Grazia Verasani
Tracce del tuo passaggio
Fernandel, 2002


Sono trenta le storie riunite in Tracce del tuo passaggio. Forse un po' troppe. Sì, però sono brevi, eh, brevissime. Non
superano mai le sei pagine, e ce ne sono parecchie da due. Dico subito che tutti i racconti hanno un finale cupo, malinconico, se non drammatico.
Grazia Verasani è una che rischia: c'è un pessimismo di fondo che fa paura. Sarebbe stato facile, in chiusura, pigiare sui tasti dolci, squillanti. Magari un accordo a sorpresa per tranquillizzare il lettore, rassicurarlo, donargli una speranza. No. Qui si va fino in fondo, non si bara e le tragedie restano tragedie. Il veloce passaggio dei tanti protagonisti di queste brevissime storie lascia soltanto delle labili tracce. Nulla di più, ma sono tracce che a lungo resteranno impresse nella nostra memoria.
Il ritmo musicale è spezzettato, jazzistico. Fatto di piccole spostamenti, di note brevi, strozzate, d'improvvisazioni, di frammenti, sì, ma essenziali.
Dai racconti viene fuori una visione crudele della vita. A volte
trapela un senso di rancore per come le cose sono, per come vanno, ma non c'è mai cinismo o distacco "scientifico". Forse per questo le storie qui raccolte mi hanno fatto venire in mente non tanto quelle nostalgiche di Claudio Piersanti, come è stato suggerito in una recensione, ma quelle - assai più dure - di Stig Dagerman. C'è anche la lezione di Raymond Carver, certo, in questo minimalismo tragico che punta all'essenziale. Però lo stile
è ancora più asciutto, stringato, talvolta lapidario, da romanzo noir: «Non ho bisogno di vederti per pensarti. Infatti, sono passati molti mesi dall'ultima volta. Era notte. Inverno. La città quieta come una tomba.»

Il libro pullula di personaggi, di gente comune. I protagonisti delle storie vivono un senso di inadeguatezza, sono prossimi alla disfatta, e ne sono coscienti. Non lottano più, si adeguano o, meglio, si adattano per assorbire meglio i colpi. Sono fragili, indecisi, svuotati.  In modo netto emerge la paura della morte e il contrasto giovinezza/vecchiaia, che sono divenute le ossessioni primarie della nostra società.
Insomma Tracce del tuo passaggio è un libro che merita d'essere letto con la massima attenzione. Anche perché i testi sono brevi, asciutti, essenziali: eppure a fine lettura lasciano il segno. Queste rapidi prose provocano un insolito "effetto fucilata": ci colpiscono, e a lungo rimbombano dentro. Ci fanno vedere delle cose sommerse o marginali, ci parlano di un mondo che altrimenti resterebbe fuori della nostra portata. La scrittura è sempre fulminea e precisa. Afferra alla gola per il taglio obliquo, che tralascia particolari magari scontati per avere il tempo di
soffermarsi su quelli secondari, nascosti. C'è come una  condensazione della storia che però non si fa mai  incomprensibile né, tantomeno, astrusa: quello di Grazia Verasani è un realismo esistenziale. Si resta sempre bene ancorati ai dati concreti, anche se poi qualche racconto può risultare insolito, o provocare un senso di straniamento. Cosa che accade perché è come se un periscopio scrutasse in zone a noi sconosciute, non raggiungibili con una vista normale. Tracce del tuo passaggio non è soltanto un libro bellissimo, ma necessario.

Alex Brando
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Esempio 1
Il libro in breve

Trenta racconti brevi e fulminanti. Tutto ci viene rubato, sembrano dirsi i protagonisti di queste storie, rubato dal tempo e dall instabilità degli affetti. Alla fine, quello che resta sono le tracce del passaggio di qualcuno nella vita di qualcun altro, una geografia umana di entrate ed uscite la cui







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Grazia Verasani
dal 10 dic. 2002