AA.VV. -  Nati per soffriggere. Tredici storie attorno ad una tavola - a cura di Antonio Roccuzzo, Limina, Arezzo, 1997

Il cibo, insieme al denaro, al sesso, al potere, è una delle pulsioni fondamentali degli uomini. Destinato a farsi "metafora ossessiva' quando viene assunto, come qui, in letteratura. E' un motore, dunque, che muove le esistenze e di converso le macchine narrative. In tema, uno studioso delle mentalità (R. Darnton, Il grande massacro dei gatti, Adelphi,1997) ci ha ben spiegato che certe ricorrenze narrative nelle favole europee più note, a base di salsicce, cosciotti etc, altro non erano che il riflesso delle ossessioni smaniose dei ceti popolari che meno cibo vedevano nel mondo reale e più ne "stravedevano" nel mondo irreale delle favole (che raccontavano anche per combattere la fame)
Ora, nel mondo di oggi, in cui il cibo ha perso quelle fameliche urgenze e in cui i ricchi sono magri e i poveri sono grassi, il cibo, dicevamo, si è sempre più "spiritualizzato" e ritualizzato se cosi  si può dire, ed ha perso molta della sua carica libidinale.
In questi tredici racconti si potrà trovare una adeguata campionatura di quanto finora detto. Sono storie scritte da narratori occidentali che hanno ancora nel precordio  chi più, chi meno - l'ossessione rabelesiana del cibo, e che, attorno alla tavola e alla manducazione provano a ricostruire il senso di un ambiente, di un'atmosfera, di una personalità, di una intera vita. Il cibo come eterna metafora, come pretesto che si fa testo.
Una raccolta è in qualche modo un certame, un'olimpiade di stili. Orbene, ci sono piaciuti molto Il  cantare di Terzina di Lia Celi, che in uno stile da scanzonato e corrosivo epos popolaresco ci restituisce una terragna e fulgida figura di nonna antifascista, e Marmellata di amarena con effetti collaterali di Esther Koppel per la concisa analisi con cui viene indagato un animo femminile alle prese con la perenne lotta col maschio. Infine, una splendida prosa di memoria di Giuseppe Fava, dove una Sicilia di salsicce, emerge, per chi sa, con tutte le sue struggenti fascinazioni duodenali. Naturalmente, i libri vanno letti per sconfessare le preferenze dei critici.
Alfio Squillaci

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Esempio 1
«In Sicilia più che altrove è arduo discriminare moti di umanità autentica e motivi di disumanità mascherata. Nello stato di crisi perenne in cui versano tutti i rapporti dell'io con gli altri e   con se stesso, unica legge di comportamento universale è la doppiezza: mai confidare, neanche alla propria coscienza, ciò che si pensa, si fa e si vuole davvero. Così, le apparenze più grandiose celano le  realtà più meschine; le proclamazioni di idealità più pure hanno un rovescio di filisteismo spregevole. La finzione è non solo necessità ma istinto e assieme arte di vita».

Vittorio Spinazzola, Il romanzo antistorico,  Editori Riuniti, Roma 1990, pag. 18
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