Arundhati Roy  - Il Dio delle piccole cose - Superpocket  pp. 357.

Che scrivere di fronte ad un capolavoro siffatto ? Mantenere un aplomb neutro, distaccato e "professionale", da recensore scafato ed imperturbabile, soppesando ,con accorti equilibrismi, difetti e mende o, abbandonando ogni velo di stucchevole ipocrisia, dire davvero ciò che ci è capitato durante la lettura, tentare di decifrare e comprendere, per quanto possibile,  l'intenso vortice  delle emozioni che ci hanno così profondamente turbato, tanto da iniziare ex-novo la lettura di questa mirabile opera prima, non appena scorsa febbrilmente l'ultima pagina?
Eppure qualche presagio di ciò che sarebbe avvenuto lo avremmo pur dovuto avere, vista la suprema sprezzatura con la quale la Roy traccia le dediche che aprono il libro: la scrittrice indiana si rivolge affettuosamente a chi "gli ha insegnato a dire "Scusa" prima di interromperla in pubblico" o a chi "l'ha amata tanto da lasciarmi andare" rivolgendo poi parole grate ad altri  " per essere il genere di lettori che uno scrittore sogna di avere", " per avermi tenuto il morale alto ed i tendini del ginocchio in esercizio", " per il suo impulsivo viaggio in India e per aver fatto aprire le acque", etc. Poi, aperta la prima pagina,  veniamo subito coinvolti e spiazzati, al contempo in universo spazio-temporale fascinoso e irriducibile, piacevolmente spiazzati da  frasi che ci costringono ad una estenuata "attenzione" ( nell'accezione campiana del termine: " Lei è la sola persona attenta che io conosco... l'attenzione è attesa, accettazione fervente, impavida del reale...che nutre in egual misura la poesia, l'intesa fra gli esseri, l'opposizione al male", Cristina Campo  Lettere a Mita); gli eventi si susseguono e si accavallano dando forma e ritmo ad un saga esotica, dai contorni epici e visionari al tempo stesso. Siamo alle stesse latitudini,  esclusivamente narrative, del "maravilloso cotidiano" del Marquez  di "Cent'anni di solitudine" ; non più la sudamericana Macondo, ma la   cittadina di Ayemenem, situata nel Kerala, stato tropicale  indiano a regime comunista, agli antipodi rispetto ai luoghi  consueti della letteratura di quest'anni, quell'India settentrionale,  tanto cara all'opus rushdiano.
Tutto, in questo che, assai limitativamente, chiamiamo romanzo -mancando peraltro di definizioni sostitutive che ci appaiano efficaci a delineare, sia pur superficialmente, la assoluta ineffabilità di quest'opera -, ci appare come estremamente realistico e definito  e, al contempo, ipnotico,  allucinatorio, quasi "fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni". Pagina dopo pagina, riga dopo riga, veniamo coinvolti ed avvinti da una storia intessuta con continui ed incessanti andirivieni temporali, con paralizzanti accelerazioni ed altrettanto  frenetici rallentamenti  alla fine,  non senza stupore e raccapriccio, ci rendiamo conto che forse la misurazione più consona  e veridica del Tempo è forse  quella di un orologio di plastica da bambina, con le lancette disegnate sul quadrante (le ossessive  " dieci alle due" dell'orologio di Rahel).
Ciò che più ci coinvolge, al di là della bellezza e forza narrativa della vicenda, in cui la lotta di classe  si intreccia, in un viluppo inestricabile e dai risvolti luttuosi, colle rivendicazioni degli Intoccabili, le pulsioni sessuali si muovono tra il nadir di uno sconvolgente atto di pedofilia e lo zenit di un purissimo incesto, e l'assurda dogmaticità di fedi politico-religiose fomentano odi e divisioni  insuperabili, è lo sguardo col quale questa   straordinaria scrittrice, dall'esistenza bohémienne e politicamente impegnata tanto da finire lo scorso anno in prigione per difendere le ragioni ecologiste dei suoi connazionali), ausculta la vita in tutte le sue manifestazioni , chinandosi con suprema pietas ed affetto nei confronti di quelle vittime della Storia che sono i protagonisti di questo indimenticabile romanzo.
Linnio Accorroni

dal 31 ottobre 2001
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Arundhati Roy
Esempio 1
Il dio delle piccole cose" narra la vicenda di una donna che lascia il marito violento e torna a casa con i suoi due bambini, i gemelli Estha e Rahel, maschio e femmina. Ma nell'India meridionale dei tardi anni Sessanta, una donna divorziata come Ammu si ritrova priva di una posizione sociale riconosciuta; a maggior ragione se commette l'errore imperdonabile di innamorarsi di un paria. Non è dunque una vita facile quella toccata ai due gemelli, legati nel profondo da "un'unica anima siamese". Attraverso lo sguardo di Estha e Rahel, prende forma la storia di un grande amore, in cui si riflette il tema universale dei sentimenti in conflitto con le convenzioni.

Vedi anche di A. Roym Guerra è pace
Suddiviso in due parti, il volume, nella prima, raccoglie due lunghi articoli sui tragici fatti dell'11 settembre e sulla risposta americana del 7 ottobre. Nella seconda, invece, riprende due saggi sulla costruzione delle dighe e sulla minaccia del nucleare, e ne aggiunge altri tre sul tema della difesa dell'ambiente e dei diritti dei cittadini indiani. Un testo polemico, carico di rabbia, che condanna i rischi della globalizzazione dell'economia mondiale, della privatizzazione delle risorse energetiche, del divario tra Oriente e Occidente, della guerra nucleare.

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