Tim Parks - Italiani - Bompiani, Milano, 1997, Pagg.309.
Il "pittoresco" osservato dai turisti spesso non è che il quotidiano degli altri, degli indigeni osservati. Tim Parks riesce a darci in questo splendido libro - non un libro di viaggio come il titolo potrebbe suggerire, ma di arrivo, dato che l'autore ha scelto di vivere nel nostro Paese - un resoconto dettagliato e partecipe del quotidiano italiano che sta sotto la lacca delle istantanee scattate con lo sguardo frettoloso dei turisti.
Ma per raggiungere questo risultato lo scrittore inglese è venuto ad abitare tra noi dicevamo - in un paesino del Veneto per l'esattezza - a farsi italiano pur rimanendo inglese, a condividere le miserie e le grandezze del nostro vivere associati. Lo sguardo dispiegato sulla nostra realtà da quest'angolo visuale rivela un occhio penetrante da antropologo allorché viviseziona certi tratti perenni del nostro carattere nazionale, ma anche sicure sensibilità di artista quando ci restituisce paesaggi, personaggi e vicende compiute di questo tipico paesino dei Bepi e dei Toni, non ancora diventato una landa del geografico ed astratto Nord-Est.
Ciò che colpisce infatti nel libro è la precisione del referto e l'analiticità descrittiva da romanzo realista, qualità che mancano nelle patrie botteghe letterarie da troppo tempo, forse perché devastate dall'avanguardismo prima, dal minimalismo poi, dal cannibalismo adesso...
Esercizio dunque per gli aspiranti scrittori italiani che aborrano quelle esperienze estetiche: provino i candidati a condurre un'operazione analoga sul proprio borgo, a osservarlo con il regard éloigné di uno studioso e con quello intradiegetico (che sta dentro la vicenda) di un abitante. Saprebbero renderci, come Parks, le fascinazioni segrete del sorseggiamento di un cappuccino in una pasticceria di Montalto? O tutti quegli effetti di "impaesamento", che per Ortega Y Gasset costituiscono le risorse di un vero romanziere e che lo scrittore inglese raggiunge conducendoci, con una prosa lucidissima ad alto potenziale espressivo e referenziale ad un tempo, dentro un giardinetto condominiale, un Ufficio IVA, un Cimitero, o dentro eventi così usuali quali un concorso pubblico, i giorni dei Morti, quelli del Natale, il 25 aprile o il semplice nascere e morire a Montalto? E saprebbero tenere il tutto in tensione narrativa? Se disperassero di poterlo fare con una certa dignità letteraria, uno sguardo a questo libro si rivelerà assolutamente necessario.
Prendendo come osservatorio la propria famiglia, ormai italianizzata, lo scrittore traccia un panorama dei vizi, virtù e manie tipici della nazione italiana: l'approssimazione, il bigottismo, la calciomania, l'incomprensione tra Nord e Sud, i difetti del sistema educativo. Ne nasce una mappa completa e spiritosa del costume degli italiani di oggi attraverso i bambini, seguiti passo per passo nella vicenda della loro esistenza. Il libro si chiude sul panorama di una vacanza adriatica, la vacanza esemplare dell'adolescente italiano: mare, sole, spiaggia. L'Italia: luogo ideale per crescere. O, forse, per non crescere mai.