbia: tutti ne parlano, quasi nessuno l'ha letta per intero. Lasciando il difficile compito dell'esegesi biblica all'omelia domenicale del nostro parroco, tuffiamoci adesso nell'analisi dei "lotti" narrativi dei racconti noviani.
Gli oltre 40 racconti di "Superwoobinda" sono suddivisi appunto in lotti numerati progressivamente, proprio come le televendite di prodotti che tutti i giorni allagano i nostri (piccoli) schermi. In questa nuona edizione Einaudi ("Woobinda" è stato pubblicato per la prima volta nel 1996 da Castelvecchi) ci sono poi 12 racconti bonus, che potrebbero essere paragonati all'omaggino che, nelle televendite, viene generosamente elargito alle "prime venti telefonate".
I racconti di "Superwoobinda" non sono mai più lunghi di due pagine e mezzo; spesso si interrompono con parole tronche, senza punteggiatura; cominciano con un incipit- tipo, che prevede il nome del protagonista, la sua età e il segno zodiacale; hanno titoli brevissimi, quasi sempre di una sola parola; quasi mai terminano con la morte del protagonista o di altri personaggi (e questo è un punto assai importante).
Qualcuno ha paragonato queste storie a trasmissioni televisive. O meglio, le ha paragonate a qualcuno che, seduto in poltrona davanti al libro-televisione, faccia zapping col telecomando tra le pagine-canali, ascolti per non più di un minuto o due quello che i protagonisti hanno da dire, e poi cambi canale all'improvviso, dedicandosi ad altro (dal racconto La merda: "Bisogna cambiare la situazione politica. Fare qualcosa per questo mondo. Lo pensavo sempre, da bambino. Oggi, ritengo ch") Stop. Così termina il racconto. Alla pagina immediatamente successiva incontriamo Rosalba ("Mi chiamo Rosalba, ho ventisette anni e sono un attimino bella"); qualche canale dopo c'è Giovanni ("sono un giovane della Bilancia") che una sera, di ritorno dal lavoro, scorge suo padre addormentato sul divano e lo violenta.
I personaggi di Aldo Nove sono degli idioti assoluti; psicolabili ossessionati dai personaggi televisivi; uomini e donne che parlano dicendo"un attimino", "tendenzialmente", "un Mercedes", "tutto questo vorrei non accade mai più"; genitori che si lamentano della troppa violenza presente in televisione, salvo poi lanciare fuori dalla finestra il figlio, presunto indiavolato; mogli che si lasciano sodomizzare da telefoni cellulari che supportano la funzione dell'avviso di chiamata con vibrazione; persone convinte che il mondo si basi sullo yogurt, che sia fatto di yogurt, che ci si reincarni in yogurt (" [Quello] passano gli anni e nel corso dell'esistenza non combina niente, va avanti nella vita così () fino a che muore e ridiventa yogurt").
"Superwoobinda" è la più lucida analisi (certo estrema, esagerata) ad oggi esistente dello stato della nostra televisione, e di quella corposa parte della società che ancora si ostina a ritenere l'esposizione, la visibilità televisiva come momento di massimo fulgore dell'esistenza umana.
Piero Sorrentino


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Piero Sorrentino
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