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  Roberto Saviano- Gomorra - Mondandori, 2006

Gomorra , ha vinto nel giugno scorso il Premio Letterario Viareggio-Repaci per l'opera prima. Conobbi questo  Autore in una serata presso uno stabilimento balneare sulla spiaggia di Viareggio agli "Incontri sotto le stelle"  con i vincitori e i finalisti  del Premio. Mi stupì la sua giovane età: al tempo della stesura del libro non doveva aver superato i ventisei anni. Mi sembravano così pochi per un lavoro e un impegno di quella portata. Oggi, dopo aver letto e meditato sui contenuti del libro, trovo quasi naturale che quelle storie, quei personaggi siano raccontati da un giovane. A Napoli si fa presto ad aprire gli occhi su una realtà che ti viene sbattuta contro quasi ad ogni passo. Gli spettacoli dei corpi straziati, delle urla disumane delle donne, della prepotenza, dell’arroganza, della ferocia dei gruppi criminali organizzati, sono esperienze di quasi tutti i giorni, che ti segnano e ti fanno crescere in fretta. A Napoli un ragazzo di diciotto anni è più carico di vissuto di un trentenne non napoletano. Saviano ha immagazzinato tutto questo; si è laureato e si è messo al lavoro per creare, con la sola arma posseduta, la parola, raccontando semplicemente i fatti, una sorta di rete di resistenza contro l'assurdità, l'incredibile rovesciamento di valori, la sudditanza o la complicità di un ambiente, la violenza, la sopraffazione, la paura.

Conoscere per raccontare (e svegliare le coscienze). Questo mi sembra il binomio caratterizzante un giovane intelligente che costruisce la propria vita sull’impegno teso a ridare dignità, pulizia, speranza, giustizia alla gente della sua città. La resistenza contro il conformismo e la rassegnazione, la rivolta contro la violenza morale e fisica trovano terra vergine più nel cuore, nella mente, nello slancio di un giovane che di un uomo maturo. Saviano quella sera non fu molto loquace; raccontò brevemente alcuni episodi dell’efferata guerra di camorra, delle sue investigazioni, della sua Vespa, ormai divenuta mitica (ne hanno parlato e scritto i media di mezzo mondo), con la quale riusciva spesso ad anticipare l’arrivo della polizia sul teatro dei delitti più atroci e a fissarsi nella mente le orribili immagini di volti e petti insanguinati, crivellati di colpi di quei poveri morti ammazzati. Più che la sua narrazione mi colpirono il suo tono grave, il volto come scolpito, le sue occhiaie, la sua barba severa, il suo sguardo diritto, il suo cranio rasato, la determinazione proiettata nelle parole. Saviano non parlava di vicende e personaggi di un romanzo, parlava di vita reale, di fronte ad un uditorio fortemente preso dalle sue parole che in quella occasione si lasciò scivolare di dosso la rilassatezza vacanziera.

I critici si sono lungamente soffermati sulla natura del libro: è un romanzo? un saggio?  un reportage? Qualcuno, per ragioni di concomitanza professionale, non scevre da punte di invidia, lo definisce romanzo tout court perché basato su fatti già noti, non portati alla luce da rischiose investigazioni dell'autore.
Sappiamo quanto sia sfuggente  il concetto di romanzo. Per larghe approssimazioni si è d'accordo su un punto: si tratta di una narrazione di largo respiro. Io definirei il libro di Saviano romanzo-verità. Del reportage gli mancano la tecnica investigativa, la ricerca personale e la scoperta di fatti prima sconosciuti. Del saggio possiede la materia e la sua sistemazione; mancano le
teorizzazioni, essendo la realtà narrata di bruciante percettibilità; inoltre il rigore della trattazione scientifica è inquinato, per così dire, dalla partecipazione emotiva dell'io narrante e dalla sua presenza sulla scena come coscienza critica di fronte agli orrori del potere criminale. Il narratore, a tratti, si materializza in un giovane che lavora all'interno del 'Sistema' oppure nelle vesti di un testimone ansioso di conoscere personaggi, meccanismi d'azione dei clan, motivazioni apparenti o segrete, regole non scritte dell'agire imprenditoriale-criminale, rapporti intercorrenti tra affiliati e boss, tra boss di diversi clan, rapporti di collaborazione, di delega, di autonomia tra clan. Le sue armi sono l'osservazione diretta, i sopralluoghi, l'immersione nel mare degli atti giudiziari dove è registrata dai magistrati ogni mossa dei gruppi di camorra, le consapevolezze e le intuizioni di chi è nato e cresciuto negli stessi
luoghi dello strapotere criminale, conosce la struttura mentale degli attori in campo. Siamo lontani dal freddo report del lavoro giornalistico in cui spesso vengono affastellati fatti e nomi senza entrare nel vivo degli atteggiamenti di capi e sottoposti. In  Gomorra  si sentono distinti i battiti di un cuore che reagisce ma continua a immergersi in una realtà allucinante.

Può darsi che sia stato fatto un grosso lavoro di editing, ciò nulla toglierebbe alla genuinità di una passione, alla ricchezza e all'attrazione di un racconto che sa muoversi con passo sicuro nel groviglio di ambizioni sfrenate, di esecuzioni, di guerre, di atti di dominio totale sopra i territori controllati. L'impatto di certe immagini, la razionalità perversa degli interventi nell'ambito di una gestione affaristico-criminale, le logiche della conduzione delle attività economiche per gran parte lecite, sono elementi vivi di una trama che si svolge organicamente attraversando uno per uno i grandi filoni su cui prosperano i clan di un sistema criminale di micidiale potenza: le merci, la droga, il cemento armato, l'edilizia, gli appalti, le armi,  i rifiuti. Il libro si apre con la scena impressionante dello scarico di centinaia di cadaveri da un container, si chiude con la desolazione di una terra imbottita in ogni suo interstizio di rifiuti velenosi a contatto con una popolazione esposta a intossicazioni, leucemie, tumori. In mezzo la complessità di un potere imprenditoriale che occupa ogni snodo della vita economica del territorio e si avvale di una forza militare di straordinaria spietatezza ed efficacia. Roberto Saviano racconta tutto questo, padroneggiando la massa opaca di una materia incandescente, entrando nei gangli di gestione e di espansione delle miriadi di attività diffuse a livello planetario, costruendo un romanzo-verità di forte intensità e, al contempo, un
documento di clamorosa denuncia.

Antonio Carollo
      
        





Esempio 1
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L'autore di questa recensione

Antonio Carollo, è nato a Trabia (PA). Vive a Viareggio. Ha pubblicato ‘Mattinale’, prefazione di Antonio Porta, Edizioni Tracce, Pescara, selezionato per la poesia al Premio Letterario Viareggio, 1985, ‘Cenere e libro’, prefazione di Stefano Verdino, Campanotto Editore Udine, 1989.
E’ incluso nelle antologie ‘Conoscenza ed Evanescenza’. Antologia di poeti degli
anni Ottanta a cura di Franco Cavallo, Società Editrice Napoletana, 1986, ‘Zeta,
il nuovo in poesia’ a cura di Lamberto Pignotti, Campanotto Editore, 1986, ‘La
trasparenza della voce. Poesia italiana contemporanea’ a cura di Ubaldo
Giacomucci, Edizioni Tracce, 1990, ‘Dalla Torre Matilde alle Vette Apuane’ a cura
di Angelo Gianni e Manrico Testi, 1996.
Suoi testi sono apparsi sulle riviste Tam Tam, Offerta Speciale, Anterem, Altri
termini, Tracce, Arenaria, Erba d’Arno, Sinopia. Ha pubblicato recensioni su
libri di Vincenzo Pardini, Lorenzo Viani, Franco Galletti, Francesco Belluomini,
Luigi Pirandello, Eduardo De Filippo. Suoi interventi compaiono su ‘La Nazione’,
‘Europa’. ‘Girodivite’.

Hanno scritto di lui: Antonio Porta, Gianna Sarra (‘Alfabeta’), Stefano Verdino,
Alberto M. Moriconi, Antonio Errico, Domenico Cara, Giovanni Amodio, Luciano
Caruso, Salvatore Di Marco, Alberto Cappi

Attività di organizzatore culturale:
-Convegno letterario nazionale: ‘Nuda Stabat Aestas: D’Annunzio, la poesia
oggi’,1985.
-Convegno nazionale letterario: ‘Ricercatori & C.’, 1986.
-Mostra di poesia visiva:’Spazio suono’.
-’Letture in Versilia’ con la partecipazione di poeti di fama internazionale,
1983.
-’Incontri con l’autore’ con i maggiori scrittori italiani.
-’Scrittori nelle scuole’ negli anni scolastici 1987-1988 e 1988-1989 in tutti
gli Istituti medi superiori della Provincia di Lucca.



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Questo incredibile, sconvolgente viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra si apre e si chiude nel segno delle merci, del loro ciclo di vita. Le merci "fresche", appena nate, che sotto le forme più svariate - pezzi di plastica, abiti griffati, videogiochi, orologi - arrivano al porto di Napoli e, per essere stoccate e occultate, si riversano fuori dai giganteschi container per invadere palazzi appositamente svuotati di tutto, come creature sventrate, private delle viscere. E le merci ormai morte che, da tutta Italia e da mezza Europa, sotto forma di scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi, addirittura scheletri umani, vengono abusivamente "sversate" nelle campagne campane, dove avvelenano, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro dimore fastose e assurde - dacie russe, ville hollywoodiane, cattedrali di cemento e marmi preziosi - che non servono soltanto a certificare un raggiunto potere ma testimoniano utopie farneticanti, pulsioni messianiche, millenarismi oscuri. Questa è oggi la camorra, anzi, il "Sistema", visto che la parola "camorra" nessuno la usa più: da un lato un'organizzazione affaristica con ramificazioni impressionanti su tutto il pianeta e una zona grigia sempre più estesa in cui diventa arduo distinguere quanta ricchezza è prodotta direttamente dal sangue e quanta da semplici operazioni finanziarie. Dall'altro lato un fenomeno criminale profondamente influenzato dalla spettacolarizzazione mediatica, per cui i boss si ispirano negli abiti e nelle movenze a divi del cinema e a creature dell'immaginario, dai gangster di Tarantino alle sinistre apparizioni de "Il corvo" con Brandon Lee. Figure come Gennarino McKay, Sandokan Schiavone, Cicciotto di Mezzanotte, Ciruzzo 'o Milionario, se non avessero provocato decine di morti ammazzati potrebbero sembrare in tutto e per tutto personaggi inventati da uno sceneggiatore con troppa fantasia. In questo libro avvincente e scrupolosamente documentato Roberto Saviano ha ricostruito sia le spericolate logiche economico-finanziarie ed espansionistiche dei clan del napoletano e del casertano, da Secondigliano a Casal di Principe, sia le fantasie infiammate che alle logiche imprenditoriali coniugano il fatalismo mortuario dei samurai del medioevo giapponese. Ne viene fuori un libro anomalo e potente, appassionato e brutale, al tempo stesso oggettivo e visionario, di indagine e di letteratura, pieno di orrori come di fascino inquietante, un libro il cui giovanissimo autore, nato e cresciuto nelle terre della più efferata camorra, è sempre coinvolto in prima persona. Sono pagine che afferrano il lettore alla gola e lo trascinano in un abisso dove davvero nessuna immaginazione è in grado di arrivare.