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Vito  Teti - Il peperoncino - Un americano nel Mediterraneo,  Monteleone, Vibo Valentla, 1998, pp. 180, lire 22.000 (ora Donzelli  2007)

Se «l'uomo è ciò che mangia» come affermava Feuerbach, il calabrese sarebbe senz'altro un peperoncino, aggiungerebbe prontamente Vito Teti. C'è infatti in questo libro - davvero sapido e mordace come la pianta alimentare al quale è dedicato - una linea retta che collega un edule prodotto della terra alla terra che lo produce, la Calabria, e agli uomini che la abitano, i calabresi.
Chiunque sia stato in quella terra, anche da turista - e chi scrive c'è stato per molte indimenticabili stagioni frequentando locali dal nome, neanche a dirlo, il Pipireju (il  Peperoncino), che dalla lettura del libro si apprende essere stato aperto nientedimenoché dal grande Giuseppe Berto -, chi è stato in quella terra dicevo, aspra, incompiuta, bella, sa perfettamente il rapporto davvero "folle" che lega il peperoncino ai calabresi.
Teti ci dà in questo brillante saggio una possibile spiegazione di questa follia e lo fa conducendo l'esame di questo legame sul versante della storia e dell'antropologia alimentare, assegnando alla pianta il compito di testimonial, si direbbe, dell'identità dei calabresi, della calabresità addirittura.
Ci sono in questo studio momenti di pura elegia in cui il peperoncino funziona da pungente madeleine, un elemento della terra natale capace di evocare tutto un mondo di affetti e di movenze interiori. Ma questo elemento psicologico individuale, dell'autore, si stempera e si allarga in una serrata, colta, ben scritta analisi -raramente s'incontra un italiano saggistico così impeccabile -  delle ragioni di natura demopsicologica della fortuna che ha incontrato una pianta alimentare americana in una regione così "altra" de Mediterraneo.
Piace poi il tono asciutto ed equilibrato del libro, l'assenza di enfasi e di mitizzazione che spesso irretisce i più allocchiti cantori del paese natìo. Da qui la presa di distanza dal "nuovo folklore", delle magniflcazioni amplificate e autocelebrative, da pro loco,  totalmente estranee a chi invece ha un rapporto sincero, tenace e consapevole con la propria terra.

Alfio Squillaci
dal 4 nov. 2001
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Vito TETI
Storia del peperoncino
Un protagonista delle culture mediterranee

Saggi. Storia e scienze sociali

pp. XVIII - 496, rilegato, con 32 tavole a colori
2007    L. 61.960     € 32,00     ISBN 88-6036-136-2
Con ottantacinque ricette d'autore
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Cristoforo Colombo cercava le Indie e scoprì l’America. Cercava una nuova via delle spezie e trovò i luoghi del peperoncino. Per uno dei paradossi della storia, le spezie dell’Asia e dell’Europa costituiranno – insieme alle piante della triade mediterranea (olivo, vite, grano) e agli agrumi – uno degli apporti principali alla cucina del Nuovo Mondo, mentre il peperoncino (insieme a patata, pomodoro, mais) diventerà l’emblema di una nuova economia-mondo, forse il primo elemento globale. In tempi rapidi e in maniera inarrestabile, il peperoncino, che aveva un’antica storia nell’alimentazione e nella medicina dell’America precolombiana, si diffonde dalla Spagna alla Turchia, dai paesi del Mediterraneo a quelli dell’Europa centrale, dal Nord Africa al Medio e all’Estremo Oriente. La sua fortuna è dovuta al fatto che si produce facilmente, cresce in tutti i posti e si modifica in specie di varia forma e piccantezza. Il primo prodotto globale è anche profondamente democratico: è stato capace di arricchire e rendere appetibile la cucina dei ceti popolari, dando origine a un’infinità di ricette.
Vito Teti ripercorre l’affascinante vicenda di una delle spezie oggi più amate, soprattutto nel nostro Mezzogiorno, così diffusa da essere elevata a simbolo di un’identità, più figurata che reale, in regioni come la Calabria, dove il peperoncino entra, anche in quantità talora eccessive, in moltissime preparazioni. Da «straniero» quale era, il peperoncino, dunque, non solo si è perfettamente integrato, ma è diventato perfino l’emblema della cucina «locale»: in questo libro ne possiamo trovare tante di queste ricette in cui il peperoncino è sovrano. L’errore in cui non si deve cadere però è pensare che l’identità, anche culinaria, di una regione del mondo sia qualcosa di definito e chiuso: l’autore di questo prezioso volume ci invita a immaginarla invece come un terreno di contaminazioni, non solo di sapori e di aromi, ma soprattutto di culture.

Vito Teti è ordinario di Etnologia presso l’Università della Calabria, dove dirige il Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo. Per i tipi della Donzelli ha pubblicato il fortunato saggio Il senso dei luoghi (2004). Ha inoltre curato il volume Storia dell’acqua (2003) ed è tra gli autori della Storia dell’emigrazione italiana (2001-2002).