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Tiziano Scarpa  -" Cos'è questo fracasso ?"  Einaudi Tascabili. Stile libero pag.175  2000.

" Va là, che ti xe un intrigo, anca ti" : è la nonna dello scrittore ( guarda un po' che familisti 'sti cannibali di casa nostra, qualche pagina prima si parlava di un fervido abbraccio col padre, dopo il fischio di chiusura di Italia-Brasile 3-2, Mondiali di Spagna, nell'82 !) ad apostrofare così una  pagina particolarmente divertente  di Meneghello, in cui aveva ritrovato, lei ottantenne, "filastrocche semidimenticate, modi di dire, mondi di dire". Scarpa  ci  traduce, poi, in maniera peraltro doviziosa e con scialo di termini,  l'idiomatico  e musicaleggiante ammonimento della nonna : " Va' là, che sei un bizzarro essere, partecipi della natura del buffone, innocuo intrigante, ridevolmente impaccevole, trickster pasticcione, aiutante magico, scherzaiolo e cantafavole, ti ho riconosciuto !".
Ci troviamo  di fronte ad un  esempio paradigmatico di mise en abîme : ecco che  questo giudizio   della nonna nasconde, più che la  critica estemporanea   di una illetterata dialettofona verso la scrittura "inchiavicchiata alla realtà" dello scrittore di Malo, una calzante definizione dello spirito ludico e beffardo che  attraversa, colla stessa levità di certi fools shakespeariani, le pagine di questo saggio, un Bignamino sui riti antropologici e culturali del nostro tempo.
In effetti, questo libro reca con sé, pur nella sua natura composita ( essendo una miscellanea di scritti di vario argomento, divisi in due sezioni "Alfabeto" e "Intemperanze") tutte le stimmate di un'opera che non solo indaga ed investiga quest'epoca disgraziata,  ma ne fa anche una sorta di  ilare e sbeffeggiante autodafè, spaziando dal settore della critica letteraria specializzata  e "colta"  con considerazioni peraltro assai stimolanti  allo stucchevole kitsch dei testi del festival di Sanremo, passando per una autoptica lettura delle afasie e degli asincrono ghezziani ( contenuta nella  geniale "Megaloghezzìa")  fino  ad un commento estatico delle performances di Marina Abramovic o dei Chapman Brother's, sempre comunque supportato da  una lingua irridente, sulfurea , mercuriale , che strizza continuamente l'occhio all'intelligenza del lettore.
Un libro di idiosincrasie e di smanie feticistiche,  un libro di efferatezze e menzogne,  uno sfoggio narcisistico di abilità manieristica e diffamatoria, che sa reggersi sul labile equilibrio di un filo che si dipana  tra l' ammirazione reverenziale e "doverosa" verso i numi tutelari dell'Olimpo scarpiano  (tanto per citarne alcuni, Savinio, Manganelli, Perec, Bernhard)  - verso cui dimostra infinita gratitudine e riconoscenza- , e  la  apologia della Dissacrazione, qui sub specie flaubertiana, ovvero la insostenibile attrazione verso la bêtise  più folgorante e genuina, vera ed incontrastata sovrana dei tempi nostri. 
Un  sospetto ci sfiora : chissà se questo testo, da qui a qualche anno, ci dirà, sulla nostra epoca, molto più di quanto ci comunicano, di solito,  tanti ponderosi e presuntuosi  tomi di storia,  sempre che sfuggano alle grinfie del prode Storace ? Nel frattempo, lo mettiamo accanto ad un altro esile libretto  che, per empatia, gli avviciniamo : "Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani" di Giacomo Leopardi(1824).

Linnio Accorroni

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Tiziano Scarpa

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Esempio 1

Tiziano Scarpa - Cosa Voglio da te - Einaudi,  Torino 2003.

Un uomo che si innamora di una treccia di capelli, e riesce a sposarla; una donna incinta che perde la testa per un nerboruto giocatore di rugby dal cuore tenero; un adolescente che è molte cose – apprendista cuoco, innamorato deluso, criminale inconsapevole, animatore affettuoso; un amante abbandonato che vive avventure strabilianti, dalle Ande al Corno d’Africa, passando per i laghi della Finlandia, salvo poi sognare casalinghi tepori e anelare tiepidi quadretti familiari, perché in fondo “a fare gli sbruffoni per il mondo sono capaci tutti, ma chi possiede l’ardimento per restare a casa e amare l’amor suo?”;  un compilatore di Guide al nudismo in Europa (Vaticano compreso) che per mestiere gira il mondo nudo e usa le parole per fare copie dal vero di modelle; una ragazza imbronciata che si lascia maltrattare dai test delle riviste femminili e sorprendere dalla vita, che le piomba inaspettata tra capo e collo quand’è troppo tardi.

Dopo la nutriente pausa durante la quale si è dedicato alle intemperanze letterarie, alle guide turistiche deliziosamente fuori di testa e alle fortunate performance poetiche di Covers, Tiziano Scarpa riprende le fila del suo discorso narrativo lì da dove si era interrotto: dall’amore (senza il marchio registrato, questa volta). I dodici pezzi di Cosa voglio da te sono il verbale spietato e ironico delle reiterate infrazioni sentimentali degli innamorati contemporanei, e il poliziotto Scarpa - tanto intransigente nella somministrazione della punizione quanto indulgente e comprensivo nella fase degli interrogatori – osserva i suoi personaggi-reietti con lo sguardo a volte desolato a volte divertito di chi ha sulle spalle anni di servizio, e non si stupisce più di niente (o quasi). In una lingua ora sontuosa ora perfettamente mimetica del parlato, sempre scintillante e ammirevole per la precisione lessicale, la scrittura di Scarpa sta precisamente in quella impercettibile - eppure evidente - cesura bianca che separa le foto dell’uomo e della donna ritratti sulla copertina di Cosa voglio da te: uno spazio piccolo, scomodo, trascurabile – ma che qualcuno, qualcosa, deve pur prendersi la briga di abitare per poterlo raccontare. Perché in fondo, come recita la quarta di copertina, “cosa voglio da te (…)  è l'affermazione di un desiderio e di un bisogno, che può trasformarsi in una rivendicazione, una sfida, una minaccia”.

Come Thomas, il protagonista-narratore de La cantina di Bernhard, anche Tiziano Scarpa, con questi racconti, sembra dire: “Tutta la mia vita in quanto esistenza non è altro che un continuo disturbare e irritare. Giacché richiamo l’attenzione su dei fatti che disturbano e irritano”. Sembra dirlo con un sorriso beffardo sulle labbra. Ma lo dice.
Piero Sorrentino
Contenuto:
Questi racconti potrebbero intitolarsi "Dodici perizie di parte sui rapporti fra maschi e femmine", perché sono narrati da un uomo o da una donna: ogni personaggio protagonista esprime una visione molto faziosa delle sue relazioni di coppia. Oppure il titolo potrebbe essere "Anime gemelle eterozigote", visto che le affinità fatali coinvolgono persone profondamente diverse. Anche "Ripicche e cazziatoni" sarebbe piuttosto appropriato: in queste storie, infatti, non si contano liti e sfuriate, che a volte l'autore trascrive in forma di dialogo teatrale affinché non vada perduta l'energia passionale del loro ritmo. Il libro si intitola "Cosa voglio da te" perché questa frase esprime la struttura fondamentale dei rapporti fra gli esseri umani: suona come una domanda che ciascuno rivolge alla persona amata, ma anche a se stesso. E' l'affermazione di un desiderio e di un bisogno, che può trasformarsi in una rivendicazione, una sfida, una minaccia.


Indice:
Abitavo a due passi da un negozio di cravatte;
Sto aspettando il mio primo bambino;
Sono uscito dal riformatorio;
Popcorn (partitura per voci e rumori);
I genitori sono sopravvalutati;
Mi tolgo subito le mutande cosí facciamo prima;
Nel laboratorio di Lady Frankenstein;
Al risveglio da un sogno erotico;
A guardarmi non si direbbe;
Corriamo a casa che ti voglio scopare;
Quando mi domandano che cosa faccio nella vita;
Mi rivolgo a te, Tyran, signora della gelosia.

Questi racconti potrebbero intitolarsi "Dodici perizie di parte sui rapporti fra maschi e femmine", perché sono narrati da un uomo o da una donna: ogni personaggio protagonista esprime una visione molto faziosa delle sue relazioni di coppia. Oppure il titolo potrebbe essere "Anime gemelle eterozigote", visto che le affinità fatali coinvolgono persone profondamente diverse. Anche "Ripicche e cazziatoni" sarebbe piuttosto appropriato: in queste storie, infatti, non si contano liti e sfuriate, che a volte l'autore trascrive in forma di dialogo teatrale affinché non vada perduta l'energia passionale del loro ritmo. Il libro si intitola "Cosa voglio da te" perché questa frase esprime la struttura fondamentale dei rapporti fra gli esseri umani: suona come una domanda che ciascuno rivolge alla persona amata, ma anche a se stesso. E' l'affermazione di un desiderio e di un bisogno, che può trasformarsi in una rivendicazione, una sfida, una minaccia.

Che cos'è successo all'Italia e al carattere degli italiani? Che cosa sta succedendo alla cultura (e all'ignoranza)? Come stanno cambiando le parole, le immagini, i corpi dentro e fuori la letteratura e le arti?
Una raccolta di brevi saggi scritti negli anni Novanta.
"Cos'è questo fracasso?" si chiedeva un personaggio di Carlo Goldoni. E cos'è questo fracasso? si chiede anche Tiziano Scarpa di fronte alle turbolenze della cultura (e dell'ignoranza) e al cambio di identità del nostro Paese. Dall'inizio degli anni Novanta, assai prima di esordire nella narrativa con il fortunato romanzo "Occhi sulla Graticola", Scarpa si occupa di letteratura e critica della cultura su riviste e giornali.
Questo libro propone una scelta di scritti editi e inediti. E' composto da due sezioni: la prima "Alfabeto", è una serie di voci in forma di micro-dizionario: Bandiera italiana, Bugie, Burroughs, Carducci, Chapman Brothers, Dio, Enrico Ghezzi, Giovani, Letteratura erotica, Liala, Rap, Madre Teresa, fino allo Zero.
La seconda parte, "Intemperanze", raccoglie interventi più ampi. Fra i vari temi: il tifo calcistico e la propaganda nazionalistica; la letteratura cyberpunk e la cultura dell'inorganico; una dichiarazione di poetica; una teoria delle aureole; una riflessione sulla rappresentazione delle classi popolari in letteratura a partire dal capostipide del nostro populismo nazionale, appunto, Carlo Goldoni.

Piero Sorrentino