Georges Simenon - L'uomo che guardava passare i treni - Adelphi, Milano 1991


Letto  L'uomo che guardava passare i treni di Simenon.
E' il primo romanzo di Simenon che leggo e l'impressione è stata favorevole. E' un libro coraggioso nello scandaglio dei meandri psicologici più oscuri di un assassino.
Ma il lato inquietante dell'opera è che Simenon riesce a farci partecipare al dramma umano di un individuo per molti versi rivoltante. Indimenticabili i brani in cui viene descritto il completo deragliamento esistenziale di Popinga, in una Parigi livida e sporca. Qui Simenon dimostra una capacità di descrizione della solitudine e della fine della speranza, veramente incisiva.
Alla fine del libro Popinga ci diventa quasi simpatico e ci resta il dubbio di aver letto qualcosa di più della storia di un banale assassino. Infatti, Popinga è un uomo che principalmente fugge da se stesso e dalla sua vita e l'omicidio sembra una forma di risentimento verso un'esistenza che lo ha deluso profondamente e dalla quale si sente estraneo. All'analisi psicopatologica si affianca un altro tema altrettanto inquietante: l'estraneità. Simenon, forse senza volerlo, innesta, in un romanzo che per molti versi si può definire poliziesco, tematiche esistenzialistiche. Tutto questo però senza la minima pedanteria, ma con un tocco lieve e preciso. Il
romanzo ha quindi diversi livelli di lettura.
Colpisce la capacità e il coraggio dell'autore di puntare la sua
osservazione tutta dalla parte dell'omicida psicopatico. Una straordinaria dimostrazione pratica del celebre motto di Simenon: "comprendere e non giudicare".

OmegaX



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