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Brunella Schisa - Dopo ogni abbandono - Garzanti, Milano 2009

Brunella Schisa ama le donne che un tempo gli psichiatri giudiziari definivano «duttili».
Per questo motivo ha dedicato un libro pieno di storia ed amore alla Contessa Lara, la prima (forse) giornalista italiana che abbia scritto molto ed altrettanto abbia lasciato da scrivere di sè alla fine del secolo scorso.
Collaboratrice de La Tribuna, La Cronaca Bizantina ed Il Fanfulla, poetessa moderna con una visione lucida della scrittura, sbilanciata da una vita sentimentale troppo piena, venne uccisa con un colpo di pistola il 30 novembre del 1896, in una notte grigia come l'asfalto. Il suo assassino, tale Giuseppe Pierantoni, un  amante forse respinto o forse no. Il caso fu celebre e spezzò l'opinione pubblica in due schieramenti divisi dalle orazioni tribunizie degli avvocati dell'epoca.
La voce narrante – qui sta il senso segreto del libro insieme ad un'altra gemma – è un medico, giovane chirurgo, Fabrizio, che avrà in sventura di avere come paziente la Contessa nella notte della sua morte. Troppo inesperto per prodigarle le cure tempestive del caso o troppo imbevuto di letteratura per non comprendere che l'indomani sarebbe stato troppo tardi ?
Il giovane dovrà rinunciare alla chirurgia per quell'errore che gli brucerà la carriera in un istante e la sua voce sarà però qualcosa di sensibile veramente, un io narrante capace di trasmetterci i moti più impercettibili di quel processo dove anche il chirurgo aveva la sua responsabilità.
La Schisa sa – come si diceva di Colette – far da storica in un senso pieno, bello ampio come una tenda di velluto dell'epoca: non guarda ai personaggi ma diventa i personaggi, e così ci fa rivivere una Roma di fine ottocento dove D'Annunzio ti può passare vicino a braccetto del Conte Primoli.
Il libro è scomposto in parti meditate: la morte, il funerale, l'asta dei beni della povera sventurata e poi il processo, che è la vera parte carnale dell'intero libro, o almeno quella dove si sta a guardare come va a finire e si pena fino a quando l'agognata sentenza non verrà pronunciata dalla giuria popolare.
La Schisa parla e taglia usando un linguaggio paludato che ti bevi come se fosse la lingua di oggi: in questo sa usare la poesia senza chiederti il permesso, neanche per raccontare le miserie umane degli scrittori che hanno educato un'epoca.

Alberto Pezzini

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dal dic 2009
La scheda del libro
Una piovosa sera di novembre, un colpo di pistola. Una donna, ancora bella, ferita dal suo giovane amante. È Evelina Cattermole, una delle personalità più affascinanti e discusse dell’Italia unita di fine Ottocento.
«Un’anima furiosa sotto le spoglie di una seducente signora bionda», dicevano di lei. Circondata da un alone di scandalo, dal giorno in cui suo marito uccise un uomo in duello per difendere il suo onore. Odiata o ammirata perché, giornalista e scrittrice in una società dominata dai maschi, era riuscita ad affermarsi con lo pseudonimo di Contessa Lara.
Quel colpo di pistola scatenò la curiosità di un intero paese. Secondo alcuni la Contessa Lara era una donna libera e indipendente, nel lavoro come nell’amore, una paladina dell’emancipazione e della libertà femminile. Per altri era solo una donnaccia, poco più d’una prostituta, che metteva in pericolo i buoni costumi della società. L’Italia si divise: la Contessa Lara, vittima o colpevole?
Dopo ogni abbandono è un romanzo folgorante, che affonda le radici nella nostra storia e nell’evoluzione del nostro costume. Intorno alla Contessa Lara si muove una Roma in frenetica espansione e la giovane Italia con i suoi tribunali, i suoi politici, i suoi giornali, i suoi intellettuali, da Luigi Capuana e Matilde Serao, che la frequentavano, a D’Annunzio che le dedicò versi incandescenti...
Attraverso lo sguardo del giovane medico che per primo soccorre Evelina, Brunella Schisa ridà vita a questa donna bella e affascinante, tradita forse dagli uomini, forse da sé stessa. Restituisce con sapienza l’immagine che Evelina volle dare di sé, ma anche quello che in lei videro le donne e gli uomini del suo tempo, con tutte le passioni e le invidie che scatenò. Fino a cogliere, nel misterioso destino di una donna, l’ombra del destino di ogni donna.

Brunella Schisa, napoletana, è inviato del «Venerdì di Repubblica» per il quale tiene la rubrica di libri. Per Marsilio ha curato Le lettere di una monaca portoghese e per Einaudi il Teatro di Raymond Roussel e Herculine Barbin. Una strana confessione. . Ha scritto anche il  romanzo: La donna in nero

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<<< Rita Verdirame - Narratrici e lettrici, (1850- 1950) – Le letture della nonna dalla contessa Lara a Luciana Peverelli - Libreriauniversitaria.it, Padova 2009


Dal libro di Verdirame riportiamo di seguito alcuni passi dedicati alla Contessa Lara.

Una ribelle in salotto: la Contessa Lara
[…] Ruolo fisso, storia standard, stile codificato; eppure, dalla narrativa femminile tra la fine dell'Ottocento e gli albori del secolo nuovo promana un fascino zampillante dal fermento di idee e di trepidi presagi che ribollono sotto la calma piatta del genere letterario confermato e delle tematiche in uso. Come se le scrittrici utilizzassero un utensile spuntato per far passare quasi in sordina - nella filigrana dell'irrinunciabile garbo della signora "di classe" - un messaggio d'inconsapevole ribellione, visioni di possibili alternative, preludi di cambiamento.
In un mondo di signore ammodo e di salotti buoni irrompe imprudente, sfarzosa, bellissima e pronta alla più eretica oltranza la fiorentina Evelina Cattermole, la Contessa Lara. Nasce nel 1849, forma la propria vocazione poetica con Francesco Dall'Ongaro, amico di famiglia, un «bel vecchio dagli occhi ridenti»; adolescente folleggia nei palazzi Poniatowskj e Rattazzi, s'invaghisce di Francesco Mancini, lo sposa e con lui va a Napoli, Roma, Milano. Il turbine della vita mondana la conduce tra i fasti della nobiltà meneghina degli anni Settanta (tra il 1871 e il 1875) e nei saloni della contessa Maffei che accolgono gli artisti scapigliati; lei s'abbevera del loro maledettismo, loro s'incantano dinnanzi a lei: «Quando si presenta in un palco alla Scala, i cannocchiali s'appuntano verso di lei. Quando arriva nel salotto Maffei nel suo abito trasparente rosso, i crocchi tacciono; ognuno l'ammira. È una poetessa». Troppe le tentazioni. Evelina intreccia una relazione e il matrimonio finisce nel sangue di un duello mortale. La donna si trasferisce a Roma, scrive sul Fanfulla della Domenica di Ferdinando Martini, sull' Illustrazione Italiana dei Treves, sul Corriere di Roma di Scarfoglio e Matilde Serao: «Matilde Serao: una brutta megera fisicamente [ ... ] una pescivendola» È giunto per Evelina il momento di essere reclutata nella combriccola dei Bizantini: sui fogli dell'Italia umbertina Cronaca Bizantina, Nabab, Forche Caudine, le riviste di Angelo Sommaruga, creatore dell'industria editoriale capitolina, astuto e geniale imprenditore che la assolda per tenere rubriche di "corrieri mondani': "note di buon gusto': "consigli per signorine': aggiornamenti di moda e segreti di bellezza, caratterizzazioni del muliebrismo border line di cocottes, cocodettes, modelle, ballerine e circensi, in cui notizie d'arte e cronache, confidenze e memorie si miscelano con il profumo di proibito emanato dalle piccanti traversìe private di Lara; una spezia che solletica il voyerismo dei lettori. […]





<<< da: Rita Verdirame - Narratrici e lettrici, (1850- 1950) – Le letture della nonna dalla contessa Lara a Luciana Peverelli - Libreriauniversitaria.it, Padova 2009

[…] Il severo Croce scrive di lei, implicitamente contrapponendo a quella delle scrittrici come Neera «mai frivola o vuota», dotate di «una assai solida e compiuta filosofia morale», la tenue arte di Evelina, che «non è ferma, robusta, incisiva, né vigorosamente lirica». È, per lo più, «il cinguettìo di una donnetta, che racconta non senza garbo le sue pene di cuore». Verseggiatrice graziosa e di lieve cadenza, Lara sottopone la materia sentimentale al trattamento estetizzante di chi - è sempre don Benedetto a parlare - esce «qua e là in qualche parola fine e delicata» […]