Tiziano Scarpa - Kamikaze d'Occidente - Rizzoli , Milano 1999
La trama - sempre che si possa ragionare di trama intorno a un romanzo narrativamente sfilacciato e rizomatico, che usa la forma diaristica non solo come semplice artificio narrativo ma come tratto costitutivo e fondante dell’intero libro, attraversato da elementi minimi ma, nello stesso tempo, succosi e avvolgenti, in cui a essere privilegiati sono soprattutto la vita di relazione e l’esteriorità degli avvenimenti, i fatti, capaci di scavalcare con un balzo il sentimentalismo interiore delle impressioni - la trama, si diceva, è presto riassunta. Il personaggio principale, quello che dice io, è uno scrittore professionista che, per arrotondare le magre entrate provenienti dalla pubblicazione di libri, “vende” (a caro prezzo, tra l’altro, a giudicare dal tariffario pubblicato a pag. 196) acrobatiche prestazioni sessuali alle sue lettrici. Un giorno Tiziano, veneziano d’ origine e milanese d’adozione, nel pieno dei mesi terribili dell’estate 2001, a cavallo tra G8 di Genova e 11 settembre, viene investito da un misterioso funzionario del governo cinese (responsabile del Dipartimento per la finzione presso il Ministero della cultura) dell’incarico di redigere “un romanzo travestito da diario” da diffondere in Cina “per denigrare la cultura e il sistema di vita europeo e americano”: un testo col quale “contribuire a ritrarre l’Occidente per quello che è: un cancro la cui metastasi va stroncata”. Un’inaudita operazione di marketing politico con la quale creare in Asia un forte movimento d’opinione che sostenga e, anzi, auspichi la definitiva occupazione militare di un Ovest simbolo di “sfacelo, abiezione, putredine, male assoluto”. Lo scrittore, assieme a decine di suoi colleghi europei e americani, dovrà “setacciare il fango dell’esistenza alla ricerca di una briciola di passione”, grazie alla quale salvare l’Occidente dal progetto del governo di Pechino. Il protagonista accetta. E scrive un diario che abbraccia circa due mesi: una lunga, spassosa, sincera e - a tratti - commovente cartografia di un’esistenza, in cui a farla da padrona è il sesso, ma dove spingono con forza pulsioni, speranze e paure essenziali, ataviche: eros e (un po’ di) thanatos, vita, arte, bisogno di paternità, amore e amicizia, politica.
Fin qui l’essenziale impalcatura narrativa del libro. Che, già a partire dalle primissime pagine, solleva nel lettore motivi di interesse e attenzione che esulano dalla (pur felice) intuizione di partenza. È infatti l’idea di appartenenza, di comunità, che scorre sotterranea nelle pagine di Kamikaze d’Occidente e che del libro costituisce uno dei poli d’attrazione più magnetici. Ovviamente non una comunità politica, ma una volontà decisa di contatto, di unione, di abbassamento del grado di lontananza tra le persone (i personaggi più belli dell’intero romanzo o sono amici intimi o sono bambini). Quello di Scarpa è, soprattutto, un romanzo sulla lotta per il reciproco riconoscimento nell’amore e, perché no?, nel sesso (e spendere il nome di Michel Houellebecq è certamente corretto ma non decisivo, visto il nitore metallico che impregna di sé le pagine dedicate al sesso dallo scrittore francese, lontano anni luce dal sesso giocoso e sotto sotto innamorato raccontato dall’autore veneziano). Scarpa viaggia attraverso il ribollente materiale di un anno terribile servendosi di una prosa mondata da qualunque orpello sintattico o compiacimento semantico, in una scrittura carveriana, tagliata fino al midollo, rastremata, che straccia il diaframma frapposto tra il senso della realtà e la Realtà vissuta e raccontata per quello che è: una lunga, giocosa, malinconica, a volte incomprensibile e senza senso (come la “merda misteriosa” che fa bella mostra di sé nell’ ultima pagina del libro) fenogliana questione privata. Prima che i cinesi bussino alla porta, forse - forse - possiamo ancora salvarci.
Piero Sorrentino
Il libro in breve
Il costo della vita in denaro ed emozioni. Un'inedita forma di spionaggio internazionale. Sesso, tanto sesso a pagamento e gratis. Una bellicosa intimità con se stessi. Il destino politico del nostro pianeta. Sono questi gli ingredienti principali del libro, tre mesi di scorribande ed episodi in cui il protagonista ha un compito preciso quanto evanescente: produrre per il governo cinese un diario su commissione, da pubblicare come testimonianza di un autore occidentale sulla degenerazione della propria cultura e del proprio sistema di vita. E il protagonista scrive, sapendo di diventare archetipo di sfacelo, abiezione, perversione capitalista, mentre cerca di rintracciare una scintilla di passione per salvare l'Occidente dai suoi futuri proprietari.