Giuseppe Pontiggia - I contemporanei del futuro - Mondadori, Milano, pp. 267.
I lettori domenicali del supplemento culturale de "Il Sole 24 Ore" saranno avvezzi a gustare la nobile prosa di questo scrittore che, abbandonata (si spera momentaneamente) la prosa d'invenzione, vi tiene una rubrica mensile che registra, a mo' di diario, libri, uomini, fatti passati sotto il suo sguardo colto e tanto acuto quanto serenamene distaccato. Il medesimo stile si riscontra in queste pagine che raccolgono, rielaborati ed ampliati, gli articoli prevalentemente letterari (ma anche filosofici) apparsi su "Panorama" e "Il Corriere della Sera". I "contemporanei del futuro" sono gli scrittori classici, i quali hanno in sé la forza di raggiungere i lettori di ogni tempo. Pontiggia si muove a proprio agio tra Gorgia e Fielding, Giovenale e Maupassant, Omero e Goethe. Distesa e senatoriale è la sua prosa, saggia ed eburnea. Si avverte qualche omaggio a Borges quando scrive ad esempio della propria «biblioteca paranoica, costruzione di una vita e distruzione di un reddito», ma forse Italo Calvino è l'autore di riferimento che sui "classici" ha scritto indimenticati saggi.
Che cosa succede in una famiglia quando nasce un figlio handicappato, come si evolvono le paure, le speranze, l'angoscia, le normali esperienze di tutti i giorni. Come reagiscono i familiari, gli amici, i medici, "la gente", e il padre, la madre, il fratello. I bambini disabili, come suggerisce il titolo, nascono due volte: la prima li vede impreparati al mondo, la seconda è una rinascita affidata all'amore e alla intelligenza degli altri. Coloro che nascono con un handicap devono conquistarsi giorno per giorno, più degli altri il proprio diritto alla felicità. Il libro è un romanzo coraggioso e anticonformista che alterna a pagine tese, drammatiche e commoventi altre eccentriche o decisamente comiche.