Igino U.Tarchetti - Storia di una gamba e altri racconti fantastici -  Spiga 1995


Iginio Ugo Tarchetti   lo si trova solitamente nel capitolo "Autori minori" delle antologie, sezione "Scapigliatura", ma quando lo si affronta "in presa diretta" non è che questo inquadramento dica più di tanto.

Tarchetti è un autore acerbo, istintivo e poco curato. I suoi racconti trasmettono costantemente l'impressione di una scrittura visionaria, di una necessità impellente di esprimere un'emozione o una fantasia, senza alcun riguardo per la tenuta narrativa o simili questioni "di struttura".

Storia di una gamba è per molti aspetti esemplare di questa
trascuratezza: non basta l'ordinaria sospensione dell'incredulità
per assorbire i troppi aspetti improbabili della vicenda, a partire dalla scena iniziale, dove due uomini si scambiano confidenze intime pochi minuti dopo essersi presentati; il tempo va per i fatti suoi, tanto che è possibile raggiungere "in breve" un "quartiere remoto della città" (al passo di un uomo privo di una gamba, per di più); la psicologia dei personaggi è smaccatamente funzionale alla storia, tanto da renderli completamente posticci; i particolari superflui si sprecano; e così via.

Come narratore, insomma, Tarchetti è una frana:  Storia di una gamba  assomiglia più al bozzetto di un melodramma che ad un racconto, eppure l'ho letto senza quel senso di irritazione che provo solitamente di fronte a un cattivo racconto, forse perché i problemi "narratologici" sono così evidenti che dopo un po' viene naturale ignorarli, concentrandosi sul testo in sé, più che su altri aspetti.

Il testo di Tarchetti è "bello", anche oltre quell'effetto poetico che nasce da uno stile che oggi appare "anticato", ma che forse era perfettamente normale per il lettore contemporaneo (la desinenza in 'a' della prima persona dell'indicativo imperfetto, per esempio). È bello perché è governato da un'immaginazione forte, capace di rendere fin nei dettagli sensazioni fisiche ed emotive:

«Quando l'ultima fibra fu recisa e la gamba completamente distaccata, io sentii che non apparteneva alla vita che per metà, che tutto in me si era mutilato, sconvolto, immiserito; che io sarei rimasto nel mondo come una parte minima, come il frammento infinitesimale di un essere; che vi sarebbe sempre stata una metà di me che, già perdutasi nel gran nulla, mi vi avrebbe chiamato ad ogni istante, come avesse voluto
precedermi».

Giocando sul rapporto fra la parte e il tutto, fra la gamba amputata e il corpo, si arriva ad un rovesciamento inatteso, dove il corpo mutilato diventa «frammento infinitesimale», e la gamba «una metà di me». Una distorsione delle proporzioni che ricorda l'effetto di uno specchio convesso, e che rende "visibile" il peso crescente che l'idea della morte va conquistando nella mente del mutilato.

Questa potenza immaginativa si esprime molto meglio negli  Altri
racconti fantastici che compongono la raccolta. Qui Tarchetti,
spostandosi su un piano di pura fantasia, non è più trattenuto da
obblighi di "verosimiglianza" che gli sono assai poco congeniali,
e anche la coerenza interna del racconto ne guadagna.

Uno spirito in un lampone , ad esempio, è un racconto dotato di una sua "logica narrativa" ineccepibile, e condotto dall'inizio alla fine senza sbavature. Il barone di B., dopo aver mangiato "le coccole" di un arbusto di lampone, sente agire dentro di sé due personalità distinte, la sua e quella di una donna scomparsa misteriosamente da qualche tempo. Da quel momento vive in uno stato di "disorganizzazione" mentale: vorrebbe cacciare, ma teme di imbracciare il fucile; si arresta di fronte a un bivio, volendo al contempo prendere l'una strada e l'altra; si corica per riposare e dice a se stesso "io vengo a dormire con lei, signor barone".

Procedendo per immagini, l'autore descrive magistralmente questo caso di "raddoppiamento" della personalità, molto diverso da famosi casi di "sdoppiamento". Gli opposti, infatti, tendono a convivere in Tarchetti, e proprio la descrizione di queste "compresenze" è la parte meglio riuscita dei racconti.

Tarchetti sarà un "minore", non dico di no, ma per me è anche la prova che il valore estetico di un testo non può essere dedotto dalla collocazione dell'autore in una casella "tassonomica", e se lo scopo delle proprie letture è "edonistico", prima che "critico", curiosare nelle caselle meno appariscenti è sempre consigliabile.
Luca Tassinari

Esempio 1
Igino Ugo Tarchetti (1839 - 1869)
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