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Arthur Schnitzler - Signorina Else - SE, Milano 1987

Il lettore abituato al narratore onnisciente ("extradiegetico" viene anche definito dai narratologi, ossia quella entità elocutrice che come un dio sta fuori dalla narrazione  ed è perciò in grado di  vedere e riportare  tutto dei protagonisti, anche i loro pensieri) faticherà iniziando la lettura di questa novella a capire cosa stia succedendo e chi dice cosa. La storia inizia infatti in medias res, senza preamboli descrittivi di impaesamento e con un dialogo reso graficamente senza “ a capo” ma in consecuzione, adottando il corsivo nel riportare le voci altrui e il  tondo quando parla la  protagonista, che è anche la voce narrante.
La narrazione avviene infatti in soggettiva, ossia attraverso la tecnica  dell’adozione del punto di vista della protagonista. Schnitzler ci rappresenta un dramma interiore con grande maestria di artista, piazzando una webcam nella testa di Else e dispiegando il suo dramma da questo straordinario punto di osservazione. Adesso potremmo anche sottilizzare e dire che qui non ci troviamo davanti a un vero e proprio monologo interiore, o a un flusso di coscienza (stream of consciousness) alla Joyce , né tanto meno al semplice discorso indiretto libero, ma a qualcosa di molto simile che tiene dell’una e delle altre tecniche.  Nel 1924 (l’Ulisse è del ’22) , data di uscita di questo stupendo racconto, tale forma stilistica era davvero una delle prime volte che  faceva la sua apparizione nell’arte narrativa occidentale (ricordo tuttavia che l’Odissea è  un racconto quasi tutto condotto dal punto di vista del protagonista).
La tecnica  non è un dato né innocente né trascurabile  nell’arte narrativa. (La mia opinione è che un grande romanziere-narratore è tale quando  contemporaneamente è grande artista, grande narratore  e grande letterato, e questi ultimi due si rivelano essere  coloro che padroneggiano  le forme letterarie e tecniche, che non sono date allo scrittore dalla vocazione in modo sorgivo ed aurorale, ma sono frutto di apprendimento e di lavoro sulla materia oltre che  su se stessi).  La tecnica ci svela non solo la soluzione  adottata dall’artista nel rendere il mondo narrato - e qui occorre dire che si fa fatica a pensare ad un’altra maniera di  rendere la vita interiore della signorina Else tanto questa ci sembra consustanziale al racconto stesso -, ma anche la sua ideologia  artistica,  la sua visione del mondo. La tecnica in quanto forma è il progetto letterario stesso.
Schnitzler era viennese e corrispondeva con Freud, studioso   dell’inconscio è vero, ma fra i primi ad avventurarsi, senza capirci gran che per sua stessa ammissione,  nel mondo psichico delle donne ( e in particolar modo delle fanciulle). E qui di questo parrebbe trattarsi in prima battuta:  della vita psichica di una ragazza della buona borghesia viennese, disvelata con le stesse tecniche di Freud, l'associazione di idee, resa letterariamente attraverso il  racconto scucito, sussultante, talora mimeticamente e drammaticamente sconnnesso. Ma ne siamo proprio sicuri?
L'incipit della storia coglie Else mentre è in vacanza al Grand Hotel di San Martino di Castrozza, immersa in "preoccupazioni" che vanno dalle vicende sentimentali tra il cugino Paul e la signora sposata Cissy Mohr, le partite a tennis, i dinner e l’osservazione delle abitudini dei villeggianti.  Ecco dunque pervenire una lettera della mamma che in poche parole annuncia il disastro familiare dovuto alla appropriazione indebita da parte del padre, giocatore in borsa, del patrimonio di una minorenne sottoposta alla sua tutela legale. Urgono, per sottrarsi  al baratro, trentamila fiorini da consegnare  entro due giorni. La madre suggerisce alla figlia, ma si ode dietro le sue parole la voce del padre, di chiedere la somma al nobile  mercante d’arte von Dorsday soggiornante nello stesso albergo di Else. La fanciulla capisce di essere caduta in trappola e che le decisioni dei genitori  stringono un crudele giro di vite sulla sua volontà; i genitori  le stanno chiedendo sostanzialmente un atto di prostituzione verso un mercante d’arte, uno che  non fa  niente per niente. E cosa potrà chiedere in cambio un maturo riccastro ad una neurastenica - uso un termine allora di moda -  vergine borghese in vacanza? In questo caso il buon vecchio porco si limita a chiedere alla fanciulla, che con molto coraggio gli avanza l'ardita e sofferta richiesta  di denaro, di poterla vedere nuda per cinque minuti, in una radura nel bosco o nella propria camera d’albergo. Da qui esplode il dramma, vecchio quanto la borghesia, tra i due poteri in competizione: il denaro e il sesso. Come risponderà Else a questa prova di forza?
Che la montagna sia la location, come direbbero i fighetti delle pubbliche relazioni  di oggi, ideale per inscenare malattia o erotismo, è qualcosa che abbiamo appreso sia da Thomas Mann che dal nostro Moravia (che concludeva la sua carriera narrativa là dove era iniziata, in montagna, con un racconto erotico Il vassoio davanti alla porta ambientato nello stesso Trentino in cui si svolge la vicenda della Signorina Else). Ed entrambi gli elementi si  rintracciano in filigrana in questo racconto. Anche se la preoccupazione di Schnitzler non è solo quella di rendere il dramma psichico di Else, sottoposta com'è ad una straordinaria sollecitazione sociale  e dibattuta tra le urgenze della fisicità giovanile - il proprio corpo che tutto potrebbe decidere e risolvere - e le istanze della vita morale e sociale che le repellono,  quanto proprio quella di connettere drammaticamente, nel senso più teatrale del termine,  la relazione tra questo corpo femminile "isterico" (il termine "crisi isterica" che attendo da un momento all'altro appare pronunciatto dagli astanti davanti al corpo nudo di Else a pag. 76 della mia edizone) e i diktat  della vita familiare e sociale. E sono più questi  imperativi sociali, e le loro risonanze sul corpo di Else, che in definitva interessano l'artista piuttosto che un freudismo di genere, che pur c'è e che agisce  soltanto come atmosfera spirituale. La scena del sottofinale (il denudamento di Else) è il risultato di una corruzione morale e sociale degli adulti, non di una perversione, di una "isteria" femminile.  La "corruzione" risiede nella società borghese, nelle sue ipocrisie e crudeltà, nei traffici sessuali di Paul e Cissy ad esempio, non nel corpo di Else. Esso è puro quanto il corpo sociale è infetto.

Un emozionante e indimenticabile capolavoro.

Alfio Squillaci



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Pubblicato per la prima volta nel 1924, "La signorina Else" è considerato uno dei capolavori di Arthur Schnitzler. Scritto con la tecnica del monologo interiore, capace di evocare con immediatezza stati d'animo ed emozioni dei personaggi, il romanzo racconta la vicenda della giovane Else, figlia di una famiglia dell'alta borghesia austriaca, alla quale, mentre sta trascorrendo una vacanza in montagna insieme con la zia, piomba addosso la richiesta di salvare il padre avvocato dall'imminente bancarotta. È la madre stessa, in una lettera dai toni disperati, a chiederle in pratica di vendersi per trovare il denaro necessario.


«La grande domanda alla quale non sono riuscito a rispondere, nonostante trent'anni di ricerche sull'anima femminile, è: "Che cosa vuole una donna?"».
Sigmund Freud
«Mi sono formato l'impressione che lei  conosce attraverso l'intuizione - come anche attraverso  dettagliate forme di osservazione - tutto ciò che io ho scoperto attraverso un faticoso lavoro sulle persone».

Sigmund Freud ad Arthur Schnitzler
Arthur Schnitzler (1862 - 1931)
Monologo interiore, flusso di coscienza, discorso indiretto libero.

Per la precisa ricostruzione di questa tecnica letteraria rimandiamo a quanto scritto da Mario Praz qui.

La questione, che non è soltanto di tecnica letteraria, come s'è intuito, è stata trattata ampiamente anche da  Giacomo Debenedetti ne Il romanzo
del Novecento da pag. 592 e segg. (nella  edizione Garzanti collezione SDS del 1987)
Esempio 1