1. George Steiner -  Il correttore - Garzanti, Milano, 1999.

L'eroe di questo romanzo breve o racconto lungo (chi sa distinguere tra le due forme narrative vince  il gran premio della narratologia), è chiamato ora il Gufo, ora il Correttore, ora il Professore (Proofs è il titolo originale. Proof in inglese vuol dire "Any effort, process, or operation designed to establish or discover a fact or truth; an act of testing; a test; a trial".), e sembrerebbe essere esemplato, secondo le chiacchiere delle redazioni, sul   "professor" Timpanaro che invero non ha mai insegnato se non episodicamente, e ha vissuto sempre a Firenze facendo il correttore di bozze. Comunque stiano le cose, Sebastiano Timpanaro, straordinaria figura di intellettuale italiano, sconosciuto ai più che ahimè venerano... Sgarbi, meriterebbe di essere eternato in generale per la sua leggendaria erudizione e in particolare per la strabiliante prefazione a Il buon senso di d'Holbach -ed. I grandi Libri Garzanti, 1984 -, che esorto tutti a leggere ).
Il correttore di Steiner è un personaggio da apologo o da operetta morale, per restare in ambiente leopardiano caro a Timpanaro. Comunista fervente tanto quanto correttore di bozze esatto fino a perderci la vista e la sinderesi ("Il comunismo significa togliere gli errata dalla storia. Dall'uomo. Correggere bozze"), il nostro eroe è colto negli anni della caduta del comunismo, durante infuocati dibattiti presso il Circolo Marxista operante dentro il Partito, alle prese con fitti dialoghi notturni  lungo gli argini di un fiume, durante le corse di un tram, nei bar aperti all'alba di una città che si indovina essere Pisa  - dialoghi  che perciò è facile definire galileanamente e pisanamente dei "Massimi Sistemi".

Il libro è una stringata e sofferta meditazione - ma sarebbe meglio dire un surf  vista la tematica tempestosa - sul marxismo, sull'ebraismo, sugli ismi del secolo/millennio appena finito, alla luce dello schianto definitivo del "Dio che ha fallito", e dove, il crollo del Muro di Berlino ha le stesse risonanze chialistiche della caduta delle Mura di Gerusalemme (quella terrena del potere sovietico, e quella celeste, delle aspettative soteriologiche).
Certo, ha trionfato il capitalismo con le sue turpitudini e l'Occidente che,  mercificando tutto, mette "l'etichetta con il prezzo sui sogni degli uomini". Ma qual era l'alternativa? La menzogna del comunismo e gli orrori del Gulag? Meglio l'America che "è probabilmente la prima nazione e società nella storia dell'umanità a incoraggiare gli esseri comuni, fallibili e impauriti, a sentirsi a loro agio nella propria pelle". 
Il Correttore sembra vacillare, accogliere le obiezioni dei suoi interlocutori, e qualcosa -  ma è forse una mia impressione di lettore - come un orribile refuso sembra infiltrarsi nella sua coscienza. Sarà tempo, come dice Woody Allen, di cominciare ad avere delle idee che non condividiamo? Il pensiero sarà meno impeccabile di una pagina senza mende, ma catturerà di più l'imperfezione del reale?
Alla conclusione, dopo l'amore furtivo con una sconosciuta incontrata davanti ad una lapide, alle Botteghe Oscure, che commemora un eccidio di ebrei , l'azione più logica e la più degna che appare al Prof  sembra essere  quella di  andare di corsa ad iscriversi alla prima sezione del neonato Partito...(indovinate un po' quale)...
Alfio Squillaci

Il  28 Novembre 2000 è morto Sebastiano Timpanaro, geniale studioso  italiano, cui questo libro di G.Steiner -  nel proiettare la figura del Professore sullo sfondo mitico  di un personaggio dall' imbattibile acume,  dotato di una  cultura senza confini e di un'onestà intellettuale senza pari - rende il giusto omaggio.
(vedi anche in fondo a questa pagina il ritaglio stampa - necrologio- di Maurizio Bettini)

Un nemico del '900
Ricordo di Sebastiano Timpanaro
Di Maurizio Bettini
Da "La Repubblica" del 5.12.2000

... come si poteva fare a conoscere Timpanaro, lo studioso spentosi alcuni giorni fa? Per intanto bastava ascoltare. Si raccontava che portasse lo stesso nome di suo padre, Sebastiano Timpanaro senior, storico della scienza e appassionato raccoglitore di disegni; che sua madre fosse Maria Timpanaro Cardini, nota specialista di filosofia antica; che avesse studiato filologia classica con Giorgio Pasquali, il maestro dei migliori; che fosse dotato di un'intelligenza lucidissima, ma anche affetto da una fragilità nervosa che gli aveva impedito l'accesso all'insegnamento; che la sua straordinaria cultura gli permettesse di passare dalla filologia classica (quella più "dura") alla linguistica, dalla letteratura italiana dell'Ottocento alla storia degli studi classici, al materialismo, la sua filosofia. Ma il punto di maggior stupore, nel racconto, giungeva quando qualcuno ti indicava finalmente il luogo dove si poteva andare a conoscere Sebastiano Timpanaro. La Nuova Italia di Firenze, la casa editrice in cui il grande studioso faceva il correttore di bozze.
(...)Aveva un'estrema fiducia nella ragione, anche linguistica, per cui parlava come scriveva: parole semplici, sintassi regolata, orrore per tutto ciò che definiva «civetteria» (categoria che sostanzialmente ricopriva l'intero armamentario dell'intellettuale medio, dalle citazioni allusive all'uso di termini alla moda). Il giorno in cui qualcuno pubblicherà il suo epistolario, che risulterà peraltro vastissimo, leggendo le sue lettere sembrerà di riascoltare la sua voce. Ma in qualsiasi modo si esprimesse, Timpanaro aveva prima di tutto una grande capacità di mettere ordine. Del resto i suoi primi lavori di filologo (pubblicati a partire dalla metà degli anni 40) erano stati rivolti a un testo per l'appunto da riordinare, i frammenti del poeta latino Quinto Ennio. E alla filologia classica Timpanaro ha dedicato nel tempo studi di eccezionale acutezza, poi raccolti in due grossi volumi il cui titolo - proprio per la sua naturale semplicità - dice già tutto, o quasi, della personalità dell'autore: Contributi di Filologia e di Storia della Lingua Latina. E se i filologi classici non possono a tutt'oggi fare a meno neppure del suo La genesi del metodo del Lachmann, vera e propria archeologia della scienza critico-testuale (ma questa definizione non gli sarebbe piaciuta, perché «civettuola», certo gli italianisti non potranno dimenticare La filologia di Giacomo Leopardi Classicismo e illuminismo nell'Ottocento italiano. Sono studi che hanno modificato profondamente la percezione del nostro Ottocento, e di Leopardi in particolare. Timpanaro è uno dei pochi studiosi che si continua ad avere in comune nonostante il proliferare delle cosiddette specializzazioni.
Intere generazioni di cultori delle scienze umane hanno imparato da lui, qualunque fosse la loro disciplina.
Comunque essere giovani, con Timpanaro, non era sempre facile. O più esattamente, con lui non era facile essere contemporanei. La discussione era continua. Della cultura del Novecento, infatti, o perlomeno di quella che si era venuta affermando fra gli anni Sessanta e Settanta, non gli piaceva quasi nulla. Alla psicoanalisi riservava poca stima, tant'è vero che dedicò un intero libro a dimostrare che il lapsus freudiano non esisteva: un buon filologo poteva spiegare altrimenti tutti i casi analizzati da Freud, l'inconscio non c'entrava. Ancor meno stima ebbe dello strutturalismo in generale e di Claude Lévi-Strauss in particolare, così come nessun interesse riservava alla semiotica o, nell'ambito del mondo classico, allo «strutturalismo mitologico» di Jean-Pierre Vernant. In linguistica, poi, era piuttosto ostile a Saussure, alla scuola di Praga, a Roman Jakobson, insomma a tutti quegli studiosi "nuovi" che in Italia continuavano a suscitare interesse anche negli anni Settanta. Certe sue dra-stiche affermazioni in proposito avevano provocato la reazione di due suoi amici, Giulio Lepschy e Tullio De Mauro, reazione a cui dobbiamo un altro noto saggio di Timpanaro, Lo strutturalismo e i suoi successori. Timpanaro non era di quelli che criticavano senza aver letto,  il saggio lo dimostra ancora in modo impressionante, ma non era neppure di quelli che cambiano idea facilmente. E quando, in anni molto più recenti, pubblicò da Garzanti una sua magistrale edizione con commento del De divinatione di Cicerone, restammo colpiti non solo dal giudizio sostanzialmente negativo che egli manteneva su Vernant e la sua «scuola» come la definiva; ma anche dal fatto che le interpretazioni dei termini divinatori latini da lui riproposte erano ancora quelle dei grandi linguisti tedeschi dell'Ottocento.
È morto in un momento in cui i giornali erano in sciopero, per cui possiamo ricordano solo in ritardo. E questo, per chi credesse nei simboli, dunque non certo per lui, potrebbe avere un significato per l'appunto simbolico. Timpanaro era infatti un uomo estraneo ai ritmi e alle occasioni della cultura organizzata, i ritmi se li dava da solo, con la sua fedeltà a ciò che riteneva giusto.
Non aveva alcun timore di contrastare il cosiddetto spirito del tempo, anzi, il contrasto lo cercava. Credo fosse per questo che aveva riproposto all'attenzione (o alla disattenzione) generale il De divinatione di Cicerone, un'opera "illuminista" che già duemila anni fa si prendeva gioco di profezie, miracoli ed eventi soprannaturali.
Esattamente quelli a cui la nostra età contemporanea dedica invece interi scaffali di libreria, sotto la dicitura «Età nuova», e film televisivi che celebrano i miracoli di Padre Pio. Rimpiangeremo Timpanaro non solo per tutto quello che ci ha insegnato, ma anche per il suo coraggio di essere inattuale.

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Lo scrittore e filosofo George Steiner è nato a Parigi nel 1929 da genitori ebrei viennesi. Studi al Liceo Francese di New York. Già professore di Letteratura inglese a Ginevra oggi di Letterature comparate a Cambridge, è uno dei grandi lettori del secolo. La sua "gola di metallo", direbbe Baudelaire, parla quasi tutte le lingue europee. La  lunga e brillante attività intellettuale di George Steiner è una profonda meditazione sugli effetti civilizzatori della cultura, e della sua incapacità, tuttavia, di non aver saputo evitare Auschwitz. Conosce molto bene la cultura italiana e il nostro Paese che frequenta spesso e dove conserva degli amici.  In Italia ha pubblicato Morte della tragedia (Garzanti, Milano 1965 e 1992); Martin Heidegger A.Mondadori, Milano 1980); Nel castello di Barbablù (SE, Milano 1990), Le Antigoni (Garzanti, Milano 1990); Il correttore(Garzanti, Milano 1990);  Vere presenze (Garzanti, Milano 1992); Dopo Babele (Garzanti, Milano 1994); Nessuna passione spenta (Garzanti, Milano 1997); Errata. Una vita sotto esame (Garzanti, Milano 1998); La nostalgia dell'assoluto (B. Mondadori, 2000)



dal 20 luglio 2001
2. George Steiner - Passions impunies - Gallimard, Paris, 1997 (Appunti di lettura)

Le opere di Steiner si leggono accompagnate dalla   certezza di intrattenere con lui un patto di lettura assolutamente appagante per noi lettori. In principal modo perché il nostro non è un accordo  tra uno scrittore (George Steiner) e noi  lettori, ma un patto tra lettori. Tale ci appare infatti George Steiner innanzi tutto: un lettore ingordo, forse scapigliato, insoddisfatto e scontento come noi, sicuramente più geniale di noi. È bello vedere la sua intelligenza in movimento, come essa si nutre delle nostre stesse inquietudini e come egli invece sappia trovar ad esse quelle parole che hanno l'effetto di fermare i nostri confusi pensieri di lettori impuniti  come statue di sale colpite da uno sguardo divino. 
Se la lettura è ce vice impuni, come esclamava Valery Larbaud, qui Steiner ci  dà le passioni di questo vizio, i suoi contorcimenti (e i suoi godimenti). 
Più che una recensione farò un resoconto non ragionato e rapsodico di questo libro, seguendo la traccia dei miei appunti, così come l'ho letto. 

 E allora iniziamo dal capitolo IVUne lecture bienfaite, scritto direttamente in francese da questo geniale poliglotta e comparativista austro-franco-americano (e amante dell'Italia: si veda la partecipazione alla nostra vicenda culturale manifestata da Steiner con Il Correttore). È un denso, strabiliante, capitolo sull'arte di leggere. Partendo dalle diverse letture che del libro di Schopenhauer Il mondo come volontà e rappresentazione ne fecero Thomas Mann e... Hitler, svolge considerazioni serratissime sull'atto della lettura e consiglia i metodi e gli strumenti per una "buona lettura". 
Innanzi tutto Steiner parte dall'elemento materiale che colpisce al primo impatto il lettore:  il lessico. Aimer la littérature, c'est être amant de lexiques, perché infatti per Steiner è una « absurdité ( ...)  de vouilor faire de la musique sans en apprendre les règles(...) Absurdité équivalente que celle de voluoir faire une bonne lecture sans s'informer de structures syntaxiques qui lui sont organiques».  Ponge sostiene con ragione « que l'histoire de la poésie française est, à des moments cruciaux, celle de l'indicatif et des fortunes si instables du subjonctif». Poi c'è lo stile, e guardate quale bella definizione, che avrebbe fatto invidia a  Flaubert, ci dà Steiner: «un style est une métaphisique, une lecture de l'être». Poi la comprensione del testo. «Comme l'enseigne Wittgenstein, comprendre une parole, c'est la faire comprendre à l'autre, c'est arriver avec lui à un consensus  toujours provisoire, toujours sujet à révision  sur ses modes d'emploi.» . Leggere bene Madame Bovary suppone pertanto: a) avere conoscenza della storia, della lingua e della sintassi francesi dell'epoca di Flaubert; b) conoscere la società,  i conflitti ideologici e della politica rurale della metà del XIX° secolo; c) avere  conoscenza dei recessi più intimi di Flaubert. Accidenti, e non è finita, quando noi, "ipocriti lettori", pensiamo di aver afferrato l'opera, ecco l'ammonimento di Steiner per il quale  è impossibile «une lecture formellement  et substantivement complète, exahaustive, finale. Ce n'est qu'à l'heure messianique (...) que le poème sera totalement compris, qu'il n'y aura la clarté finale de son interprétation. Jusque-là, toute lecture bien faite reste provisoire et tangentielle».

Capitolo.VUn art exact (Saggio sulla traduzione)

Dominio dell'inglese. Una lingua che ha oscurato tutte le altre lingue (e letterature). La triste verità è che  «La voie express vers le Parnasse est une édition de poche en anglais». Segue questa riflessione sui nostri scrittori: «Je tiens Carlo Emilio Gadda pour un virtuose de la fiction philosophique pleinement comparable à Broch et à Musil. S'il est aujourd'hui 'un imagineur politique' comparable a Stendhal ou à Conrad, c'est Leonardo Sciascia », ma ahimè scrivono in  una lingua così periferica...E come diceva Montale, aggiungo io, non si può pretendere, di essere grandi poeti bulgari di successo...Insomma, Steiner lo scrive con rammarico, «c'est la réussite mondiale de la langue qui compte. Les divises parlent anglo-américain».

Capitolo VII  Une lecture contre Shakespeare
A partire dalla condanna della mimesi in Platone (che pure aveva talento letterario e drammatico) Steiner tenta un resumé della polemica tra letteratura e filosofia. Recupero aristotelico della funzione tragica poiché ha «des fins thérapeutiques, son incorporation de la poétique à la politique de la santé individuelle et civique», fino all'insistenza di Heidegger su l'unità fondamentale di Denken (pensiero) e Dichten (poesia), perché «la parenté entre les pratiques discursives philosophiques et poétiques tient à leur communauté d'origine et de médium. Ce sont toutes deux des sollicitations de l'ordre, qui cherchent à dégager una forme intelligible de l'anarchie suggestive du phénoménal. La philosophie et la littérature sont des constructions spéculatives nées du commerce entre le mot et le monde (word and world)». «Notre première antologie, celle de Parménide, est un poème(...) Il y a chez Platon, chez Nietzsche, une musique du sens qui ne trompe pas; dans la Phénoménologie de Hegel, le récit et les dramatisations intérieures sont riguereusement  analogues à celles des romans épiques du XIX^ siècle. Réciprocquement, il n'est guère de la littérature sérieuse innocente des préoccupations, des formulations et des questionnements de type philosophique».

Capitolo II Le lecteur peu commun

Disamina del dipinto di Chardin (Louvre). Si veda la copertina qui a fianco del  libro italiano di Steiner Ogni passione spenta (non ho potuto verificare se trattasi della traduzione italiana del libro di cui stiamo parlando. Attendo segnalazioni). Lo scorrere del tempo e l'impossibilità di leggere tutti i libri. Elenco dei libri inseguiti, vagheggiati e mai letti (La storia del Concilio d Trento di Paolo Sarpi, è una non-lettura in comune che abbiamo con Steiner ). La perdita della memoria: «L'éducation n'est plus qu'une amnésie programmée». Non leggiamo più in silenzio, ma interrotti dal telefono, con sottofondi sonori. Qual è in queste condizioni la nostra capacità di ritenzione dei testi? Noi non siamo che dei «lecteurs à temps partiel». «L'ubiquité et le prestige de la musique tiennent  précisément, pour une part, à la possibilité de l'écouter en compagnie. Une lecture sérieuse exlut même ses intimes». Altro che scuole di « creative writing», «je caresse  la vision d'écoles des lecture créatrice...»

Capitolo I° Deux soupers - Le due cene. Confronto fra Cristo e Socrate. (Sia detto da lettore  a lettore: Steiner non cita, ma avrebbe dovuto, selon moi, far riferimento al parallelo già  stabilito da Hegel nella Vita di Gesù  negli Scritti teologici giovanili, tra le due figure fondative della civiltà occidentale. Lo scritto di Hegel, sul tema, resta a mio avviso imprescindibile, e ad esso si rimanda).
«Manger seul, c'est expérimenter ou souffrir une solitude particulière. Le partage de la nourriture et de la boisson, d'autre part, touche au plus intime de la condition socio-culturelle. La gamme des aspects symboliques et matériels est quasi-complète. Elle comprend le rituel religieux, les constructions et démarcations de genre, les domains de l'érotique, les complicités ou confrontantions du politique, les contrastes du discours, ludique ou grave, les rites du mariage et du deuil. Dans ses complexités multiples, la consommation du repas autour d'une table, avec un ami ou un ennemi, des disciples ou de détracteurs, des intimes ou des inconnus, l'innocence ou les convinctions élaborées de la convivialité, sont le microcosme de la société elle-même».
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Pagna a cura di Alfio Squillaci

Vedi in fondo pagina la raccolta degli appunti di lettura di "Passions impunies".
Clicca qui.

Vedi anche la lettura di "Dieci possibili ragioni della tristezza del pensiero"

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Esempio 1
<<< Vedi su "Il Correttore" un'intervista a George Steiner
Sebastiano Timpanaro

 Il grande studioso italiano pare  che non abbia apprezzato la sua sussunzione in letteratura per mano di Steiner. Vorremmo potergli dire " a torto, Maestro". Questo libro è un sincero omaggio al suo acume incomparabile di studioso e alla sua intelligenza e buona fede  politica.
 
Nul autre que Chardin, dans son tableau Un philosophe occupé de sa lecture, n'a mieux dépeint cet acte : le philosophe a revêtu un habit de cérémonie, car la lecture est un acte de courtoisie à l'égard du texte, entrée en commerce du lecteur avec un auteur et ses mots ; il s'est entouré de dictionnaires et d'autres volumes, car les mots lui arrivent chargés de tout ce que leur histoire contient en puissance ; il a préparé sa plume, car la lecture est réponse à un texte, grâce aux annotations marginales, aux notes prises, aux citations relevées. Dans le silence de son étude, il va apprendre des passages par coeur, sur lesquels, devenu lui-même écrivain, il fera fond, comme les grands écrivains d'Occident qui n'ont cessé de reprendre quelques thèmes uniques et singuliers - telles les deux cènes, du Christ et de Socrate -, imposant la littérature comme réseau de résonances. Dans le monde numérique de demain, que restera-t-il de ces passions impunies, de ces lectures bien faites, pour reprendre la formule de Péguy ? Mourir plutôt que d'abandonner, dans sa cité livrée au pillage, une déduction géométrique, tel avait été, aux origines de notre continent, le choix d'Archimède. La culture, réponse à la barbarie, est notre destin. Ce destin, il se trouve encore à Syracuse - Syracuse en Sicile plutôt que dans l'Etat de New York. .
English dictionary
 Vedi su "Il Correttore" altro intervento di George Steiner >>>
Steiner: il maestro italiano che correggeva il mondo
«Timpanaro ispirò il mio romanzo Un filologo che amava la rivoluzione»
Il grande critico svela i retroscena sull' origine di una sua opera
dal Corriere della Sera del venerdì, 27 gennaio, 2006 

«Sì, è vero: senza la straordinaria figura di Sebastiano Timpanaro non avrei trovato l' ispirazione necessaria per il protagonista del Correttore». George Steiner, per la prima volta, accetta di parlare senza veli del suo rapporto con il grande filologo scomparso il 28 novembre del 2000. E lo fa in occasione di un convegno in onore di Timpanaro («La lezione di un Maestro») organizzato nell' Università della Calabria dal dipartimento di filologia e dall' istituto italiano per gli studi filosofici. Tra gli illustri invitati, la presenza di Steiner suona come un sentito omaggio. «Alla mia età solo una forte ragione ti spinge a intraprendere un così lungo viaggio da Cambridge fino a Cosenza». E di ragioni ce ne saranno state tante, se fu proprio Timpanaro a fornire la materia narrativa per Il correttore, pubblicato da Garzanti nel 1992. «Mi aveva sempre affascinato la possibilità di concepire la filologia come allegoria dello scrupolo morale. E in questo eccezionale filologo, che ha lavorato per tantissimi anni come correttore di bozze, ho trovato un esempio vivente di come sia stato possibile coniugare due anime tanto distanti: lo specialismo dell' erudizione e l' entusiasmo per la rivoluzione». Un fatto singolare nella storia di una scienza che non ha avuto molti studiosi in grado di intrecciare il rigore della ricerca testuale all' impegno politico. «Credo che Timpanaro sia stato uno dei pochi a mantenere unite, a un così alto livello, queste due passioni che sembrano tanto in contraddizione. Mentre i grandi filologi dell' Ottocento e del Novecento, con qualche eccezione, si sono tenuti molto lontano dalla politica, egli, al contrario, ha fatto della filologia pura continuando a coltivare le sue speranze rivoluzionarie in campo sociale». Ma anche se lo studioso e il personaggio del romanzo hanno tanto in comune, Steiner tiene a precisare che si tratta comunque di una finzione letteraria. «Non bisogna dimenticare che Il correttore è basato su un Timpanaro immaginario. Ho cercato di dimostrare in questo racconto che un correttore di bozze può essere l' allegoria di qualcuno che voglia correggere il mondo. Correggere un errore tipografico, infatti, non è una piccola cosa: significa credere in un mondo dove possano esistere l' esattezza e la verificabilità. Tutto ciò può rinviare simbolicamente a un' utopia della precisione. Ci può essere, insomma, uno stretto rapporto tra correggere lo stato sociale, filosofico e politico del mondo e, nello stesso tempo, correggere gli errori sulla pagina: il correttore di bozze, come il rivoluzionario, è un uomo che lavora per un sogno molto utopico. Non esiste, infatti, un' edizione perfetta. Anche la migliore edizione conterrà sempre qualche errore». La conversazione scivola lentamente verso il ricordo del primo incontro con Timpanaro. «Stavo certamente rileggendo alcune poesie di Leopardi, uno dei miei autori preferiti, quando ho trovato una serie di riferimenti ai suoi saggi. Subito dopo ho scoperto Lapsus freudiano, tradotto in inglese nel 1975». La critica a Freud e alla psicoanalisi, condotta abilmente con gli strumenti della filologia, contribuì a creare una ulteriore convergenza di interessi. «Anch' io, nelle vesti però di semplice dilettante, ho sempre nutrito una forte ostilità per la psicoanalisi. Non voglio naturalmente sminuire né l' importanza che essa ha avuto, né la genialità di Freud. Ma come metodo, come terapia mi ha lasciato veramente molto scettico. E devo dire che Lapsus freudiano è un vero capolavoro di humour, di ironia, di argomentazioni creative. Per me la scoperta di questo saggio è stata una grande gioia». Ma qui Steiner avanza un' ipotesi. «Non c' è dubbio che la filologia sia stata uno strumento importante per mettere in discussione Psicopatologia della vita quotidiana. Bisognerebbe capire però, come lo stesso Timpanaro lascia intendere in una lettera indirizzata a Carlo Ginzburg, se nella sua lotta alla psicoanalisi non abbia anche pesato un fallimento terapeutico da lui stesso sperimentato». Una tappa importante nel rapporto Steiner-Timpanaro è segnata dalla pubblicazione italiana di Vere presenze (1992). Nella premessa il critico di Cambridge non esita ad esprimere la sua ammirazione per l' illustre filologo: «Personalmente mi sento debitore dei suoi metodi di lettura e di critica testuale. I suoi studi di frammenti poetici latini arcaici, il suo lungo dialogo con le note filologiche di Leopardi, le sue interpretazioni di testi-chiave nella storia dell' Illuminismo e del materialismo marxista hanno fatto di Timpanaro uno dei più eminenti maestri moderni della comprensione». Steiner, inoltre, tiene a sottolineare di sentirsi impegnato, assieme al filologo, nella lotta comune contro l' anti-storicismo post-strutturalista e decostruzionista. E «per questo - scrive nella premessa - sarebbe importante per me se Timpanaro leggesse questo libro, fosse soltanto per giudicarlo inaccettabile». La reazione di Timpanaro non tardò a venire. Prima una cordiale lettera del 10 aprile 1992 indirizzata allo stesso Steiner («Da molti anni sono un ammiratore dei Suoi scritti e delle Sue opere artistiche ed etico-politiche») e poi una serie di appunti per un' inedita recensione a Vere presenze in cui, assieme ai consensi, non mancano rispettosi dissensi. Ma alla lettera di risposta del critico di Cambridge (25 aprile), ancora ricca di elogi e di riconoscimenti, non ne seguirono altre. Le due missive e la nota manoscritta, pubblicate da Michele Feo sul numero speciale de Il Ponte interamente dedicato a Timpanaro (ottobre-novembre 2001), restano le uniche testimonianze di un rapporto diretto tra i due importanti interlocutori. Probabilmente il silenzio si spiega con la pubblicazione, pochi mesi dopo, dell' opera di Steiner, Il correttore, di cui il critico dà notizia allo stesso Timpanaro nella sua lettera di aprile. Il romanzo, infatti, suscitò molte polemiche. «Gli attacchi che ho ricevuto da alcuni pretoriani del pensiero di Timpanaro mi hanno molto sorpreso. E proprio di recente ho letto una lettera, che all' epoca non potevo conoscere, indirizzata a Cases il 29 gennaio 1966: qui lo stesso filologo fa riferimento al "suo sistema nervoso scassato che non gli consente di parlare in pubblico" e alla sua scelta forzata di essere correttore di bozze. Questo, in fondo, è il senso del mio romanzo: la parabola del Correttore è tutta in questa frase. Ma Timpanaro, non riconoscendosi nel personaggio, si rifiutò esplicitamente di esprimere il suo giudizio sul romanzo. «A distanza di tempo mi rendo però conto - conclude Steiner - che alcuni dettagli personali potrebbero essere stati percepiti come una violazione della privacy da un uomo così discreto, così lontano dalla mondanità. Forse è stata questa invasione della sua vita intima ad irritarlo. Ma, lo ripeto, non era nelle mie intenzioni ferirlo. Al contrario: volevo solo rendere omaggio a uno dei più grandi filologi del Novecento». 

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