Gabriele Pagani - Milano e i suoi borghi -  Edizioni Edlin, Milano 2009


Un’opera come questa, ricca e precisa, estesa a ogni genere di dettagli sull’argomento proposto, fa pensare alla collaborazione di numerosi studiosi: storici, archeologi, numismatici, esperti di iconografia, arte, dottrina ecclesiastica, architettura antica, fede religiosa manifestata dalle popolazioni attraverso i monumenti sacri: invece si scopre che “Milano e i suoi borghi” è il frutto del lavoro di un unico ricercatore, che solo all’inizio si è avvalso della collaborazione di un amico, in sintonia con lui negli stessi interessi.
L’autore è il lodigiano Gabriele Pagani, che ha affiancato a una laurea di natura pratica com’è quella in Economia e Commercio, la passione per l’indagine storica concentrata sulla città presso cui è nato, dove i suoi concittadini arrivavano un tempo -a piedi da Lodi a Milano-, come diceva una vecchia canzoncina.
Un’altra vocazione, quella per la scrittura, l’ha poi portato a svolgere l’attività di giornalista accanto a una mansione di funzionario economico, prima come collaboratore e poi come fondatore e direttore di giornali locali: di particolare valore quello che rappresentò per molti anni il punto di riferimento per i territori tra il Comasco e la Svizzera italiana, “Il Confine”, rimasto attivo fino a poco tempo fa.
Giunto all’età della pensione, il Pagani ha potuto dedicarsi quasi totalmente all’approfondimento e alla ricerca condotta con rigore storiografico sulle origini remote di Milano, proseguite per dieci anni. Il suo lavoro si è svolto con un impegno immane tra biblioteche, musei, archivi di statistica economica, elenchi di organizzazioni territoriali e di governo, di tasse e di dati anagrafici, consultando tra l’altro quella miniera di notizie che sono i registri parrocchiali, e annotando anche l’esistenza di un numero straordinario di luoghi di culto, molti dei quali sono oggi scomparsi. La loro capillare presenza testimoniava l’importanza della fede e della devozione religiosa, unico conforto per gli esseri umani in tempi in cui l’esistenza era dura e difficile.
L’autore si recava sul posto appena scopriva tracce di monumenti, resti di costruzioni, scavi non ancora completati, lapidi parzialmente decifrate, vecchie cascine abbandonate, testimonianze di un passato tanto diverso dall’attuale, eppure ancora in grado di raccontare la propria storia, svolgendo quell’attività che i maestri dei giornalisti e degli archeologi hanno sempre definito essenziale per il mestiere: andare alla ricerca dell’esistente per “vedere” con i propri occhi, senza basarsi soltanto sul sentito dire.
È stato così che un pezzo alla volta è nata questa fondamentale opera, dalla quale si può sapere tutto ciò che riguarda la nascita e il lento sviluppo di un organismo vivo qual è la capitale lombarda, con le sue contraddizioni ma anche con la sua forza, che la spinge a evolversi verso il meglio che i tempi possono offrire.
“Milano e i suoi borghi” è il frutto di un amore chiaramente visibile, un libro difficile se vogliamo, perché non appartiene al genere che può invogliare tutti alla lettura; questa tuttavia può incuriosire non solo chi è nato nel territorio e ha piacere di conoscere a fondo la sua città, ma anche i nuovi venuti, desiderosi di saperne di più sul luogo generoso che li ha accolti e integrati, e ha dato lavoro e benessere a tutti.
L’opera del Pagani non ci presenta soltanto la “Milano da bere”, misterioso appellativo che ha incontrato successo non si sa bene il perché, né quella che conosciamo oggi, ma oltrepassando la zona metropolitana spazia nei territori vicini, dove esistevano 19 località autonome, quasi tutte rette come Comuni sovrani, spesso in lotta tra loro per la supremazia, mentre ormai sono un tutto unico con il centro cittadino, assorbite un poco alla volta, pur avendo conservato i nomi originari.
La ricerca indugia su luoghi poco indagati specialmente a Ovest, dove sussistono tracce di popoli ancora poco noti, sui quali secondo l’autore c’è ancora molto da studiare, offrendo idealmente stimoli per proseguire negli approfondimenti a giovani che come lui sentano il quasi dovere di scoprire un passato custodito in ciò che resta, non tanto misterioso per chi si accosta con la mente aperta all’indagine.
Forse pochi sanno, per esempio, che esistono nel sottosuolo milanese tracce di animali preistorici, tra cui zanne di mammut trovate in luoghi oggi centralissimi, e fa un certo effetto immaginare le loro figure aggirarsi spaesate, come in un film di fantascienza, tra i rumori e il movimento di gente frettolosa, e di mezzi che s’incrociano verso ogni direzione.
Proseguendo nella lettura, si scoprono tracce di necropoli preromane che attestano la lontana presenza di esseri umani in una terra inizialmente non certo ospitale, che divenne abitabile dopo pazienti lavori di bonifica praticati dagli abitanti stessi, finché Milano diventò capitale del territorio dal 286 al 402 d.C., situazione più volte persa e sempre ritrovata.
La ricchezza della zona era offerta anche dall’abbondante disponibilità delle acque e dei fontanili, che permettevano lo sfruttamento delle marcite, incentivo per le coltivazioni, e l’installazione di un porto durato fino a un’epoca relativamente recente, che doveva servire alla navigabilità verso il Po e l’Adriatico producendo commerci fiorenti, tanto che già nell’antichità, secondo alcuni storici greci, la pianura intorno a Milano era definita la più grande e fertile allora conosciuta.
Tale status favorì la costruzione di vie fluviali, accanto a quelle sul territorio, in grado di alimentare i commerci e di conseguenza la ricchezza degli abitanti.
Il valore dell’opera del Pagani è fondamentale anche perché ricostruisce ciò che manca nella storia ufficiale, la cui documentazione è stata privata di parti importanti da incendi, saccheggi, furti, devastazioni, incuria, perciò solo la ricerca paziente e l’analisi accurata di tracce solo apparentemente trascurabili è stata in grado di supplire a quanto è scomparso.
Curiosa a un certo punto l’osservazione sulle simpatie –politiche-degli Insubri che abitavano la zona, in appoggio ad Annibale durante le guerre puniche, per sottrarsi all’espansionismo romano che tentava di conquistarli, realtà taciuta invece da Tito Livio, ansioso di esaltare le gesta dei suoi, intenti ad assoggettare o a romanizzare quei popoli considerati barbari, che invece erano raffinati ed evoluti come appare dalle tracce recuperate.
Dopo la precisa descrizione di tutto ciò che si può segnalare sul passato di Milano, esaminata nel suo divenire attraverso i secoli, l’autore elenca i monumenti vincolati dalla Soprintendenza, minacciati tuttavia dalla speculazione. Il suo è un grido di dolore, e anche uno stimolo per impegnarsi a difendere le tracce ancora vive che nobilitano una città ricca di storia: cancellarle, sarebbe come uccidere la sua essenza e la sua vitalità, abbandonandola al livello di quegli agglomerati urbani nati recentemente, senza storia né anima, dove ci si limita ad abitare, estranei al luogo e privi di legami con esso.
Il libro, scritto con un linguaggio semplice e chiaro, è corredato da riproduzioni in digitale di circa 200 documenti originali pazientemente scovati là dove è custodita la vera Storia della città: copyright della Bertarelli e del Civico Museo di Milano, grafici, copie scovate nell’Archivio di Stato, in cui ci si aggira muniti di mascherine per evitare di respirare la polvere delle carte accumulate negli anni. È arricchito da numerose note a lato per permettere maggiori approfondimenti, e da fotografie tratte dal passato recente, eppure già così distanti nell’aspetto dei protagonisti e degli sfondi urbani, da rendere evidente la rapida trasformazione, prodotta da un’epoca dominata dalla fretta e dall’ansia di continui cambiamenti.
Elegante nell’edizione rilegata, adatto anche per un regalo prestigioso, “Milano e i suoi borghi” è distribuito nelle librerie e nelle edicole da Unicopli o su IBS. Per richiederlo direttamente all’editore si può scrivere: info@edlin.it.
  Armanda Capeder

Armanda Capeder è giornalista, specialista di Linguistica Italiana, settore per il quale redige da oltre quattro anni una serie di articoli sul mensile “Studi Cattolici” delle milanesi Edizioni Ares.
Sullo stesso argomento ha scritto, per l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano, un piccolo manuale che ha incontrato ampio successo, “L’anacoluto non è una parolaccia”, pubblicato nel 2004.
Per 10 anni ha tenuto Corsi di Scrittura Creativa presso un Ente pubblico collegato col Comune di Milano.
Ha pubblicato 5 romanzi, 2 libri di fiabe e numerosi testi di cultura generale editi da Fabbri, Rizzoli, Domus.
Leggi nel link in basso le sue letture raggruppate nella rubrica:  "Scegliere il libro giusto". Le sue valutazioni, espresse in X, variano da 1 a 5.

dal 14 ott 2011

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Esempio 1
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line

Prima parte

IL TERRITORIO DI MILANO NELL’ANTICHITA’
LE FONTI BIBLIOGRAFICHE

IL PROBLEMA DEL PORTO

IL FONTANILE NIRONE, IMPETUOSO E MISCONOSCIUTO

GUERRE DI OCCUPAZIONE E CONQUISTA ECONOMICA


Seconda Parte
IL CONTADO E I BORGHI FUORI DI PORTA VERCELLINA

ASSOLUTISMO E CONSUETUDINI NELLE CAMPAGNE

Terza Parte

ECONOMIA E INSEDIAMENTI

IL FONTANILE: UNA PRODIGIOSA TECNICA RIVOLUZIONARIA

LA CASCINA: VITA E CONSUETUDINI

IL SETTECENTO: ORIZZONTE AGRICOLO

CASE E CORSI D’ACQUA NEL CONTADO NEL SETTE-OTTOCENTO

Quarta Parte

VICENDE E STORIA DEI BORGHI

 


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