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Giuseppe Pontiggia - I contemporanei del futuro -  Mondadori, Milano, pp. 267.

I lettori domenicali del supplemento culturale de "Il Sole 24 Ore" saranno avvezzi a  gustare  la nobile prosa  di questo scrittore che, abbandonata  (si spera momentaneamente) la prosa d'invenzione,  vi tiene una rubrica mensile che registra, a mo' di diario,  libri, uomini, fatti  passati sotto il suo sguardo colto  e tanto acuto quanto serenamene distaccato.  Il medesimo stile si riscontra in queste pagine che raccolgono, rielaborati ed ampliati,  gli articoli prevalentemente letterari (ma anche filosofici) apparsi su "Panorama" e "Il Corriere della Sera". I  "contemporanei del futuro" sono gli scrittori  classici, i quali hanno in sé la forza di raggiungere i lettori di ogni tempo. Pontiggia  si muove a proprio agio tra Gorgia e Fielding, Giovenale e Maupassant, Omero e Goethe. Distesa e senatoriale è la sua prosa, saggia ed eburnea.  Si avverte qualche omaggio a Borges  quando scrive ad esempio della propria «biblioteca paranoica, costruzione di una vita e distruzione di un reddito», ma forse Italo Calvino è l'autore di riferimento che sui "classici" ha scritto indimenticati saggi.
Alfio Squillaci







dal 31 ott. 2001
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Esempio 1
L'ultima prova narraiva di Pontiggia
Che cosa succede in una famiglia quando nasce un figlio handicappato, come si evolvono le paure, le speranze, l'angoscia, le normali esperienze di tutti i giorni. Come reagiscono i familiari, gli amici, i medici, "la gente", e il padre, la madre, il fratello. I bambini disabili, come suggerisce il titolo, nascono due volte: la prima li vede impreparati al mondo, la seconda è una rinascita affidata all'amore e alla intelligenza degli altri. Coloro che nascono con un handicap devono conquistarsi giorno per giorno, più degli altri il proprio diritto alla felicità. Il libro è un romanzo coraggioso e anticonformista che alterna a pagine tese, drammatiche e commoventi altre eccentriche o decisamente comiche.